La nostra è un’epoca di grandi annunci

Obama annuncia all’orbe terracqueo l’uragano Irene, che si trasforma, grazie a Dio, in uraghino. Da noi, il governo annuncia la manovra epocale “lacrime e sangue”, destinata a cambiare lo Stato nel più profondo recesso; poi succede che la “storia” è rimandata alla prossima puntata, come in ogni “feuilleton” che si rispetti. La forza sta tutta nell’annuncio e nel fiume inesauribile di commenti che seguono.

“L’annuncio è il fatto”, direbbe oggi un resuscitato McLuhan. Il mediatico diventa realtà per un minuto, un’ora, una settimana, un mese, un anno. Non parliamo dei processi, celebrati ovunque tranne che nella loro sede naturale. Aboliamo i tribunali e risparmieremo un sacco di soldi. Licenziamo i magistrati e incarichiamo il Foglio Quotidiano di farne le veci con il suo Travaglio iperpresidente e i giudici a latere Barbacetto e Gomez. Qui si SFA l’Italia o si MUORE!

Anche i laici incalliti e gli atei tetragoni cominciano a vacillare nelle loro granitiche convinzioni. Sta’ a vedere che Dio c’è. E proprio là, dove gli uomini fanno finta di esserci – imbozzolati nella fiction quotidiana della vita – a un certo punto Lui s’incavola e , a modo Suo, mette ordine alle cose. Magari lascia benevolo il campo a qualcuno dei commedianti affinché reciti la battuta madre di tutte le battute:”Ve l’avevo detto che sarebbe finita così”. Ciò potrebbe indurre gli uomini a pensare che, essendoci Lui, non valga la pena arrabattarsi tanto. Da quel momento in poi, potrebbe succedere che l’Altissimo dica basta e tiri lo sciacquone universale:” ‘Sta vorta, quanto so’ vvero Io, nun sarvate nimmanco l’Arca!”.

Guglielmo Donnini



   

 

 

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