POS: utlilità, funzionamento e commissioni

Che cos’è un POS

La parola POS altro non è che l’abbreviazione del concetto ingelese “point of sale”, ossia punto di vendita e viene utilizzato per indicare un preciso dispositivo elettronico che permette di pagare tramite moneta elettronica, ossia tramite carte di credito, debito e prepagate. E’ un metodo di pagamento evoluto rispetto alla più datata moneta, la quale rappresenta ancora oggi il mezzo di pagamento più immediato ma anche il sempre meno utlizzato.

Chi usa il POS

Nel rapporto di compravendita di un bene (sia questo un bene materiale o l’uso di un servizio) fa uso del POS sia chi vende il bene, sia che lo acquista, motivo per il quale il POS viene utlizzato sia dal venditore che dall’acquirente.

– VENDITORE: detto anche “creditore”, è colui che vende il bene o la prestazione e permette il pagamento dello stesso tramite appunto il POS. Ne fanno uso i commercianti, i liberi professionisti, gli artigiani e più in generale gli imprenditori di servizi.

– ACQUIRENTE: colui che acquista il bene o usufruisce di un servizio a pagamento, può pagare tramite moneta contante o tramite pagamento elettronico, quest’ultimo avviene grazie l’utilizzo del POS.

Attualmente in Italia, con l’approvazione della Legge di Stabilità, ogni esercente, libero professionista e commerciante è obbligato ad accettare – e quindi permettere – pagamenti tramite POS, motivo per il quale ogni venditore è tenuto a disporre di un lettore di carte affinchè questo avvenga, richiedendolo presso un fornitore di servizi autorizzato, generalmente rilasciato dalla propria banca o da aziende esterne che forniscono questo specifico servizio, come ad esempio SumUp, azienda leader nel settore.

Come funziona un POS

Affinchè un pagamento tramite POS avvenga, sono fondamentali due cose:

1. un lettore di carte

2. una carta

L’ultilizzo è semplicissimo: bisogna inserire la carta all’interno del dispositivo, selezionare il tipo di carta (generalmente carta di credito, carta di dedito o una carta prepagata) e digitare l’importo. A questo punto si procede in due modi:

1. nel caso in cui la carta usata sia una carta di credito, non serve inserire alcun codice PIN, la transazione prosegue e termina con  l’accettazione del pagamento da parte del dispositivo;

2. nel caso in cui venga utilizzata una carta di debito o una carta prepagata, viene richiesto l’inserimento di un codice PIN (un codice in possesso dell’acquirente rilasciato dalla propria banca, formato da 5 cifre). Una volta inserito PIN, la transazione prosegue e termina con l’accettazione del pagamento da parte del dispositivo.

Una volta terminate le transazioni, il POS rilascerà due scontrini: uno è per l’eserecente, che deve conservare la ricevuta per la tracciabilità del pagamaneto, l’altro è la copia cliente che va consegnata all’acquirente insieme alla ricevuta fiscale.

Quanto costa un POS?

Il costo di un POS varia a seconda dei dispositivi scelti dall’esercente e dal fornitore a cui ci si rivolge, in generale comunque il costo di un POS comprende:

– costo di installazione del dispositivo

– canone mensile di affitto del dispositivo

– costo fisso per transazione, di solito non più di 10 centesimi che alcuni istituti bancari fanno pagare per ciascuna transazione effettuata

– costo percentuale per transazione, ossia una commissione percentuale che l’esercente deve pagare sul valore della transazione

POS e commissioni

L’utlizzo dei dispostivi mobili per i pagamenti comporta da parte degli esercenti un costo relativo alle commissioni POS che vanno riconosciute alla banca o alla società che presta il servizio per il pagamento mobile. Questo ha fatto si che con gli anni gli esercenti utlizzassero sempre meno questo metodo di pagamento favorendo invece i pagamenti diretti tramite contanti, riducendo però anche la possibilità di favorire i pagamenti tramite carte e di conseguenza abbassando il numero di vendite.

Oggi, tramite la Legge di Stabilità, tutti i soggetti che vendono beni e/o servizi sono obbligati a dotarsi di POS e ad accettare pagamenti tramite moneta elettronica a partire da un minimo di spesa pari a 5,00 €. L’introduzione di questo obbligo comporta i seguenti vantaggi:

 – agevolare i clienti che possono pagare in qualsisi momento tramite carta di credito o debito senza avere necessariamente con se dei contanti

 – aumentare la tracciabilità dei movimenti bancari, evitando così la riciclabilità di denaro non tracciato

 – far convogliare su un unico conto corrente le somme pagate dai clienti

Per gli esercenti che non accettano pagamenti tramite moneta elettronica sono previste sanzioni fino ad € 30,00 (attualmente le sanzioni sono sospese).

In ogni caso, per favorire I pagamenti tramite carte e POS, sono stati abbassati i costi di commissione. A seconda della politica commerciale, del numero delle transazioni, del rapporto del cliente con la banca o il fornitore del POS, dei prodotti bancari erogati al cliente dall’istituto di credito, il margine delle commissioni da parte della banca varia da mezzo punto percentuale ad oltre un punto percentuale, per cui le coomissioni variano da poco sotto l’1% ad oltre il 2%.

In conclusione, dotarsi di un dispositivo che permetta la compravendita di un bene tramite moneta elettronica, conviene tanto al fornitore (che si garantisce una possibilità in più di vendita) quanto al cliente che trova un modo più facile e pratico per pagare il bene che vuole acquistare.

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