Kabobo era lucido e uccise le sue vittime accecato dal rancore

Kabobo era lucido, agì per rancore: le motivazioni della sentenza

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Adam Kabobo era lucido e uccise le sue vittime accecato dal rancore. Non furono dunque i suoi disturbi psichici a spingerlo ad uccidere, ma la frustrazione “per le sue esperienze di quotidiana lotta per la sopravvivenza”. Lo scrivono i giudici della seconda Corte d’Assise d’Appello di Milano nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 20 gennaio avevano confermato la condanna a 20 anni di carcere in primo grado.

IL MOVENTE FU IL RANCORE – Quello di ‘Mada’ Kabobo, il ghanese che nel maggio 2013 uccise tre passanti a colpi di piccone, a Milano, fu dunque un progetto “lucido”, maturato nel tempo e determinato dalla rabbia “verso un mondo che non lo accoglieva e non gli prestava aiuto”.

LA PROVA NEI FILMATI – Secondo i giudici al momento dei fatti, Kabobo presentava “una grandemente scemata, ma non totalmente assente, capacità d’intendere”. Lo dimostrerebbe la condotta tenuta dall’imputato e registrata dai filmati dei circuiti di videosorveglianza. Kabobo “non appare in preda ad agitazione psicomotoria; non cerca di nascondersi; non sposta le vittime dal luogo delle aggressioni; si libera della spranga di ferro adoperata all’inizio e impugna un piccone; mette le mani sui fianchi, quasi divertito, quando vede che il Morisco riesce a scamparla riparando dietro al portone e poi riprende la sua strada”.

SCEMPIO DEI CADAVERI – Nelle motivazioni viene inoltre rilevato che il killer “non fa scempio dei cadaveri, come molto spesso avviene negli omicidi commessi dagli schizofrenici”. Una condotta omicida che al contrario “evidenzia il suo carattere predatorio e di lucidità omicida; fugge alla vista delle Forze dell’ordine perché, come egli afferma, temeva di venire ucciso”.

LA RICHIESTA DI SCARCERAZIONE – La sentenza dei giudici contraddice la perizia con cui Tribunale del Riesame, il 20 gennaio scorso, chiedeva la scarcerazione del condannato in quanto semi infermo mentalmente e incompatibile con il carcere. Nessuno sconto di pena, questa volta. Come disposto dalla sentenza di primo grado (poi confermata in appello) Kabobo dovrà scontare venti anni di carcere.

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