Studio Bce: tagliare la spesa pubblica per ridurre il debito

 

tagli-spesa“Il risanamento dei bilanci pubblici può essere controproducente”? A porsi la domanda è uno studio della Banca Centrale Europea, appena pubblicato, che prende spunto dall’iniziale insuccesso di molti Paesi dell’area euro nel fare scendere il loro rapporto debito/Pil con le misure correttive adottate dopo l’inizio dela crisi del debito sovrano innescatasi all’inizio del 2010.

La risposta è che la composizione delle manovre correttive è cruciale: manovre correttive fondate su tagli alla spesa hanno effetti più duraturi e portano più rapidamente a una dinamica di riduzione del debito.

Il Working Paper, che ha per autori gli economisti italiani Maria Grazia Attinasi, della Bce, e Luca Metelli della Banca d’Italia, applica una metodologia di Valore a Rischio (Var) per un campione di Paesi dell’eurozona per valutare il ruolo della composizione delle manovre di risanamento sulla dinamica dei debiti pubblici.”Il risultato principale della nostra analisi – spiegano i due economisti – è che dopo un episodio di consolidamento fiscale, inizialmente il rapporto debito/Pil aumenta, per un periodo di tempo fino a quattro trimestri, e poi inizia a calare. La misura e la lunghezza dell’incremento iniziale del debito dipende dalla composizione del consolidamento. Nel caso di manovre basate sulle entrate (cioè di aumenti delle tasse, ndr) l’incremento dei rapporti debito/Pil tende a essere più ampio e a durare più a lungo che nel caso di risanamenti fiscali basati sulla spesa“.

Secondo gli autori, il vantaggio di manovre basato su tagli alla spesa è anche di un secondo ordine: “La composizione (della manovra, ndr) conta anche per gli effetti a lungo termine dei consolidamenti fiscali. Le manovre basate sulla spesa tendono a generare una riduzione durevole del rapporto debito/Pil rispetto al periodo precedente allo shock fiscale, laddove manovre basate sulle entrate non producono alcun miglioramento durevole nelle prospettive di sostenibilità, con il rapporto debito/Pil che tende a tornare ai livelli precedenti allo shock fiscale”.

Le conclusioni della ricerca, sottolineano Attinasi e Metelli, “assumono un particolare rilievo nel contesto dell’attuale dibattito sui meriti del consolidamento fiscale come il principale strumento per ristabilire la sostenibilità del debito nei paesi dell’area Euro. E suggeriscono che le operazioni di consolidamento finanziario a breve termine, collegate all’impatto negativo dello stesso consolidamento sulla crescita e sul rapporto debito/Pil, devono essere soppesate confrontandole con i benefici a lungo termine di un rimbalzo della crescita della produzione e di una durevole riduzione del rapporto debito/Pil”. Una strategia che “avrà maggiori probabilità di successo quando il risamento finanziario si fonda su una durevole riduzione della spesa pubblica, laddove i consolidamenti basati sulle entrate non sembrano portare un miglioramento durevole della sostenibilità”.

Anche la tempestività della correzione dei conti pubblici ha la sua importanza. “Ritardare il consolidamento fiscale fino a quando la pressione dei mercati minaccia la capacità di un Paese di emettere debito – è la conclusione dello studio – potrebbe avere un costo in termini di una riduzione minore del rapporto debito/Pil a parità di sforzo di risanamento, anche se si è operato dal lato della spesa”.Si tratta – concludono i due economisti – di una lezione importante di politica anche considerando il fatto che i risanamenti basati sulle entrate tendono a essere la forma preferita di austerità, almeno nel breve periodo, dati anche i costi politici che una durevole riduzione della spesa pubblica comporta”. (askanews)


 


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