Fermo, rivelazione choc su Emmanuel: “Membro della mafia nigeriana”

 

Erano passati appena dieci giorni dal funerale di Emmanuel Chidi Namdi, il nigeriano morto a Fermo dopo la lite con un ultrà locale, quando il vicequestore Marcello Gasparini riceve da una fonte “confidenziale, ritenuta attendibile” la soffiata secondo cui al funerale di Emmanuel (insieme alla Boschi e alla Boldrini – e Kyenge) ha partecipato pure la mafia nigeriana. E che il nigeriano morto ne sarebbe stato un membro attivo.

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L’informativa è datata 20 luglio 2016 ma arriva alla procura di Fermo solo il 17 agosto. All’interno, come riporta oggi il Fatto Quotidiano, il vicequestore di polizia della Commissione territoriale per lo status di rifugiato scrive di aver saputo “da fonte confidenziale ritenuta attendibile che al funerale di Emmanuel sono intervenuti membri della setta Black Axe riconoscibili perché tutti indossanti abiti del colore rosso e nero al fine, verosimile, di rendergli manifestatamente onore e che la loro presenza rivelerebbe che il deceduto faceva parte della stessa confraternita”.

La mafia nigeriana, salita agli onori della cronaca solo un mese fa dopo una maxi-retata delle forze dell’ordine che a Palermo ha portato all’arresto di 17 membri della “cupola” che ne dirigeva i traffici, è considerata “molto vendicativa”. Il loro rito di iniziazione prevede che il candidato a farne parte beva del sangue umano e sono soliti ricorrere a tortura e vendette. In Italia gestiscono il traffico di esseri umani, l’immigrazione clandestina e un giro di denaro miliardario. Di questa setta, insomma, avrebbe fatto parte anche il nigeriano morto a Fermo.

Rimane da capire per quale motivo, una volta arrivata sul tavolo della Procura la notizia, nessuno abbia disposto un approfondimento della questione. Al momento l’informativa sulla partecipazione di Emmanuel è rimasta lettera morta. Senza ulteriori conferme né smentite. Solo ieri, come riporta il Fatto, è stato aperto un fascicolo per associazione a delinquere per capire chi fossero quelle persone sedute poche panche dietro il ministro Maria Elena Boschi e il presidente Laura Boldrini.

Scende così una nuova ombra sul caso divenuto di rilevanza nazionale dopo la corsa di ministri e presidente della Camera a gridare il loro sdegno contro “l’omicidio razzista”. Amedeo Mancini, accusato di omicidio preterintenzionale, è ora agli arresti domiciliari e i suoi amici hanno aperto un conto per aiutarlo a sostenere le spese legali. In questi giorni è stato notificato il decreto che dispone il giudizio immediato per l’ultrà della Fermana. L’udienza è fissata per il 25 gennaio davanti alla Corte di Assise di Macerata. Intanto i difensori, entro il 2 dicembre, hanno tempo per optare per un rito alternativo. “Siamo sorpresi da quanto emerso dal fascicolo depositato dal Pubblico Ministero – dichiara a ilGiornale.it l’avvocato Francesco De Minicis – aspettiamo ora di vedere in quale senso andranno gli approfondimenti disposti”.

Giuseppe De Lorenzo – - Il giornale



   

 

 

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