Diede in sposa la figlia 12enne, musulmano condannato a otto anni

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E’ stato condannato a otto anni di prigione il padre della 12enne australiana data in ‘sposa’ ad un uomo di 26 anni in una cerimonia islamica nella sua casa nel Nuovo Galles del Sud nel gennaio dello scorso anno. L’uomo, un 63enne di religione musulmana, accusato di “induzione alla prostituzione”, è stato dichiarato colpevole di aver ‘consegnato’ una minore di 14 anni per attività sessuali illegali e di aver incoraggiato la coppia ad avere rapporti.

L’imputato, che potrà essere rilasciato nel 2020, “non è riuscito nei suoi doveri verso la figlia”, ha detto il giudice Deborah Sweeney. Dal canto suo l’uomo ha sempre negato le accuse sostenendo davanti la Corte penale centrale di Sydney di voler salvare la bambina dal commettere un peccato, ovvero fare sesso al di fuori del matrimonio. Per questo ha deciso di farla sposare raggiunta la pubertà.

La notte del cosiddetto ‘matrimonio’, non riconosciuto della legge australiana, la coppia è andata in un albergo con il consenso del padre commettendo, secondo il giudice, il reato di lenocinio. I due hanno avuto rapporto sessuali anche presso l’abitazione dell’imputato, che gli aveva messo a disposizione una camera da letto. La ragazza è poi rimasta incinta, ma ha avuto un aborto spontaneo: nel corso dell’udienza è infatti emerso che alla 12enne era stato ordinato di non usare metodi contraccettivi perché contrari agli insegnamenti islamici. Il ‘marito’ della ragazza era già stato condannato a 7,5 anni di carcere per abusi sessuali su minori.

 



   

 

 

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