Padova: Nordafricano rifiuta di parlare con l’insegnante del figlio perché è donna

scuolaPADOVA, 10 ott – . Un genitore nordafricano si è rifiutato di parlare con l’insegnante elementare del figlio perchè donna: così, è stato il bidello dell’istituto a dover mediare la comunicazione che la docente voleva dare alla famiglia dell’alunno inserito in una classe delle elementari.

L’episodio è successo a Padova, in una scuola elementare della zona est della città.

Protagonista è il padre di un bambino vivace come ce ne sono tanti, forse un po’ più irrequieto e meno propenso ad accettare le regole. «Nonostante sia nella scuola già dall’anno scorso, lui parla solo in inglese, la lingua ufficiale del suo paese d’origine», raccontano gli operatori scolastici. «In classe però, anche quando si ha un’età ad una cifra sola, un minimo di rigore è d’obbligo…».

Ecco perchè la maestra, una signora di cinquant’anni, già alla fine dello scorso anno scolastico ha più volte chiamato a colloquio la mamma: per spiegarle la situazione, per dirle dice che le regole ci sono perché una scuola elementare le impone. La donna avrebbe sempre ascoltato senza scomporsi.

Le cose sono cambiate adesso, con il rientro a scuola.

Rieccoci con i colloqui di inizio anno. Il ragazzino africano è il discolo di sempre, e questa volta a parlare con la maestra ci va il papà. La maestra lo fa accomodare, cerca di spiegare la situazione, ma il padre, decritto come un uomo nordafricano di mezza età, le dice che non può ascoltarla.

«La maestra è una donna, e al suo paese non si parla con le donne di cose serie. Se il piccolo non le dà retta, beh, è normale: Omar è un maschio, la maestra una donna», avrebbe detto il padre all’insegnante, secondo quanto ricostruito dagli operatori scolastici.

La maestra avrebbe sgranato gli occhi, e raccontato ai colleghi professori che non le era mai successo di vedersi trattare così. «Ho cercato una mediazione», avrebbe raccontato l’insegnante ai colleghi, «ma il genitore era risoluto a non parlarmi, a meno che non fosse stato presente un uomo a riferire al posto mio».

Una richiesta bizzarra, ma anche difficile da soddisfare, perché in quella scuola i docenti sono tutte donne.

Così l’insegnante ha chiamato il bidello, l’unico uomo facente parte del personale scolastico reperibile in quel momento. Il quale ricorda: «Con i giudizi delle maestre noi c’entriamo poco, ma ho fatto da testimone, diciamo. Il padre del bambino capisce la nostra lingua, ma per motivi che lui ha detto culturali, non può avere un colloquio con una donna. Con me presente, invece, sì».

mattinopadova.gelocal.it/cronaca

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7 Commenti per “Padova: Nordafricano rifiuta di parlare con l’insegnante del figlio perché è donna”

  1. dobbiamo metterci in testa che un popolo civile deve progredire continuamente e non regredire perchè se non è così non vedo perchè continuiamo a stare con l’Europa e far arte dei famosi G

  2. allora bisogna che la ministra Kyenge deve dire apertamente che l’Africa e in tutta l’Africa non esiste rispettare le regole perchè loro nascono,vivono con l’educazione impartita dalla comunità, cioè allo stato selvaggio.Dico comunità perchè i figli quando nascono sono di tutti coloro che circondono il nascituro,gente del villaggio quindi, tutti sono autorizzati impartire il loro metodo educativo cioè niente e alla fine si vedono i risultati quando devono stare a delle regole fuori dei loro ambienti.Se a questo dobbiamo integrarci non vedo perchè dobbiamo andare a scuola!!!!

  3. Eccole servita la sua integrazione, ministro di merda Kyenge.

  4. ma xchè non lo si rispedisce a calci in culo al suo paese?

  5. o be’ e’ gia’ tanto che non l’ha presa a schiaffi,comunque questa e’ l’integrazione?”al suo paese non si parla con le donne di cose serie” sara’ ma qua siamo in italia e alle donne si parla anche di cose serie,almeno per ora……….

  6. E vergognoso che un paese che si senti al primo mondo acceti cose.io sono brasiliana ho due figlie italiane,non ho mai avuto dei problemi in questo paese,anzi mi ha dato tanto problemi,perche il padre della mie figlie ‘un italiano’mi a lasciata in cinta di 5 mese della mia seconda figlia con la grandi di 5 anni.sono passate ormai 14 anni e non ho trovato ancora un Avvocato o Giudici in grado di farlo dare gi alimenti alle figlie,con tutte le documentazione per scritto,sentenza e obbico.miei figli hanno passato famme,sfratti,ci hanno tolto la correnti eletrica e umigliazione.l’unica volta che mi sono rivolta ad una Assistenti Sociale mi hanno chiesto se volesse fare adotare le mie bimbe,ho soltanto pianto.potevo aver fatto come fanno in Brasile in questi casi:amassare l’Assistenti Sociale,invece mi sono comportata come un cittadino Italiano.

  7. Siamo proprio a posto…è questo l’arricchimento culturale di cui farnetica la nuova ministra? Un comportamento del genere è altamente discriminante……oppure qualcuno crede che dovremmo essere noi ad uniformarci a questo modo di pensare? Significherebbe tornare indietro di centinaia di anni…..non bisogna giustificare ed accettare tali comportamenti con la scusa che queste persone hanno una cultura diversa e che quindi è normale per loro agire così…..se non vogliono rispettare le nostre leggi e la nostra Costituzione devono essere rispediti ai loro Paesi d’origine!

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