Forlì: tanti bambini allontanati da casa e un assistente sociale “fantasma”

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FORLÌ (1 Agosto 2019). Mai incappare nei Servizi sociali di Forlì, con un assistente sociale in particolare: oltre ad avere la consuetudine di togliere i bambini alle famiglie per maltrattamenti inesistenti, parcheggiando per anni i bimbi dentro le comunità, si nega ai genitori. Impossibile parlare con lui. «Non è stato possibile nemmeno a me ottenere un incontro per discutere di diversi casi che, dopo essere passati attraverso di lui sono finiti, disperati, da me» dichiara l’avvocato Francesco Miraglia.

I casi trattati da questo assistente sociale hanno tutti dei tratti comuni: i bambini vengono allontanati dalle loro case perché maltrattati. Ma non esistono prove, tanto che uno degli episodi non è arrivato nemmeno davanti a un giudice, perché era talmente infondato che il pubblico ministero lo ha archiviato fin da subito. Ebbene, nonostante questo i bambini vivono ancora in comunità, da sei anni. Perché? Non lo ha mai spiegato. In aggiunta a questo, gli incontri con la madre sono stati sospesi e se anche lei compra i vestiti ai suoi bambini, agli incontri con la nonna loro si presentano con abiti vecchi, bucati, con graffi e botte sul corpo. Le è stato negato persino di assistere agli spettacoli a scuola, di festeggiare i loro compleanni. Momenti irripetibili, che una volta persi non torneranno più.



Ci deve essere proprio della cattiveria da parte dei Servizi sociali per come è stata trattata questa madre con i suoi bambini, che soffrono l’allontanamento senza motivo. Ma altrettanta cattiveria l’ha subita un’altra donna: ancora oggi non sa perché le abbiano sottratto la figlia, andando a prenderla a scuola senza avvisare i genitori. La madre tutti i giorni si è recata ai Servizi sociali di Forlì, senza però ottenere risposta. Per una tragica fatalità, poi, il giorno successivo all’allontanamento della bambina, il padre è deceduto sul posto di lavoro: l’assistente sociale non ha permesso alla bimba di recarsi in ospedale per un ultimo saluto. La mamma le fa dei regali, le acquista dei vestiti, ma questi non le vengono consegnati. La donna, inoltre, ha saputo solo a cose fatte che la figlia è stata dichiarata adottabile. E questa bambina, senza un motivo, vive ancora in comunità: da tre anni la mamma non la vede, da nove mesi non la sente.

C’è anche un padre incappato nella rete dei Servizi sociali forlivesi: la compagna lo accusa di maltrattamento e finisce rinviato a giudizio. Le relazioni sul caso, infatti, sono state manomesse e dai tre giorni di prognosi per stress rilasciati alla donna si è arrivati ad accusarlo di averla quasi accoltellata alla gola. Vede la bimba un’ora e mezza a settimana da due anni. E, inspiegabilmente, madre e figlia vivono in una comunità (al Comune di Forlì sono costate probabilmente qualcosa come trecentomila euro). Perché sono lì? Non si sa. Tra l’altro non si capisce nemmeno se stiano in una struttura o in una vera e propria casa, tanto che la bimba continua a fare la sua vita di sempre.

Che interessi potranno mai esserci per tenere per anni, immotivatamente, dei bambini in comunità alcune delle quali sarebbero riconducibili a una medesima gestione, con sede in Calabria, responsabile di dieci struttura sparse per l’Italia?

«E ancora, a un’altra mia assistita di Forlì» conclude l’avvocato Francesco Miraglia «hanno tolto la figlia, che poi è stata data in adozione agli operatori della comunità in cui l’avevano alloggiata. Abitano a pochi metri di distanza e la madre, per aver incontrato per strada la figlia (Forlì non è certo una metropoli!) e per averla contattata tramite social media, si trova indagata per stalking.

Ora, con una serie di casi come questa, si può supporre che qualcosa nei Servizi sociali di Forlì non funzioni proprio bene. Soprattutto, poi, considerando che in comune hanno sempre lo stesso assistente sociale, che si nega a loro come a me, volatile come le accuse di maltrattamento che muove verso i genitori per allontanare questi bambini che, tra gravi sofferenze, vivono per anni chiusi in comunità.

A chi giova tutto ciò? Non certo al benessere dei bambini né ai genitori, privati senza motivo dei loro figli. Ma lo sa il Comune di Forlì quanti casi di allontanamenti ha a suo carico? Lo sa quanto questi provvedimenti inutili e infondati pesano sulle casse comunali? Rivedendo questo sistema si potrebbero risparmiare soldi, ma soprattutto sofferenze ai genitori e ancor più ai bambini».

Avv. Francesco Miraglia



   

 

 



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