Isis: 60 “nuove inglesi” nella polizia femminile che frusta e tortura le donne

Isis, una polizia di donne per opprimere le donne: la brigata Al-khansa. 60 sono nuove inglesi

 

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Donne che vigilano su altre donne, prigioniere e vendute come schiave. Questa è Raqqa, l’autoproclamata capitale siriana dello Stato Islamico, dove l’Isis ha imposto un regime del terrore su uomini e donne in base alla Sharia. Oltre 100mila donne vivono a Raqqa, spesso contro la loro volontà. Molte di loro sono state strappate alla famiglia come “prede di guerra” e portate nei bordelli della città; altre non sono riuscite a fuggire in tempo; altre invece sono arrivate dall’Occidente per unirsi ai miliziani e sposarli.

UNA POLIZIA DI DONNE PER OPPRIMERE LE DONNE – Per tutte loro vige il divieto di mostrarsi in pubblico da sole e sono costrette a indossare lunghi veli neri per coprire le forme del proprio corpo, guanti per nascondere le mani e tre veli per proteggere il volto, che non deve essere visibile nemmeno alla luce diretta del sole. Coloro che non rispettano la legge vengono punite severamente, sepolte vive nella sabbia. Le donne di Raqqa vivono nel terrore della brigata Al-Khansa, uno speciale corpo di polizia composto da sole donne che vigila e controlla le donne stesse affinché rispettino alla lettera la Sharia e punisce chi trasgredisce. Ognuna di loro riceve fino a 100 dollari al mese.

“Non abbiamo alcuna libertà. Non possiamo affacciarci a un balcone o guardare da una finestra. Le donne vengono arrestate se indossano un profumo o alzano la voce. Nemmeno la loro voce può essere udita”, ha raccontato una ex insegnante siriana, fuggita da Raqqa, in un documentario in onda la prossima settimana sulla rete britannica Channel 4. Anche lei è stata arrestata dalla brigata Al-Khansa. “Dicevano che i miei occhi non erano coperti dal velo. Sono state torturata. Mi hanno frustato. Altre invece vengono morse. Ti fanno scegliere: essere presa a morsi o frustata”. Alcune donne della brigata del terrore operano in incognito, fingendosi delle normali casalinghe, alla ricerca di dissidenti, mentre altre gestiscono e controllano i bordelli dove le schiave dell’Isis vengono vendute come ricompesa ai miliziani che tornano dal fronte. Alcune di solo, una volta fuggite, hanno raccontato di essere state costrette a subire violenza da oltre centi uomini.

IL RACCONTO DI UMM – Prima dell’arrivo dell’Isis, Raqqa era una città aperta e cosmopolita, come racconta Umm Abaid, un’ex donna poliziotto della brigata Al-Khansa, convinta in seguito dal marito ad accettare la legge dello Stato Islamico. “Chiunque non rispettava le regole veniva frustato. Poi andavamo dal suo ‘guardiano’, fratelllo, padre o marito che fosse, e punivamo anche lui. Anche quando non ero in servizio, se mio marito vedeva una donna vestita in maniera non appropriata, lui mi obbligava a fermarla e punirla”. Umm Abaid è fuggita dalla Siria dopo la morte del marito, che si fece esplodere in un attentato kamikaze: l’Isis voleva obbligarla a risposarsi poche settimane dopo il lutto.

LE SPOSE CHE ARRIVANO DALL’OCCIDENTE – Almeno 60 donne di origine inglese farebbero parte della brigata Al-Khansa. Come Amira Abase, la 15enne inglese fuggita in Siria insieme a due compagne di scuola per andare in sposa ai jihadisti. Emily Dyer, una studiosa inglese, ha passato ore a registrare e annotare i messaggi scritti dalle spose jihadiste una volta arrivate in Siria. “I miliziani sono visti come dei leoni e le loro moglie sono delle leonesse che allevano futuri leoni. Unirisi a loro è visto come un’avventura per le ragazze annoiata dalla propria vita in Occidente. Non bisogna sopravvalutare il potere di seduzione che l’Isis ha su alcune di loro – ha spiegato dal Daily Mail – Persino la violenza e gli abusi sessuali compiuti contro le donne non sembra fermarle. Nel Regno Unito sono costantemente esposte a una sorta di lavaggio del cervello da parte dei media che arriva dallo Stato Islamico. Messaggi che le convincono che non aiutare la causa è sbagliato. C’è una pressione molto forte verso le donne musulmane per convincerle a partire e fare la propria parte per costruire il califfato dell’Isis”.

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