Francia: ragazzi maghrebini morti folgorati, proteste contro la polizia

 

Alcune centinaia di persone hanno manifestato a Bobigny contro l’assoluzione, decisa dal tribunale di Rennes, dei due poliziotti accusati di omesso soccorso per la morte di due ragazzi maghrebini (Zyed e Bouna) nel 2005 a Clichy-sous-Bois. La manifestazione, cominciata alle 19, e’ stata dispersa dalla polizia due ore piu’ tardi. Non si registrano feriti. I manifestanti gridavano: “Polizia assassina, giustizia razzista. Zyed e Bouna non vi dimenticheremo”. La notizia e’ rilanciata dal sito di ‘Le Figaro’.

I due agenti, un uomo e una donna, erano accusati di omesso soccorso per non aver avvertito la centrale o i pompieri quando, a Clichy-sous-Bois, i due ragazzini scavalcarono una rete e si introdussero in una cabina elettrica per sfuggire alle forze dell’ordine. Bouna Traore, di 15 anni, e Zyed Benna, di 17, morirono folgorati, innescando un’ondata di disordini sfociata in tre settimane di guerriglia urbana a Parigi e in altre citta’ francesi. Un terzo adolescente, Muhittin Altun, riusci’ a sopravvivere alla scarica di 20mila volt, pur con gravissime ustioni, e oggi ha 27 anni.

La fase preliminare del processo e’ stata una delle piu’ lunghe della storia transalpina e ha visto un duro scontro fra le famiglie delle vittime – che chiedevano un risarcimento di 1,6 milioni – e la procura, convinta dell’innocenza degli agenti, Sebastien Gaillemin e Stephanie Klei, di cui ha infatti sollecitato l’assoluzione.

Dopo la lettura del verdetto, e’ esplosa la rabbia dei parenti. “Non c’e’ giustizia su questa terra, sono disgustato, deluso”, ha commentato il fratello di Zyed, Adel Benna, secondo quanto riferisce il quotidiano Telegraph. “Per nove anni i miei clienti sono stati fermamente convinti di non aver commesso ne’ un errore ne’ un crimine. E’ la fine di un tormento, una pagina della loro vita che finalmente viene voltata. Sono sollevati”, ha detto ai giornalisti l’avvocato dei poliziotti, Daniel Merchet.
Nel corso del processo, l’agente Gaillemin aveva raccontato – con le lacrime agli occhi – di aver controllato per ben due volte, prima di lasciare la scena. “Non era al corrente del pericolo e percio’ non puo’ essere incolpato per non aver agito”, ha osservato la procuratrice, Delphine Dewailly.

“Non si puo’ lenire il dolore di una tragedia commettendo un’ingiustizia”, ha aggiunto. Il ‘caso’ ruotava attorno a una frase pronunciata da Gaillemin; in base alle trascrizioni della radio della polizia, l’agente disse: “Si stanno arrampicando sulla cabina dell’Edf (Elettricite de France, ndr). Se entrano dentro, sono spacciati”. Durante il processo Gaillemin ha tuttavia precisato di aver visto soltanto che i ragazzi correvano “verso la cabina” ma di non sapere se vi fossero entrati o meno. (AGI) .



   

 

 

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