Il sogno hitleriano di una “Europa tedesca” si è tristemente perfezionato

Quando il pessimo Barack Obama fu costretto a lasciare il testimone si rivolse ad Angela Merkel dicendo: “lascio a te il compito di difendere i valori liberali nel mondo”. L’ex Presidente “progressista” degli Stati Uniti d’America affidava cioè il suo “testamento politico” nelle mani di un Cancelliere tedesco di destra, strenuo difensore per giunta di un modello “darwiniano” di società dove il debole è costretto a soccombere per soddisfare le bramosie sadiche del più forte. Ne sanno qualcosa i poveri greci, umiliati e distrutti da un establishment europeo che- proprio su mandato di Merkel– sono stati torturati a colpi di “spread”.

Il sogno hitleriano di una “Europa tedesca” si è tristemente perfezionato  nell’ultimo decennio sotto lo sguardo complice e compiaciuto del primo “Presidente di colore della storia americana”. Con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca la musica è decisamente cambiata e per “Angie”- tramortita dalle recenti sconfitte in Baviera e Assia- è iniziata una lunga e inesorabile discesa che culminerà presto nella definitiva uscita di scena di questo “panzer in gonnella”.

Angela Merkel– quinta essenza della mediocrità che si fa dissimulata violenza- lascia in eredità un Continente sull’orlo del collasso, sfilacciato e incattivito da un decennio di folli politiche di austerità che hanno allargato a dismisura le disuguaglianze, distrutto il welfare state e scavato un solco fra cittadini e istituzioni, tutto questo naturalmente nel nome dell’immancabile “sogno europeo”. Un (ex) sogno che è diventato un incubo proprio grazie alla Merkel, promotrice in Patria di disgraziate politiche mercantilistiche che hanno consapevolmente esportato deflazione in tutti i Paesi della cintura mediterranea.

La Germania di Merkel, sempre pronta a bacchettare i “Paesi spendaccioni che violano le regole”, non si è mai preoccupata di rispettare però la norme che vietano l’eccessivo surplus nel saldo delle partite correnti (la Germania cioè esporta molto di più di quanto importa), lasciando che i frutti della famosa “competitività teutonica” andassero solo a beneficio dell’elite industriali interne, ben rappresentate dalla famiglia Quandt, storica dinastia cresciuta al tempo di Goebbels che controlla la casa automobilistica Bmw. Non è quindi vero che la Merkel ha fatto solo gli interessi dei tedeschi in danno di tutti gli altri popoli.

La Merkel ha semmai curato solo gli interessi delle oligarchie del suo Paese in danno dei suoi stessi concittadini e di tutte le persone per bene che vivono dentro la gabbia dell’Unione Europea. I giornali dei padroni, anche in Italia, hanno già cominciato a piangere e a soffiarsi il naso per la “prematura perdita” di questo perfido dinosauro che tiene in ostaggio il Vecchio Continente dal lontano 2005. I “soloni” temono che dopo la caduta di Merkel, ultimo argine contro i “populisti”, l’Europa andrà incontro ad una rapida e sicura disgregazione. Per una volta “temono” bene.

Il “mostro europeo” ha le ore contate (resta il solo Mario Draghi ormai a fare da guardia al bidone), e il lussemburghese Juncker sarà presto costretto a bere più del solito per provare a dimenticare questa amara (per lui) realtà. Nel frattempo il vuoto politico apertosi in Germania in conseguenza del crollo della Cdu e degli utili idioti del Spd (una specie di Pd italiano ancora più insipido) è stato coperto  dalla crescita dei Verdi, ennesimo cavallo di Troia nella disponibilità dei “globalisti”, e dell’Afd. In ogni caso, fortunatamente, nulla sarà più come prima. Addio Merkel, sei riuscita in poco più di due lustri a disintegrare l’Europa meglio del barbaro Attila. Nessuno, a parte i soliti usurai, ti potrà mai rimpiangere.

Francesco Maria ToscanoIl moralista

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