Lotta all’omofobia o “dittatura ideologica” (con fondi pubblici) ?

luxuria216 magg – Vorrei esprimere le mie considerazioni in merito alla serie di iniziative culturali e sportive, dal titolo ‘Tutti diversi con uguali diritti” (12-17 maggio), promosse dalla Provincia e dal Comune di Pistoia in collaborazione con la Biblioteca San Giorgio, l’Arcigay “La Fenice”, l’Uisp e l’Arci Pistoia in occasione della Giornata Mondiale contro l’Omofobia.

Oltre ad aver programmato dibattiti, proiezioni cinematografiche, spettacoli teatrali e incontri a carattere culturale e sportivo, che vedono perfino la partecipazione di Vladimir Luxuria, si sono invitati gli esercizi commerciali della città a esporre la scritta “L’omofobia non entra”.

A questo proposito credo sia lecito nonché doveroso domandarsi cosa intendano gli organizzatori per omofobia. Infatti, se con questo termine si indica la discriminazione delle persone omosessuali o addirittura la violenza verbale e fisica nei loro confronti, allora la scritta mi sembra superflua, in quanto penso che ci sia unanime consenso nel condannare fermamente ogni tipo di aggressione e violazione della persona, per le quali sono già previste pene corrispettive dal nostro Codice di Diritto Penale. Sono altresì convinta che tali atteggiamenti possano essere efficacemente prevenuti e contrastati attraverso una costante attività educativa che, soprattutto nelle scuole e nelle altre agenzie formative, sia attenta e orientata al rispetto della dignità personale e dei diritti fondamentali e inalienabili di ogni essere umano, chiunque esso sia.

Occorre precisare peraltro che, se all’omofobia si attribuisce questo significato, secondo dati statistici in Italia non si registra una emergenza in materia.

Se per omofobia si intende, invece, la posizione di chi difende la famiglia naturale fondata sulla legittima unione tra uomo e donna e il diritto dei bambini ad avere un padre e una madre, e l’impegno di chi cerca di allontanare il pericolo della ideologia “Gender” dai luoghi di formazione dei giovani e dei ragazzi, allora i cartelli esposti appaiono come il chiaro tentativo di imporre una ben precisa teoria quale verità indiscutibile e come l’evidente volontà di mettere a tacere chi la pensa diversamente.

Intese in questo senso, si tratta di scritte discriminatorie, che esprimono solo prevaricazione e intolleranza nei confronti delle opinioni altrui e che, per i famigerati cartelli che evocano, sembrano quasi voler instaurare nel nostro panorama culturale una certa forma di “dittatura ideologica”. Sicuramente l’organizzazione degli eventi ha richiesto finanziamenti, parte dei quali risultano essere pubblici. Credo che in questo particolare momento di crisi economica tali somme di denaro avrebbero senz’altro trovato un miglior utilizzo in altri settori, come quello sociale, a favore di famiglie e soggetti in difficoltà, verso i quali i politici e gli amministratori locali hanno ben più grandi e prioritarie responsabilità.

Elena Bardelli



   

 

 

1 Commento per “Lotta all’omofobia o “dittatura ideologica” (con fondi pubblici) ?”

  1. In effetti, le attività contro l’omofobia svolte (e imposte agli alunni) in molte scuole usano la presunta preoccupante diffusione dell’omofobia come pretesto per propagandare un’ideologia di genere che mira alla disgregazione della famiglia tradizionale e alla proliferazione del femminismo, del laicismo, dell’anticlericalismo, dell’ideologia abortiva (che sono cose ben diverse da una sana laicità e da un giusto rispetto dei diritti).

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