Nel rapporto “scientifico” di Legambiente, una frana scambiata per una cava

Sulla Home Page del sito ufficiale (http://www.legambiente.it) della nota organizzazione no-profit nata nel 1980 e ben radicata sul territorio italiano, a giudicare dai numeri che la stessa organizzazione elenca: “115.000 tra soci e sostenitori, 1.000 gruppi locali..”campeggia il seguente titolo: “Ambientalismo scientifico, volontariato, solidarietà: una passione lunga trent’anni”.

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Che valore hanno i dati scientifici e la loro interpretazione? Sicuramente che ogni dato va considerato nel suo contesto e in rapporto ai metodi di misura e/o rilevamento, nel caso specifico “sul territorio”. Da una associazione ambientalista radicata proprio sul territorio che vanta un carattere scientifico delle proprie analisi ed “osservazioni” ci si aspetta che la stessa sia un punto di riferimento affidabile e credibile. E il “Rapporto sulle cave” del 2014 dovrebbe essere un esempio di Report basato su una illustrazione dei dati descrittivi della situazione italiana in maniera lucida e, soprattutto, ben documentata.

Nello specifico, come fa notare lo studio realizzato dall’Osservatorio delle Due Sicile gudato da presidene Alessandro Malerba, la situazione riguardante le cave della regione Calabria, alla pag 82 del Rapporto, viene illustrata in un paragrafo riportante già un titolo che descrive i risultati scaturiti dall’importante lavoro scientifico della Organizzazione nella sua indagine sui siti di cava della Regione. Il titolo è: “Il Far West Calabria”.L’articolo, il cui titolo prepara il lettore ad una situazione fuori da ogni regola, inizia in questo modo:

Nella Regione Calabria fino ad oggi si è potuto cavare senza che fosse vigente alcuna Legge Regionale che regolasse il settore. Nonostante a fine 2009 si sia colmato questo importante buco normativo approvando la L.R. 40/2009 e siano stati introdotti i canoni di estrazione, al momento le informazioni relative al settore estrattivo di questa Regione sono ancora troppo poco dettagliate.

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Ma la cosa più eclatante, quasi a giustificare la presunta mole di dati scientifici con i quali è stato confezionato il report, è che viene riportata, come esempio, la situazione riguardante il Comune di Maierato (Vv), illustrando una sequenza di 2 orto-foto satellitari ritraenti la situazione al 2008 e la situazione temporalmente successiva, al 2010. Quello che si vede nella foto al 2010 è l’abitato di Maierato con, accanto all’abitato, il fronte della frana a causa della quale, a febbraio dello stesso anno, venne giù un intero costone della montagna che lambiva il centro abitato (il fatto è famoso e ne esiste anche un filmato su YouTube denominato “Vibo Valentia – La frana di Maierato” che riporta le immagini di una ripresa effettuata nel momento stesso nel quale l’evento si manifestava).Legambiente interpreta queste immagini in maniera totalmente errata e descrive la situazione riportata su tali immagini così:

Ciò che è accaduto in Calabria nel corso dei decenni è evidente ancor di più in alcuni territori della Regione, come nel caso del Comune di Maierato (VV) evidenziato dalle riprese satellitari successive. In questo caso nel 2008 si può vedere il nucleo urbanizzato del piccolo centro mentre nella rilevazione successiva del 2010 risalta l’enorme area estrattiva a pochissimi metri dalle abitazioni .

Cioè in pratica nel documento ufficiale relativo al rapporto Cave 2014 Legambiente in maniera clamorosa scambia una frana (di rilevanti proporzioni) per una cava!!! E lo fa in modo empirico, a dispetto dei cosiddetti “dati scientifici” che la famosa organizzazione ambientalista si vanta di utilizzare. Finita la relazione scientifica? Tutt’altro! Così come, in modo del tutto superficiale, nascondendosi dietro la scientificità, confonde una frana con una cava, Legambiente conclude la sua relazione incorrendo in un altro errore che sicuramente non appartiene alla scienza (o a quell’approccio scientifico che pomposamente viene riportato sul suo sito come suo peculiare “Tratto distintivo”) motivando la gravità della situazione descritta come “catastrofico mix tra la presenza della malavita e l’assenza delle norme che dovevano regolare il settore

In sostanza, in maniera assolutamente prevenuta nel descrivere la situazione delle cave in Calabria, Legambiente cade in uno dei soliti luoghi comuni dei quali sono “intrise” le aree del meridione, contraddicendo la propria “mission” e fornendo, a supporto della propria analisi, una motivazione non giustificabile anche perché tale luogo comune viene associato ad un fatto PRIVO DI SUPPORTO SCIENTIFICO E CLAMOROSAMENTE ERRATO.

LAMEZIALIVE  16 OTTOBRE 2014



   

 

 

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