Sindone, fra mistero e realtà

Sindone

Andrea Nicolotti
Sindone
Casa editrice Enaudi

Una storia complessiva della Sindone, ampia, approfondita e condotta con criterio scientifico; un’indagine che riporta alla luce una vicenda secolare poco conosciuta e spesso mal raccontata.

Andrea Nicolotti (1974) è assegnista di ricerca in Storia del cristianesimo presso il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. È autore di Esorcismo cristiano e possessione diabolica tra II e III secolo (Brepols, 2011), I Templari e la Sindone. Storia di un falso (Salerno, 2011), Dal Mandylion di Edessa alla Sindone di Torino. Metamorfosi di una leggenda (Dell’Orso, 2011) e Sindone. Storia e leggende di una reliquia controversa (Einaudi 2015). Si occupa di cristianesimo antico, storia della liturgia e del culto delle reliquie. Ha fondato e dirige il sito www.christianismus.it dedicato alla divulgazione della storia del cristianesimo antico.

INTERVISTA AD ANDREA NICOLOTTI, LUNEDI’ 8 GIUGNO 2015 (a cura di Luca Balduzzi)

In quale periodo storico si parla per la prima volta della Sindone oggi conservata a Torino?

La Sindone di Torino compare nella storia intorno all’anno 1355 nel villaggio francese di Lirey, presso Troyes, in una chiesetta fatta costruire dal cavaliere Geoffroy de Charny. Quel che sappiamo sulla Sindone lo ricaviamo da una serie di scritti che risalgono agli anni 1389-1390, quando la Sindone fu oggetto di una disputa fra i canonici di quella chiesetta e il vescovo di Troyes, Pierre d’Arcis. Il vescovo aveva infatti vietato le ostensioni della Sindone che, secondo lui, erano dannose per i fedeli che accorrevano in massa a venerare una falsa reliquia. La disputa fu grande, coinvolse persino il re di Francia e il papa. Si raggiunse un compromesso quando papa Clemente VII concesse ai canonici il diritto di compiere le ostensioni della Sindone, ma soltanto alla condizione di dichiarare pubblicamente che la stoffa esposta non era il vero sudario di Cristo, ma soltanto una sua «immagine o rappresentazione».

Esistono altre Sindoni, oltre a quella?

Nel medioevo ne esistevano molte, in diverse città: Aquisgrana, Compiègne, Cadouin, Carcassonne, Roma, Costantinopoli, etc. Molte sono andate perdute o sono state distrutte. A Besançon esisteva, fino al XVIII secolo, un’altra sindone con l’immagine di Cristo; era probabilmente una copia pittorica di quella di Torino.

Quali caratteristiche dell’immagine raffigurata nel lenzuolo contribuirebbero a contrastare la datazione della Sindone (1260/1390) ottenuta attraverso il radiocarbonio?

Non c’è alcun elemento che contrasti la datazione ottenuta con il C14, che è sicura e corretta. Le obiezioni che sono state avanzate dai sindonologi, i soli che non accettano ancor oggi questo risultato, sono inconsistenti e concordemente rigettate dagli scienziati che si occupano di radiodatazioni. La datazione radiocarbonica, peraltro, è una piena conferma di quanto già si sapeva dai documenti storici: la Sindone è stata fabbricata nel medioevo e l’immagine di Cristo su di essa è stata raffigurata probabilmente verso il 1355. Il vescovo Pierre d’Arcis racconta che un suo predecessore, Henry de Poitiers, aveva potuto identificare l’artefice che ne era responsabile. Se ne deve dedurre che tale artefice viveva o operava in Francia, forse nel territorio della diocesi di Troyes.

Per quali ragioni, secondo alcuni, sarebbe stato impossibile creare la Sindone utilizzando mezzi artificiali, e continuerebbe a esserlo anche utilizzando le tecnologie dei giorni nostri?

I sindonologi usano questo argomento per far credere che sia impossibile giustificare un’immagine umana come quella della Sindone senza ricorrere al miracolo. In realtà un’immagine umana simile a quella della Sindone può essere riprodotta con mezzi chimici, ad esempio. Non sarà esattamente identica all’originale, questo va da sé: ogni opera d’arte è unica e irripetibile, e anche le migliori tecnologie non sono in grado di replicare fino al livello microscopico certi processi naturali, come ad esempio l’invecchiamento della stoffa o l’ingiallimento dell’immagine. In ogni caso gli scienziati, non potendo accedere al libero studio della Sindone, non sono messi nella condizione di cercare di capire come di preciso essa è stata realizzata.

Una teoria sulla falsificazione della Sindone coinvolge addirittura Leonardo da Vinci…

Non ha alcun possibilità di essere vera.

Che cosa rimane tutt’oggi inspiegabile della Sindone?

In scienza non esistono cose “inspiegabili”, al massimo cose “non ancora spiegate”. Per ora non è ancora spiegato con certezza il sistema che l’artefice ha usato per realizzare l’immagine. Non c’è comunque l’intenzione di cercare di capirlo, dal momento che da quasi quarant’anni l’accesso alla Sindone è vietato.

Esiste un fondamento della Sindone nel Nuovo Testamento? Quali altri testi, sacri e non, cristiani e non, parlano della Sindone?

Nei Vangeli si parla genericamente di “lino” e di “stoffe” usate per seppellire Gesù, senza descriverne né il numero né la forma. La stessa parola greca sindòn, da cui l’italiano Sindone, significa genericamente “lino” o “cotone”. Alcuni testi antichi parlano di queste stoffe, ma in modo generico e, soprattutto, senza mai riferirsi a un telo in forma di lenzuolo con un’immagine umana impressa. A partire dal VII secolo cominciano i racconti in cui si afferma che qualche sindone è stata conservata in Palestina. La sindone con immagine è però una novità del medioevo, e al momento quella di Torino è l’unica sindone ad avere tale immagine (senza considerare le sue copie, ovviamente).

Quali sono stati i pronunciamenti più significativi in merito alla Sindone da parte dei Papi?

Per Clemente VII di Avignone era una figura o rappresentazione della vera sindone di Cristo. Altri papi, invece, ne hanno parlato come se fosse autentica. Pio XI e Giovanni XXIII hanno dichiarato la loro convinzione che essa avesse davvero avvolto Gesù. A partire da Paolo VI più prudentemente i pontefici si sono limitati a suggerire la meditazione sulla Sindone in quanto immagine del Cristo sofferente, senza necessariamente doverla ritenere autentica. Purtroppo molta propaganda, favorita e anche sollecitata da certi ambienti ecclesiastici, supporta in ogni modo la fazione autenticista, in disprezzo di ciò che la storia e la scienza hanno ormai dimostrato. È una posizione a mio parere sconveniente, che espone la Chiesa all’accusa di opporsi alla scienza e alla realtà storica per difendere tradizioni sedimentate nei secoli, anche quelle non necessarie per la fede. È un atteggiamento che un famoso storico della Chiesa e gesuita del secolo scorso, padre Hartmann Grisar, chiamava “iperconservatorismo”.



   

 

 

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