Guerra ai non vaccinati? E’ perchè viviamo in un Paese di pavidi

guerra ai non vaccinati

di Aldo Grandi – Forse voi gente di poca anzi, nessuna fede, non ve ne rendete conto persi come siete a godere dell’unica valvola di sfogo che vi resta, quella del pallone o, per i più colti, della manifattura tabacchi a Lucca, delle vacanze estive in Versilia o sul litorale di Massa e Carrara o, ancora, in terra di Garfagnana. Se, però, accendeste un po’ il cervello ammesso che ancora non lo abbiate ceduto o venduto all’ammasso, dovreste prestare molta attenzione a quello che sta accadendo in questi giorni e ai titoli e non soltanto che i giornalisti del mainstream stanno propinando sulle prime pagine dei quotidiani e delle Tv svenduti alla assoluta assenza di analisi critica.

Ci stanno annunciando che i contagi sono in aumento, attenzione: in aumento senza specificare che i ricoveri sono in diminuzione per non parlare delle terapie intensive o dei decessi pressoché inesistenti e che se anche avvengono, colpiscono,  come è sempre stato, persone con problematiche e patologie devastanti e che compromettono già la vita quotidiana dell’individuo. Ma a cosa serve cercare di far ragionare chi ha paura solo di morire e preferisce rinunciare a vivere?

Alcuni virologi d’accatto ci mettono già in guardia sulla prossima ondata autunnale e come se non bastassero i danni psicologici già provocati, seminano, simili a profeti di sventura, previsioni catastrofiche a cui fanno seguito annunci di prossimi provvedimenti necessari da adottare nei confron ti di coloro che, bestiacce schifose, non osano vaccinarsi.

La discriminazione dei non vaccinati

Qualcuno, ma siamo soltanto all’inizio, ha detto che gli studenti non vaccinati dovranno restare in dad mentre gli altri potranno e avranno, loro soli, il diritto di andare a scuola in presenza. Se non è persecuzione ai livelli delle leggi razziali del 1938 durante il fascismo, poco ci manca. E quel poco che ci manca verrà presto colmato se ci tocca leggere da più parti che chi non si vaccinerà dovrà essere sottoposto a tutta una serie di limitazioni che ne renderanno, praticamente, impossibile l’esistenza, una specie di lockdown mirato e personale che finirà per portarsi dietro anche, come era già stato ipotizzato mesi fa, la possibilità di avviare i renitenti alla politica vaccinale in appositi campi di concentramento.

Ciò che stupisce, tuttavia, in tutto questo, è il silenzio dei medici, degli ordini professionali i quali, supinamente, hanno accettato una politica di imposizione urbi et orbis di vaccinazione con la quale nemmeno loro sono unanimamente d’accordo. Anzi. Ne conosciamo personalmente diversi che consigliano di non vaccinarsi in privato, ma che, pubblicamente, sono costretti a dire di sì per non perdere il posto di lavoro.

A noi ricorda molto il periodo delle deportazioni ebraiche o sovietiche, dei Gulag o dei Mauthausen, l’anticamera della morte per chi non si adegua o non appartiene alla nuova razza eletta quella, appunto, che pur di poter andare in vacanza o non rischiare il posto di lavoro, rinuncia alla propria individualità e alle proprie certezze per non compromettere il cosiddetto très bien vivre ensemble come dicono i francesi o il quieto vivere come diciamo qui da noi.

Colpa dei non vaccinati

Non so se vi siete accorti di come la gente inquisisce e domanda se siamo o meno vaccinati, quasi dipendesse da coloro che non si sono iniettati nelle vene l’Astra o lo Zeneca, la loro sicurezza e la loro possibilità di vita. Pensate un po’ se i mass media cominciassero – e cominceranno statene certi – a mettere in giro anche solo l’ipotesi o la voce che l’aumento inevitabile in autunno del Covid sarà colpa dei non vaccinati. Altro che delazioni, altro che Anna Frank denunciata dai vicini di casa. Ci sarà la corsa a denunciare chi non vorrà farsi iniettare un siero che, buono o cattivo che sia, non può essere imposto senza che esista una oggettiva necessità di salute.

Perché ricordatevi che adesso vi dicono che dovete vaccinarvi altrimenti si riempiranno gli ospedali e il sistema andrà in til, ma non aggiungono che il ricorso ad una politica sanitaria dell’emergenza non può dipendere da una soggettiva analisi delle capacità ricettive del sistema sanitario, bensì dalla oggettiva letalità del virus, altrimenti se domani, in un sistema in cui la sanità pubblica dovesse essere ridotta al lumicino e i nosocomi cancellati o quasi, i governanti lo ritenessero opportuno, potrebbero costringere chiunque a sottoporsi a qualunque trattamento.

La verità è che la soglia della nostra libertà in quanto individui pensanti sta subendo un colpo devastante che non conoscerà un ritorno al come eravamo prima. Ci abbiamo riflettuto molto prima di arrivare a queste conclusioni e non passare, invece, per dei poveri visionari o dei negazionisti che non siamo né siamo mai stati. Siamo, al contrario, consapevoli che in una società in cui regna la deresponsabilizzazione spinta, chi osa pensare è visto sempre come un potenziale nemico e come una sicura fonte di problemi.

Per governare le masse la paura è l’ingrediente migliore, quella della morte, poi, anche se aleatoria, di sicuro effetto.

Siamo al 10 luglio e vorrei che faceste tesoro di quanto stiamo scrivendo mettendoci pure all’indice e sputandoci in faccia se avremo sbagliato. Se con 30 gradi all’ombra assistiamo ancora a sindaci come quelli di Viareggio, di Pietrasanta, di Porcari, di Borgo a Mozzano solo per citarne alcuni, che hanno rimosso il maxi-schermo in piazza per vedere la finale per paura dei contagi, potete immaginare che cosa saranno capaci di fare quando, con l’arrivo del freddo e dell’autunno, i contagi inevitabilmente cresceranno. Viviamo in un Paese di pavidi.

Siamo sicuri che i contagi aumenteranno e la colpa verrà assegnata a chi non si sarà vaccinato. E’ sempre stato così. Bisogna trovare un colpevole che mascheri il fallimento di una politica sanitaria spaventosa che ha condotto soltanto all’arricchimento esasperato delle multinazionali della salute. Perché non rendersi conto che vaccinare non significa eliminare il contagio? Che il freddo favorisce i virus da sempre e che non si tratta di correre loro dietro ad ogni variante, ma di conviverci senza drammi e senza paure.

Non c’è un Winston Churchill all’orizzonte

Durante la seconda guerra mondiale, quando Hitler e Mussolini sembrarono poter conquistare l’Europa, quando non sembravano esserci speranze di sorta, in un  Paese, la Gran Bretagna, solo un uomo, Winston Churchill ebbe il coraggio di fare scelte impopolari rifiutando ogni accordo anche a costo di migliaia di vittime causate dai bombardamenti nazisti. Ebbene, oggi non c’è più un Churchill in giro per il mondo, ma soltanto eunuchi che non vogliono rischiare, che hanno paura di agire, che preferiscono adeguarsi all’omogeneizzazione globalista. Cosa sarebbe accaduto se Churchill avesse ceduto a chi voleva pace e sicurezza ed era contrario a una guerra senza tregua contro i tedeschi?

E oggi, pensateci, cosa accadrà a chi, come noi, non si vaccinerà non perché è negazionista o no-vax, ma perché ritiene che un vaccino sia indispensabile quando esiste, concretamente, una minaccia di morte impellente. Ebbene, nessuno può mettere in dubbio che questa minaccia è, al momento, completamente assente, ma se un Governo impone certe misure per obbligare il popolo a fare ciò che vuole, come potete credere che ci sarà chi sarà disposto a rinunciare a qualcosa per far prevalere la verità?

Resteremo soli e dovremo difenderci da soli. Attenzione, però, perché così facendo si rischia davvero di far precipitare il paese in una guerra civile senza fine dove la caccia a chi non sarà stato ‘marchiato’ sembrerà in tutto e per tutto simile a quella che, tanti anni fa, veniva condotta contro il popolo ebraico. E tutti sanno come andò a finire.  www.lagazzettadilucca.it

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One thought on “Guerra ai non vaccinati? E’ perchè viviamo in un Paese di pavidi

  1. Sono da tempo vostro assiduo lettore,in quanto,il Vostro,unico organo di corretta informazione consultabile in questo Paese.
    Nel complimentarmi per il taglio dei vs.articoli,mi auguro che il vs. disinteressato impegno contribuisca al “risveglio” che tutti noi auspichiamo.
    Grazie per esserci
    Alberto Gangalanti

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