Imola: Giovanni Guerrini, per le amministrazioni di sinistra, non solo non fu “Profeta in Patria”, ma lo hanno dimenticato.

Finalmente qualcuno si è accorto di lui. La Fondazione Cassa di Risparmio di Imola ha intrapreso la bella iniziativa di inaugurare domani 11 novembre 2011 una Mostra all’Architetto pittore Giovanni Guerrini nato nelle campagne Imolesi e autore tra l’altro del Palazzo della Civiltà e del Lavoro meta di grande interesse per i turisti e addetti ai lavori.

Il 18 gennaio del 2011 lanciammo l’idea di intitolare una significativa zona della città a questo grande imolese del 900 volutamente dimenticato dalle amministrazioni di sinistra del dopoguerra, l’assessore alla “cultura e alle sagre” ci snobbò “facendo spallucce”, affermando che non si doveva inseguire con troppa solerzia la segnalazione del nostro gruppo e che tale artista non  apparteneva a Imola .

Riteniamo che al di la delle vicende ideologiche del 900 un uomo debba essere ricordato per ciò che ha costruito e comunicato, il Guerrini ha dato moltissimo all’architettura del 900 e alle arti applicate fondando scuole e promuovendo mostre e comunicando alle future generazioni forti valori e lo spirito del secolo.

Quindi, benissimo come primo passo tale mostra di privati.

Sempre in attesa che terminino i ritardi del Comune dovuti a mal digeriti fattori ideologici, il nostro povero ente è più intento a una metodo di celebrazioni legato ai bisogni della politica contingente.

Un breve ritratto di Giovanni Guerrini

Al quartiere EUR a Roma, una visionaria pianificazione  degna di una umanità che osava ancora progettare per il futuro, nel centro del Quadrato della Concordia, si staglia il blocco imponente del Palazzo della Civiltà e del Lavoro, già della Civiltà Italiana disegnato da (Giovanni Guerrini, Ernesto La Padula, e Mario Romano, 1938-43), definito anche il Colosseo quadrato e assurto a simbolo.

Il motivo architettonico dell’arco, ripetuto ben 216 volte sui quattro prospetti uguali, celebra l’elemento costruttivo e decorativo tipico della civiltà italiana ripreso nelle sue proporzioni dagli archi del Colosseo ma riveduto in chiave moderna.

Il concorso per la sua costruzione fu bandito il 5 luglio 1937 la consegna degli elaborati doveva avvenire entro il 15 ottobre i lavori iniziarono come previsto il 30 giugno del 1938.

La commissione esaminatrice era composta da Cipriano Efisio Oppo, Giuseppe Pagano(architetto, fascista irredentista poi nel 43  autentico partigiano) Marcello Piacentini, Giovanni Michelucci (progettò la stazione di S. Maria Novella a Firenze e molto altro) Pietro De Francisci Rettore alla Sapienza di Roma.

Il palazzo fu inaugurato il 30 novembre del 1940, altri tempi, rispetto alla infinita durata dei cantieri delle opere pubbliche di ieri in quanto da tempo se ne vedono pochi.

La struttura, coerentemente pensata dagli autori in muratura, fu realizzata per ragioni di economia e di tempo in cemento armato e rivestita con lastre di travertino.

Ai lati delle due scalee sono collocati i quattro gruppi dei Dioscuri di Publio Morbiducci,( lo scultore era stato a bottega da Zanelli l’autore del fregio e statua dea Roma oggi Altare della patria e del Monumento ai caduti di Imola) mentre sotto le arcate del primo ordine sono collocate le statue raffiguranti arti e attività umane.

Nella sua sistemazione solitaria in cima a un rilievo, nel suo abbacinante bianco, nella ossessiva ripetizione degli archi  e nella spigolosità della struttura ricorda le piazze e gli edifici metafisici di De Chirico e fa pensare a una idea di città ordinata, pulita e essenziale, un vero miraggio nell’Italia di oggi.

Nell’insieme, le sculture a corredo riprendono le correnti artistiche di Valori plastici e di Novecento un ottimo abbellimento per Roma che non ha trovato in seguito e fino a oggi, ulteriori espressioni innovative.

Il quartiere doveva espandere la città di Roma lungo il Tevere e ospitare l’Esposizione Universale in concomitanza con il ventennale del regime fascista del 28 ottobre 1942, tale evento non si tenne mai in quanto la guerra non lo permise.

L’edificio ha destato sempre grandissima attenzione soprattutto nel dopoguerra e in particolare da parte di architetti americani quali Abramowitz costruttore del palazzo di vetro dell’ONU con Le Corbusier, Philip Johnson, Eero Saarinen allorchè progettarono il Lincoln Center di New York.

Negli anni 60 ha suscitato l’interesse di un altro romagnolo come lui, Fellini che vi ha ambientato alcune sue pellicole, è tra i più visitati edifici della capitale attualmente in attesa di inaugurazione dopo un doverosa ripulitura e un attento restauro.

Ma è di Giovanni Guerrini nato nel 1887 nelle assolate e nebbiose campagne dell’imolese che oggi ci interessa parlare, architetto, incisore, pittore la cui opera, come avviene sempre in Italia  per un motivo o per l’altro, continua ad essere afflitta da trascuratezza da un sostanziale silenzio.

La città di Imola nel suo contemporaneo provincialismo culturale fatto di sagre e bancarelle, non ha dedicato a questo artista neanche un vicolo o uno slargo di campagna, forse perché da uomo rimase fedele ai suoi principi  politici e civili di gioventù e con coerenza autolesionistica seguì la Repubblica Sociale fino al suo ultimo epilogo .

Studiò a Faenza presso la allora Scuola di arti e mestieri essendo di famiglia modesta, la sua passione per l’arte applicata fu una costante di vita.

Si diplomò presso l’Accademia di belle arti di Bologna assieme al architetto futurista Sant Elia.

Proseguì la sua formazione a Firenze ove frequentò la scuola del nudo, nel 1914 ebbe la cattedra all’Accademia di belle arti di Ravenna, fu vicino al grande maestro Domenico Baccarini in un ambiente autenticamente artistico pieno di giovani talenti quali Ugonìa, Drei, Morbiducci, Rambelli e Nonni e il ceramista Melandri, l’ispirazione andava dall’Art Noveau alla Secessione viennese di Klimt ispiratosi ai mosaici di Ravenna per gli sfondi dei suoi quadri.

Viaggiò molto in Europa e  negli Stati uniti dove partecipò a molte esposizioni sue opere sono nei musei di tutto il mondo.

Questo imolese morì nel 1972 a Roma e non poteva essere altrimenti, volutamente dimenticato in una città come Imola che eccelle per amenità naturali e per le brutture recenti della sua edilizia stile “democratico comunista” case tratteggiate da geometri e costruite da palazzinari prima delle strade senza un preciso disegno urbanistico, fatta di capannoncini e palazzine.

Il Guerrini dopo i suoi trionfi, ottenne come di uso, più fama altrove che nella sua terra natale.

Tale fatto dovrebbe far pensare alla opportunità che Imola ha perso di fare costruire sul suo suolo qualche opera a questo artista

Riccardo Mondini

 



   

 

 

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