Autostrade, De Micheli: le tariffe potrebbero aumentare

La vicenda Autostrade non è affatto chiusa. Dopo due settimane di silenzio, in cui l’accordo tra governo e Benetton per l’uscita della famiglia con l’ingresso di Cdp sembrava cosa fatta, adesso arriva un colpo di scena, il mercato si è ribellato. Per organizzare la ribellione – si legge sulla Stampa – è bastato poco. Perché la rete delle autostrade è dello Stato, ma le società che le hanno gestite finora (Atlantia e Aspi) no. Non solo: nessuna delle due è pienamente controllata dai Benetton. In entrambe ci sono azionisti provenienti da ogni angolo del mondo: inglesi, francesi, cinesi, tedeschi, olandesi, asiatici. Alla testa della protesta è il fondo Tci, un hedge di Londra che gestisce 35 miliardi di dollari.

Agli occhi del governo la protesta sembrava gestibile, ora la faccenda si fa più seria. Accade tutto in una domenica di fine luglio, i momenti preferiti per i blitz. Cdp, il soggetto che dovrebbe ridare allo Stato le autostrade, fa trapelare lo schema di accordo inviato ai Benetton per rinunciare al controllo di Aspi: un aumento di capitale dedicato grazie al quale acquistare il 33%. Cdp fa sapere che questo sarebbe il modo più trasparente possibile di onorare una decisione che con il mercato (vedi sopra) non ha molto a che fare. Il problema è che la proposta non ricalca quanto deciso a Palazzo Chigi, ovvero la scissione di una parte delle quote di Atlantia e la successiva quotazione di Aspi.

La soluzione prospettata da Cdp è una fregatura per gli azionisti di minoranza, di Atlantia e di Aspi. Di qui – prosegue La Stampa – la protesta di Tci, che dopo aver presentato un esposto alla Commissione europea ora minaccia azioni legali in Italia. Ma immaginare che ciò sia di per sé sufficiente a far scendere il costo al casello è una pia illusione: tutto dipenderà dal traffico e dagli investimenti. Questa settimana in audizione la ministra dei Trasporti Paola de Micheli è stata onestissima: ha detto che le tariffe «non aumenteranno nel 2020», salvo ammettere che potrebbero aumentare dall’anno prossimo con un tetto massimo dell’1,75 per cento.  affaritaliani.it

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