Brasile: ‘stop ai lavori della diga Belo Monte’

14 AGO – Un tribunale federale brasiliano ha ordinato la sospensione dei lavori della mega-diga Belo Monte, lungo il fiume Xingu, in Amazzonia. Il tribunale ha reso noto la decisione sottolineando che prima di iniziare i lavori bisognava sentire il parere degli indios.

Quella di Belo Monte e’ destinata ad essere la terza diga al mondo per dimensioni dopo quelle delle Tre Gole in Cina e di Itaipu’, alla frontiera tra Brasile e Paraguay. Il progetto ha sollevato dure critiche degli ambientalisti.

Eppure è stato spiegato che si sarebbe trattato di una “diga verde, ossia il primo impianto idroelettrico gigante “ecologicamente impeccabile” della storia, da far entrare in servizio per il 2015, al costo di 11 miliardi di dollari. Le dighe previste sono infatti state ridotte: da sei a una sola. La superficie inondata passa da 1200 chilometri quadrati a 516. E le 29 turbine, i due sbarramenti, il lago di ritenuta alimentato dallo Xingu attraverso due canali di derivazione, saranno tutti a fior d’acqua, per rendere l’impatto minimo.

Per protesta il ministro dell’Ambiente Marina Silva diede le dimissioni, per poi candidarsi alle presidenziali contro Dilma Rousseff, che d’altronde da ministro per le Miniere e l’Energia era stata la principale promotrice della diga.

Il successore Carlos Minc garantì che sarebbero stati spesi 800 milioni di dollari per salvaguardare ben quaranta clausole ambientali e socio-economiche: la licenza ambientale più esigente della storia. Nella somma sono comprese due zone di preservazione delle terre indigene, un piano di risanamento ambientale, un programma per la costruzione di scuole e ambulatori e l’indennizzo a 12 mila famiglie rurali che dovranno traslocare o saranno comunque danneggiate dalla diga. In più c’è la promessa di creare 18 mila impieghi nella diga e 80 mila nell’indotto.



   

 

 

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