Ddl Zan, Meluzzi: «Genitori attenti, gravissimi pericoli per i figli!»

Con la possibile approvazione del ddl Zan contro l’omotransfobia, i genitori corrono un grosso rischio. Quanti si opporranno all’educazione gender a scuola, potranno finire in manette e i loro figli affidati a comunità lgbt: una sorta di “metodo Bibbiano” all’ennesima potenza e vistosamente imbellettato di arcobaleno. A immaginare quest’inquietante scenario distopico è il neuropsichiatra e criminologo Alessandro Meluzzi che, chiamato in causa sull’argomento da Pro Vita & Famiglia, si è anche espresso sull’allargamento delle norme anti-discriminazione ai disabili.

Professor Meluzzi, nel ddl Zan poi approvato alla Camera è stata aggiunta una clausola contro la discriminazione dei disabili. Come giudica questa mossa?

«Non capisco cosa c’entrino i disabili con gli lgbt. Mi sembra veramente delirante accostare queste due categorie. Sono due questioni che non hanno nulla a che vedere l’una con l’altra, anzi, i disabili dovrebbero offendersi moltissimo di questo. Trovo sia un’assoluta follia, non mi è mai capitato di trovare alcuna situazione in cui i disabili subissero una riprovazione sociale di qualsiasi natura. Possono avere il problema delle barriere architettoniche o delle barriere culturali che li escludono da certi mestieri ma quando parliamo di situazioni aventi a che fare con il reato di omofobia, si tratta di reati legati ad altre sanzioni giudiziarie come le ingiurie, la diffamazione, tutti già puniti dal codice penale. Non mi è mai capitato di vedere disabili ingiuriati, magari esclusi sì, ingiuriati mai. Sarebbe come mettere insieme piselli, carote e cachi… Sono tutte cose che insieme non c’entrano nulla, se non in una visione demagogica».

Nel pacchetto di norme anti-omotransofobia, è stato imposto anche l’indottrinamento gender a scuola, fin dai sei anni. Che conseguenze avrà questo sulla libertà educativa delle famiglie?

«Riassumerei tutto con un aneddoto recente: Emily Ratajkowki, una delle più famose top model a livello mondiale, dopo essersi fatta fotografare incinta e nuda, si è vista rivolgere dall’intervistatore una domanda particolarmente ingenua: se portasse in grembo un bambino o una bambina. Lei ha risposto: “Ce lo dirà quando avrà 18 anni”. Mi è parsa una risposta davvero delirante, pseudo-politically correct ed offensiva alla logica prima ancora che all’umanità. Questa risposta è l’emblema di ciò di cui stiamo parlando in questo momento».

E i genitori che non accetteranno questa imposizione?

«Se si mostreranno in disaccordo, saranno arrestati e i loro figli portati in qualche casa-famiglia in stile Bibbiano. Se passa la legge, i bambini delle coppie che si opporranno all’educazione gender, saranno affidati a comunità lgbt, come nel caso della Val d’Elsa. Non è qualcosa che semplicemente temo, la legge, se passa, prevede proprio questo. Del resto, la stessa senatrice Cirinnà ha detto che tutti dovranno essere rieducati… neanche fossimo nella Cambogia di Pol Pot. Coloro che si oppongono a questa visione culturale, perderanno i figli. Si preparino, dunque, i genitori: o fanno mettere le mutande rosa e le culotte da bambini ai loro figli maschi e fanno vestire da soldato le loro figlie femmine, per educarli da transgender o, altrimenti, il destino sarà il carcere per loro e la comunità per i figli. Siccome la legge passerà, sarà così. Ormai hanno vinto. Se non si oppone nemmeno la Chiesa Cattolica, a questo giro la battaglia è persa».

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