In ginocchio da Lukaku. L’Italia e il compromesso codardo

ginocchio da lukaku

da https://lanuovabq.it/it –  Non per la causa, nemmeno per l’orgoglio, ma per buona educazione. Noi italiani non ce la facciamo proprio a portare avanti una nostra idea con fermezza, una posizione dall’inizio alla fine senza cambiare casacca o scadere nel ridicolo.
Siamo il Paese del Franza o Spagna purché se magna, il paese dei cambi di casacca e del così è se vi pare, il paese del “qui lo dico e qui lo nego”. Le guerre le abbiamo sempre cominciate dall’altra parte, siamo a metà con tutto e con questa metà sbagliata ci facciamo sempre riconoscere. Metà coraggiosi e metà pavidi, metà traditori e metà l’onore è tutto, metà patrioti e metà anti-nazione, metà eroi e metà chiagni e fotte, metà in ginocchio e metà no, metà aderiamo ma anche no.

La Federazione gioco calcio ha fatto sapere che venerdì gli Azzurri si inginocchieranno, ma per segno di rispetto verso la squadra avversaria, il Belgio, non perché condividiamo la campagna del Black Lives Matter. La stupida campagna BLM, l’ottusa campagna BLM, anzi: l’ideologica campagna BLM, quella per la quale bisogna inginocchiarsi al pensiero debole dell’antirazzismo patinato. Quella per cui c’è una presunta emergenza, il razzismo, che non è un’emergenza nel nostro Paese e in Europa.

Abbiamo già scritto di come gli Azzurri avrebbero fatto male a inginocchiarsi per una campagna che è solo politica e di come ormai a furia di non inginocchiarsi nelle chiese l’uomo abbia iniziato a farlo davanti agli idoli del politicamente corretto.

In ginocchio da Lukaku

Ma non avevamo ancora scritto dell’idealismo a corrente alternata dei nostri giocatori, o meglio ad assetto variabile. «Ci inginocchieremo solo se ce lo chiederà la squadra avversaria», aveva messo le mani avanti capitan Chiellini alla vigilia della partita con l’Austria. E la cosa non ci aveva impensierito perché l’Austria non aveva proceduto con il ridicolo rito.

Invece, dato che il Belgio di Lukaku lo farà, come lo ha fatto già per le altre partite, ecco che allora in Federazione si sono posti il problema: che fare? Semplice: la soluzione è all’italiana: un po’ ci stiamo, un po’ non ci stiamo. «La scelta è quella di inginocchiarsi per rispetto nei confronti di chi lo farà, come nel caso del Belgio», ha comunicato ufficialmente in conferenza stampa ieri il portavoce della Nazionale Paolo Corbi.

Dunque: non condividiamo l’iniziativa del BLM, solo che doverlo spiegare prima di tutto al proprio Paese costa fatica: mica possiamo passare per un’Ungheria qualsiasi. E poi: non sia mai che in mondivisione poi facciamo brutta figura e se la prendono con noi. Non è che per caso, poi ci accusano di essere razzisti?

Così ci metteremo in ginocchio di fronte agli avversari per gli avversari. Proprio noi che una volta abbiamo strappato la maglietta a Zico. Che bel modo di presentarsi di fronte a una delle squadre favorite del torneo continentale che ha mostrato domenica sera di resistere agli assalti continui del Portogallo. Una squadra di ferro, in difesa, ma anche nelle idee, giuste o sbagliate che siano, e per noi sbagliate, ma sbagliate anche per la FIGC dato che hanno espressamente detto di non condividerla.

Almeno nei confronti di chi aderisce al BLM piegando le rotule con convinzione avremmo potuto concedere l’onore che si riserva agli avversari: vi battiamo in campo, ma anche nelle idee, che sono quelle per cui un caso di cronaca violento e insensato è diventato l’emblema dell’asservimento di massa al mainstream.

Ma noi non ce la facciamo: anche quando vediamo un bene dobbiamo sempre tenere conto degli altri, degli Enrico Letta e delle Michele Murgia che se ne avrebbero a male anche e nonostante l’insulsaggine del contesto. Cerchiamo il compromesso sempre, non come arte del giusto mezzo, ma come sotterfugio per non esporci mai fino in fondo rischiando di prenderle per primi, indecisi e pronti a svicolare se le cose dovessero mettersi male: metti mai che…

Perennemente indecisi e codardi su tutto e affascinati da tutte le storture ideologiche senza mai abbracciarne nessuna, “pronti alla morte” a patto che la morte non faccia sul serio, vittime di un irrisolto complesso di inferiorità di fronte a tutto che ci fa rinunciare anche a esercitare una nostra autonomia di pensiero, una nostra grandezza di vedute, a non approfittare nemmeno del servizio di apertura: «Allora, ragioniere che fa, batti? Batti lei?».

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