Marò: la Corte suprema chiede al Governo una soluzione entro 2 settimane

maro20 genn – Ad un anno dalla decisione di istituire un “tribunale ad hoc” per garantire un processo “veloce” ai due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, l’Italia ritorna davanti alla Corte Suprema per denunciare i gravi ritardi nell’inchiesta e scongiurare la possibilità che sia invocata una legge anti pirateria marittima che prevede la pena di morte, in palese contraddizione con la promessa fatta da New Delhi lo scorso aprile. E la Corte Suprema indiana ha chiesto al governo di trovare una soluzione entro due settimane allo stallo che sta ritardando il processo ai due marò. In una breve seduta, durata una decina di minuti, i giudici hanno chiesto di “riconciliare il conflitto di opinione all’interno dell’amministrazione” e hanno rinviato l’udienza al 3 febbraio.

Giornata importante per i marò
Giornata fondamentale, quindi, per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Oltre alla decisione della Corte suprema indiana, dopo la petizione urgente presentata dall’inviato di Palazzo Chigi Staffan de Mistura, il ministro degli Esteri Bonino porterà la vicenda dei due marò al Vertice di Bruxelles.

I legali
l team legale, guidato dal luminare del foro Mukul Rohatgi, ha presentato davanti al massimo organo giudiziario indiano un ricorso (“petition”) in cui si elencano le violazioni della sentenza emessa nel 18 gennaio 2012 che sottraeva la giurisdizione del caso allo Stato meridionale del Kerala dove è avvenuto l’incidente in cui sono morti due pescatori e lo affidava ad un tribunale speciale che avrebbe dovuto riunirsi “su base giornaliera”. “Il comportamento indiano è configurabile come una figura di offesa al massimo tribunale”, sostiene il ricorso, perché per un anno non è stato fatto nulla di quanto da questo raccomandato. Le indagini della polizia Nia (National Investigation Agency) non si sono concluse, si dice, il processo non è cominciato, e potrebbe essere applicata una legge antiterrorismo (Sua Act) che non è fra quelle indicate dalla Corte Suprema.

La richiesta dell’Italia
L’Italia ha chiesto quindi che “si presentino subito i capi d’accusa senza l’utilizzazione del Sua Act”, peraltro già escluso dall’Alta Corte del Kerala”, o in alternativa che “si autorizzino i marò a rientrare in Italia per attendere i tempi del processo indiano”.

Pressione diplomatica del ministro Bonino
Nel frattempo il ministro degli Esteri, Emma Bonino, porta il caso sul tavolo dei lavori del Consiglio Affari Esteri, che vede riuniti a Bruxelles i capi delle diplomazie dei 28 Paesi Ue. E’ previsto che, a Bruxelles, il ministro degli Esteri Emma Bonino chieda solidarietà “concreta” ai colleghi europei al Consiglio Affari Esteri Ue, la cui diplomazia è già stata attivata da Catherine Ashton. La questione, tra l’altro, è già stata sollevata in sede di Comitato politico e sicurezza (Cops) e di riunione degli ambasciatori (Coreper), dove è emerso – come riferito da fonti diplomatiche europee – un sostegno forte. –

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