Spallone a mons Zuppi: lei è un vescovo troppo di parte, dovrebbe rinunciare

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Scrive Marco Tosatti sul suo blog  Stilum Curiae: l’avvocato Giorgio Spallone ci ha inviato una sua riflessione, molto severa nei confronti dell’attuale arcivescovo di Bologna, il sant’egidino Matteo Zuppi. È una riflessione che ci sembra importante pubblicare, in un momento in cui la Chiesa italiana sta dando prova di un collateralismo sfacciato nei confronti dei partiti di sinistra, e del PD in particolare, che l’hanno peraltro ripagata con leggi contro la vita e la famiglia senza che dalla Cei giungesse un sussurro. E nel momento in cui, a quanto mi viene detto da buone fonti, mons. Matteo Zuppi è impegnato per dare una mano a contrastare quella che potrebbe essere una storica vittoria del centrodestra – dopo almeno cinquant’anni, credo – nella regione più rossa di tutte, l’Emilia Romagna, nelle elezioni di novembre, rigenerando a nuova verginità Casini e quei fiorellini di campo dell’UDC…

Ma leggiamo Spallone.

I motivi della rinuncia di un Vescovo.

E’ di questi giorni la notizia delle “dimissioni” del Vescovo Mons. Francesco Cavina, titolare della Diocesi di Carpi, per cause indipendenti dalla sua volontà e sintomatiche del clima cupo di quest’epoca travagliata.

Il Prelato ha, infatti, espressamente indicato quale motivo della sofferta e dolorosa decisione – all’età di 64 anni, quindi ben lontana da quella prevista per il c.d. “pensionamento” – la “gogna mediatica” cui è stato sottoposto prima, durante e dopo un’indagine giudiziaria che lo ha visto neppure oggetto di imputazione alcuna. Ciò, per la ragione, tecnicamente incontestabile, che lo stesso Pubblico Ministero ha formulato al Giudice per le Indagini Preliminari richiesta di archiviazione, pienamente accolta.

Quello che non è stato detto è la norma del Diritto Canonico alla quale si è appellato il Pastore di Carpi per formalizzare la propria richiesta, rapidamente accolta dal Pontefice.

Il Canone n. 401 §2,che di seguito riporto.

Il Vescovo diocesano che per infermità o altra grave causa risultasse meno idoneo all’adempimento del suo ufficio, è vivamente invitato a presentare la rinuncia all’ufficio.

Questo fatto mi dà lo spunto per una riflessione su quelli che possono essere le gravi cause che devono vivamente invitare un Vescovo a rinunciare.

Prima ancora, però, è utile riportare il testo di alcuni dei Canoni precedenti, contenuti nel medesimo Art. 2 dal Titolo I Vescovi Diocesani, che ne descrivono i compiti pastorali.

Articolo 2 –  I Vescovi diocesani

Can. 383 – §1. Nell’esercizio del suo ufficio di pastore, il Vescovo diocesano si mostri sollecito nei confronti di tutti i fedeli che sono affidati alla sua cura, di qualsiasi età, condizione o nazione, sia di coloro che abitano nel territorio sia di coloro che vi si trovano temporaneamente, rivolgendosi con animo apostolico anche verso coloro che per la loro situazione di vita non possono usufruire sufficientemente della cura pastorale ordinaria, come pure verso quelli che si sono allontanati dalla pratica religiosa.

  • 3. Abbia un atteggiamento di umanità e di carità nei confronti dei fratelli che non sono nella piena comunione con la Chiesa cattolica, favorendo anche l’ecumenismo, come viene inteso dalla Chiesa.
  • 4. Consideri affidati a sé nel Signore i non battezzati, affinché risplenda anche per loro la carità di Cristo, di cui il Vescovo deve essere testimone di fronte a tutti.

Can. 385 – Il Vescovo diocesano favorisca in sommo grado le vocazioni ai diversi ministeri e alla vita consacrata, avendo cura in modo speciale delle vocazioni sacerdotali e missionarie.

Can. 386 – §1. Il Vescovo diocesano è tenuto a proporre e spiegare ai fedeli le verità di fede che si devono credere e applicare nei costumi, predicando personalmente con frequenza; abbia anche cura che si osservino fedelmente le disposizioni dei canoni che riguardano il ministero della parola, soprattutto l’omelia e la formazione catechistica, in modo che venga offerta a tutti l’intera dottrina cristiana.

  • 2. Difenda con fermezza, usando i mezzi più adatti, l’integrità e l’unità della fede che si deve professare, riconoscendo tuttavia la giusta libertà nell’ulteriore approfondimento delle verità.

Can. 387 – Il Vescovo diocesano, consapevole di essere tenuto ad offrire un esempio di santità nella carità, nell’umiltà e nella semplicità di vita, si impegni a promuovere con ogni mezzo la santità dei fedeli, secondo la vocazione propria di ciascuno, ed essendo il principale dispensatore dei misteri di Dio, si adoperi di continuo perché i fedeli affidati alle sue cure crescano in grazia mediante la celebrazione dei sacramenti e perché conoscano e vivano il mistero pasquale.

Can. 392 – §1. Poiché deve difendere l’unità della Chiesa universale, il Vescovo è tenuto a promuovere la disciplina comune a tutta la Chiesa e perciò a urgere l’osservanza di tutte le leggi ecclesiastiche.

  • 2. Vigili che non si insinuino abusi nella disciplina ecclesiastica, soprattutto nel ministero della parola, nella celebrazione dei sacramenti e dei sacramentali, nel culto di Dio e dei Santi e nell’amministrazione dei beni.

° ° °

E’ nota la mia attenzione, come, peraltro, dovere di tutti i fedeli della Diocesi di Bologna, all’operato del mio Pastore, l’Arcivescovo Mons. Matteo Zuppi.

Altrettanto note, ai lettori di questo prezioso strumento di informazione che mi ospita, sono le mie osservazioni critiche, tanto rispettose, quanto ferme, nei confronti del Vescovo con il quale ho intrattenuto più di un colloquio personale in occasione dei quali gli ho espresso direttamente ciò è stato qui messo per iscritto.

Ritengo giunto il tempo di trarre una valutazione retrospettiva dell’operato del Vescovo di Bologna Mons. Zuppi alle luce della disciplina canonistica che ho più sopra riportato.

Orbene Mons. Zuppi da quando ha assunto la titolarità della Diocesi di Bologna, ma in particolar modo nel corso dell’ultimo anno, ha dato avvio ad un’intensa attività di carattere squisitamente politico inequivocabilmente orientata. Alcuni esempi, a campione e non certamente esaustivi.

Nel dicembre 2018 il vescovo Zuppi ha partecipato alla presentazione del libro scritto dall’On. Marco Minniti, all’epoca ancora in corsa, prima del suo ritiro, per la Segreteria del Partito Democratico (v. foto nn. 1 e 2 (foto Schicchi).

Successivamente ha partecipato sull’onda dell’ipotesi avanzata dal Presidente della CEI Card. Bassetti, di ricostituzione del partito del cattolici, a numerosi convegni, sempre e solo assieme ad esponenti dello schieramento di centro sinistra, bolognese e nazionale.

Il Vescovo Zuppi ha, poi, scritto la prefazione all’ultimo libro di Walter Veltroni, fondatore del PD

Quindi è stato ospite della trasmissione “L’Approdo” di Gad Lerner (vedi foto n. 4), il cui orientamento politico è a tutti noto.

Ieri Mons. Zuppi ha partecipato alla Festa dell’Unità svoltasi in un Comune limitrofo al capoluogo di Regione, come si evince dalla locandina nella quale la sua presenza è addirittura rimarcata da foto che lo ritrae con le insegne episcopali (vedi foto n. 5).

Pur potendo proseguire a lungo, mi fermo qui.

Ora, come più volte comunicato verbalmente e per iscritto al Prelato, ritengo e con me molti – laici e presbiteri della Chiesa Bolognese – che la suddetta attività, che Mons. Zuppi è ovviamente libero di svolgere a titolo personale e quale cittadino, vada a confliggere con i compiti del Vescovo più sopra illustrati, aventi quale stella polare l’unità della porzione del Popolo di Dio che gli è stata affidata e la comunione dei fedeli con il proprio Pastore.

Queste opzioni, inequivocabilmente di parte e partitiche, dell’Arcivescovo hanno condotto al risultato diametralmente opposto di dividere il Popolo di Dio, andando ad incidere sulle opinioni e scelte politiche del Popolo stesso, in qualità, non già di credenti, bensì di cittadini ed elettori.

Alle critiche il Vescovo Zuppi non ha mai risposto, limitandosi a dire pubblicamente come Lui, in perfetta sintonia con Papa Francesco, segua i principi sanciti dalla Dottrina sociale della Chiesa (cit. lettera dello scrivente pubblicata dal Resto del Carlino ed. Bologna 22.12.2018 – vedi foto n. 6).

Al riguardo risulta, innanzi tutto, inaccettabile dai fedeli, che per rispondere ad osservazioni precise si richiami la sintonia con il Papa, che in quanto assunto apodittico ed autoreferenziale, non costituisce argomento.

Secondariamente è da escludere possa riconnettersi alla sintonia con il Papa, nè, tantomeno alla Dottrina Sociale della Chiesa, il coinvolgimento del Vescovo in iniziative politiche e di partito.

Orbene la più completa sordità ed indifferenza alle critiche, accompagnata, invece, da un incremento esponenziale dell’attività politica dell’Arcivescovo, mi rende improcrastinabile, per quanto possibile, rendere pubblico lo stato delle cose, facendolo uscire dalle conversazioni di sagrestia e dai colloqui privati, di cui in questi mesi sono stato fatto oggetto da parte di tanti che, con me condividono, la preoccupazione ed il dolore per le sorti della nostra Diocesi.

La volontà ormai inequivoca del Vescovo di Bologna di suddividere i fedeli in progressisti e tradizionalisti e, ciò che è più grave, in applicazione alla Chiesa delle categorie politiche, di prediligere i fedeli che si riconoscono nei partiti di sinistra con tutto il portato ideologico concentrato sulla politica immigrazionista, configura sicuramente una grave causa tale da farlo risultare meno idoneo all’adempimento del suo ufficio, così come sopra analiticamente declinato dai canoni.

Ed allora ritengo che S.E.R. l’Arcivescovo Matteo Zuppi, per un atto di amore autentico verso quella porzione di Popolo di Dio che il Papa gli ha affidato e che, ad oggi, è riuscito a frantumare al suo interno e ad allontanare da se, dovrebbe considerarsi dal Canone n. 401 §2 “vivamente invitato a presentare (al Romano Pontefice n.d.r.) la rinuncia all’ufficio”.

Bologna 3 luglio 2019.

Giorgio Spallone

 

 

 

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