Attentati a Parigi, fatto isolato o anteprima di un dramma futuro ?

hebdo

 

Con il trascorrere dei giorni gli attacchi terroristici avvenuti a Parigi più che rappresentare un vero e proprio successo di un gruppo di jihadisti più o meno strutturati, evidenzia macroscopiche carenze dell’intelligence francese ed europea erroneamente convinte che il Vecchio Continente fosse immune da qualsiasi rischio.

Palesemente, infatti, é venuta a mancare un’azione di monitoraggio preventivo quanto mai opportuna dopo che da mesi i simpatizzanti di un Islam sicuramente non moderato inondavano i social network con messaggi inneggianti alla jihad. Un’azione che avrebbe permesso di circoscrivere la minaccia e forse anche di eliminarla prima che i fatti accadessero.

Da mesi, infatti, Facebook e Twitter ospitano messaggi o post da cui non è difficile desumere che le Principali Capitali europee fossero ad alto rischio di attentati terroristici. Messaggi “aperti” attraverso i quali gli attivisti dell’estremismo islamico si scambiavano informazioni ed, addirittura, preannunciavano la successione delle possibili priorità degli attentati. Prima in Inghilterra ed a seguire in Francia, in Italia, in Belgio, in Olanda ed in Germania.

A Londra ed a Parigi quanto preannunciato è accaduto. Il Belgio risulta che sia stato sfiorato da un tentativo di attacco per fortuna sventato e qualcosa di simile sia accaduto in Germania. Se la pianificazione annunciata continuasse ad essere rispettata l’Italia ed in particolare Roma potrebbe rappresentare il prossimo obiettivo, ipotesi peraltro suffragata anche dalle quotidiane dichiarazioni di massima allerta dei responsabili istituzionali italiane.

Una realtà peraltro nota da tempo, da quando il Califfo Abdullah Rashid al-Baghdadi annunciava che l’ISIS sarebbe arrivato a Roma conquistando la Capitale del Cristianesimo. Vecchi proclami che recentemente sono stati confermati da una recentissima intervista rilasciata alla televisione di Stato italiana da uno degli Iman più vicini all’eversione islamica, Anjem Choudary.

Dopo i fatti di Parigi e la reazione seppur tardiva delle varie intelligence europee, l’utilizzo di Internet da parte degli fautori di azioni terroristiche è notevolmente diminuito anche se ancora circolano messaggi che sembrano confermare l’eventualità di nuovi eventi terroristici che coinvolgeranno l’Europa. Il network comunicativo, comunque, sta trasferendosi sulle storiche riviste di matrice islamica “Inspire Magazine, Dabiq Magazine e Al-Hayat Media Center.

Un’analisi più generale, comunque, porta ad ipotizzare che qualcosa stia cambiando rispetto al passato quando prevaleva la teoria dell’efficacia dell’attentato su larga scala tipo quello dell’11 settembre 2001. Oggi, sembra invece che si stia affermando la teoria di affidare la gestione dell’attacco terroristico ad unità minimali. Piccoli gruppi di “lupi solitari”, possibilmente composti da mussulmani di seconda o terza generazione, ossia cittadini europei liberi di muoversi sul territorio ed applicare la tecnica del “mordi e fuggi”.

Azioni non eclatanti ma sicuramente efficaci per esaltare il livello di paura nella popolazione, sviluppate in contemporanea in più punti della stessa città in modo da costringere una frammentazione delle forze di sicurezza. Il tutto gestito “da cellule madri” difficili da individuare e controllare proprio perché cittadini legalmente residenti nei Paesi target.

Non è quindi azzardato affermare che forse ci troviamo di fronte ad un nuovo modello terroristico in cui diminuiscono i martiri da sacrificare alla causa per essere sostituiti da esperti comunicatori e combattenti con esperienze operative maturate sul campo, pronti ad affinare la loro “professionalità terroristica” gestendo in successione più attentati, in differenti Paesi ed anche sfruttando come manovalanza le decine di disperati che raggiungono l’Europa dal Mediterraneo o dai Balcani.

Una situazione in evoluzione più difficile da controllare rispetto al passato e che propone anche un nuovo rischio, quello che i potenziali terroristi possono disporre di materiale radioattivo e quindi utilizzare “bombe sporche” come annunciato qualche settimana fa da da Hamayun Tariq, jihadista britannico che su twitter utilizzava il nome di battaglia di Muslim-Al-Britani.

La minaccia è quindi complessa e variegata per cui è impensabile che possa essere affrontata applicando regole di polizia “convenzionali” . Auspicabile, invece, il ritorno alle vecchie tradizioni dell’Intelligence, ricorrendo ad infiltrati liberi di agire anche oltre “le regole”. Soluzioni che nel passato hanno permesso di sconfiggere le organizzazioni eversive di matrice politica che operavano, ad esempio, in Italia ed il Germania.

Nello stesso tempo gestire l’informazione in maniera attenta per non dare visibilità a chi attraverso messaggi personali tende ad amplificare il successo di un possibile atto eversivo. Una gestione del flusso comunicativo che per taluni aspetti potrebbe andare a discapito di un’informazione “aperta” ma che sicuramente concorrerebbe a ridurre l’amplificazione mediatica che i vari Imam cercano quotidianamente per fare proseliti.

Evitare, per esempio, di concedere il “video” a personaggi come Anjem Choudary che ai microfoni del Tg1 della RAI il 18 gennaio u.s. ha rilasciato un’intervista minacciando più volte l’Italia e riscuotendo l’approvazione di una larga componente del mondo islamico estremista,  come si può dedurre dai successivi twitter scambiati fra i vari soggetti.
Fernando Termentini, 22 gennaio 2015
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