Roma, Alessandra Mussolini: la mia missione era fermare la Meloni

 

mussolin“La mia missione, per volere di Berlusconi, era impedire l’accesso della Meloni al ballottaggio”. Così Alessandra Mussolini, capolista Fi per il Campidoglio, in un’intervista al Messaggero racconta il retroscena della campagna elettorale per le comunali a Roma. Una dichiarazione fa scoppiare, però, il caso politico. Tanto più che la Mussoline dice di essere contenta del risultato ottenuto. “Io – dice – sono contenta. Anche se le elezioni, per Forza Italia e per Marchini, dovevano andare meglio”. Mussolini dice di “aver fatto una kamikazzata e l’obiettivo è stato colpito. Meloni e Salvini, a Roma, volevano fare la pelle a Berlusconi e diventare padroni di tutto il centro-destra italiano ma non hanno fatto i conti la kamikaze che li ha abbattuti”. Anche “Storace – prosegue Mussolini – aveva questo compito: pescare voti a destra e togliere ossigeno a Meloni”. E così, conclude, “l’abbiamo rottamata. Berlusconi domenica notte mi ha telefonato e mi ha detto: brava Ale, tu ti sei sacrificata per fermare la Meloni e la Meloni è finita male”.

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A proposito di Badoglio

In questa giornata così densa di insulti o di cose sgangherate mi piace ricordare alcuni episodi.
Alla fine del 2003, quando Fini pronunciò le famosi frasi sul “fascismo male assoluto”, staccai la spina: me ne andai definitivamente da AN dove invece restarono tutti gli altri e le altre, compresi molti che oggi si agitano davanti alle ovvietà della politica.
Quel mondo è lontano, molto e oggi dico per fortuna.

Chi rimase in AN, nel tempo, ebbe la possibilità di diventare ministro, sottosegretario, presidente di Commissione o ottenne posti nelle Amministrazioni pubbliche e negli enti locali.
Chi rimase in AN non esitò a combattere una battaglia senza quartiere contro di me e il movimento che creai con altri amici, passando dal rovesciare vermi e liquami davanti ai luoghi dove mi recavo, contestando simboli e liste, sino ad arrivare ai famosi “impresentabili” per impedire la candidatura nel 2006 all’interno del centro destra.
L’unico che combattè – e vinse – per andare “oltre il Polo” (a qualcuno questo dovrebbe ricordare qualcosa) fu Silvio Berlusconi, il quale riportò me e il mio movimento all’interno del PdL prima e Forza Italia poi.
Così d’amore e d’accordo (si fa per dire) sino al 2013: nel frattempo, come detto, gli ex AN ora FdI furono Ministri, sottosegretari, ecc., grazie non a primarie o a merito, ma solo per appartenenza e fedeltà a Gianfranco Fini, quello del “fascismo male assoluto”.
Finita la festa, con la caduta del Governo Berlusconi, tutti liberi (a proposito di Badoglio): Alfano, Meloni, Fitto e da ultimo Verdini.
Tanti saluti al Cavaliere!

Questa la storia recente delle camice nere, dei balilla, dei figli della lupa che oggi si indignano per una ovvietà: in politica non c’è una terza via, o sei mio alleato o se sei mio avversario e ti combatto.
A Roma la scelta di rompere il centro destra non è stata di Berlusconi o di Forza Italia ma dei veri badogliani, che oggi si indignano.



   

 

 

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