Sequestrato arsenale di armi, anche missile di fabbricazione francese

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Il missile aria-aria, disarmato ma perfettamente funzionante, di tipo “Matra”, di fabbricazione francese del peso di 800 chili, in uso alle forze armate del Qatar, era nascosto in un hangar anonimo di Rivanazzano Terme, in provincia di Pavia, ed era nella disponibilità di uno svizzero di 42 anni, Alessandro Michele Monti, proprietario dell’hangar e con una casa (perquisita) a Sesto Calende (Varese), e di un italiano di 51 anni, Fabio Bernardi, suo socio. Entrambi sono stati fermati nei pressi dell’aeroporto di Forlì dopo la perquisizione ordinata dalla Digos di Torino.

Il terzo uomo, Fabio Del Bergiolo, 60 anni di Gallarate, sarebbe la “mente” del trio. Già candidato al Senato per Forza Nuova, in passato aveva avuto guai perché, da ispettore delle dogane di Malpensa, era stato “pizzicato” a trattenere parte dell’Iva di cui i turisti extracomunitari, in partenza per i loro Paesi, chiedevano il rimborso.



L’arsenale da guerra – – A casa del 60enne è stato scoperto un vero e proprio arsenale di armi da guerra, tra cui fucili d’assalto automatici di ultima generazione, e armi comuni da sparo, di provenienza per lo più austriaca, tedesca e statunitense. Si tratta, nel dettaglio, di 9 carabine d’assalto, una mitragliatrice da guerra Scorpion, 3 fucili da caccia, 7 pistole, 6 parti di armi da guerra (otturatori, caricatori, canne e fusti), 20 baionette, 306 parti di armi da sparo (caricatori, canne, otturatori, silenziatori e ottiche), 831 munizioni di vario calibro.

In casa del 60enne anche diversi stemmi e cartelli con simboli riconducibili al nazismo, tra cui svastiche e riferimenti alle Waffen-SS. Gli arresti sono già stati convalidati dal gip (i due forlivesi dell’hangar sono stati posti ai domiciliari) e l’operazione prosegue con varie perquisizioni e sequestri tra cui uno riferito a un capannone della provincia di Milano nella giornata di lunedì.

Contatti coi neonazi che combattono in Donbas a fianco dei separatisti – L’indagine scaturisce da quella relativa a cinque italiani di estrema destra che si sono arruolati nelle milizie separatiste sostenute dai russi in Ucraina orientale (Donbas). Attraverso le intercettazioni telefoniche ai miliziani si è arrivati ai tre sotto inchiesta, anche loro gravitanti nel mondo dell’estrema destra italiana, ma di cui non risulta un ruolo nei combattimenti in Donbas. In particolare gli investigatori sono arrivati a Del Bergiolo, che cercava di vendere il missile per 470 mila euro. Tra i possibili acquirenti, oltre ad uno dei miliziani che ha combattuto fianco a fianco dei separatisti del Donbas, anche un funzionario di un Paese straniero.

Eugenio Spina dell’Ucigos ha comunque escluso che i tre arrestati stessero progettando un attentato terroristico in Italia. Si tratta quindi di capire, ora, dove e come si fossero procurati le armi, e se stessero semplicemente organizzando una compravendita delle stesse.

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