L’indifferenza sociale nutre le mafie e la corruzione

Stiamo vivendo in una società sempre più frenetica ed egoistica, dove l’essere umano pensa ad arrivare sempre primo senza mai considerare l’altro, i rapporti interpersonali, l’importanza del valore dell’amicizia e della solidarietà. Manca quel sentirsi parte di un unico progetto che è la “vita insieme” fatta di condivisione e di amor proprio.

Negli anni mi sono convinto che a molte persone mancano questi valori che appartengono – com’era solito dire Peppino Impastato – alla bellezza del genere umano. Se vogliamo crescere e lottare i grandi mali che opprimono il nostro Paese, dobbiamo lavorare (famiglie, scuola, società civile), rivalutando i grandi valori solidaristici, poiché ne abbiamo bisogno in un’epoca sempre più tecnologica e sempre più chiusa in se stessa. L’egoismo e l’individualismo sfrenato prevalgono sulla solidarietà e sul bene comune.

I giovani, che sono i più fragili vivono in una senza valori, senza obiettivi, con un futuro incerto dove i più meritevoli restano indietro. Occorre riflettere su dove stiamo andando e sul male sociale che ci sta divorando causato dalla troppa indifferenza delle persone. La famiglia, la scuola, la società civile, il mondo cattolico devono svegliarsi dal torpore che li anestetizza e devono riappropriarsi dei valori solidaristici e del bene comune riproponendo quella speranza per una società migliore che si era accesa ai tempi di Falcone e Borsellino. Ogni “buon cristiano” – non intendo quelli da salotto – deve tornare a dar voce a chi non può esprimerla e difendere i cittadini più deboli ed emarginati dai soprusi, dal silenzio e dal disinteresse generale. Sono convinto che se vogliamo lottare qualsiasi sopruso occorre tornare a essere protagonisti del nostro futuro e non semplici spettatori totalmente passivi e indifferenti a tutto e a tutti.

Siamo una Nazione malata di delega ad altri: parlare, guardare e non agire! L’indifferenza e l’immobilismo nutrono la corruzione e le mafie. Ognuno di noi dovrà fare la propria parte e il non agire (ancora) vorrà dire rinunciare alle proprie libertà.

Vincenzo Musacchio, giurista, presidente dell’Osservatorio Regionale Antimafia del Molise e direttore della Scuola di Legalità “don Peppe Diana” di Roma e del Molise



   

 

 

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