Alfano: “Mantenere il dialogo con l’Islam, riconoscimento degli imam”

 

alfano“L’integrazione è un seme di pace per il futuro e bisogna dire basta agli Imam fai da te”. Così il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, al termine di una riunione con i rappresentanti delle maggiori comunità e associazioni islamiche in Italia. “Abbiamo approvato una serie di punti condivisi che serviranno per il dialogo”, ha aggiunto, spiegando che uno dei primi passaggi sarà il riconoscimento dei ministri di culto musulmani.

«Sono diversi i punti su cui abbiamo trovato un accordo – ha spiegato il titolare del Viminale – ma innanzitutto c’è il riconoscimento del ruolo di ministro di culto musulmano con decreto ministeriale previo accertamento dei requisiti: è un riconoscimento specifico per quegli imam che accetteranno di sottoporsi a una formazione che ovviamente non entrerà nell’ambito della dottrina di fede ma sarà una formazione dal punto di vista civico e nell’ambito delle regole italiane. Ci siamo trovati poi d’accordo con piacere sulla lingua: la predicazione dovrà avvenire in italiano e a questo si abbina un’altra serie di cose. A coloro i quali accetteranno di esser riconosciuti imam italiani sarà dato uno statuto che permetterà di darci una mano e di accedere in luoghi particolari, come le carceri o altri spazi protetti».

LA RISPOSTA DI MAGDI ALLAM

magdil’islam confligge con l’articolo 8 della Costituzione laddove, dopo aver premesso che “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge”, si precisa che “Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano”, e che “I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze”. Ebbene l’islam confligge con il nostro ordinamento giuridico nell’ambito del rispetto della sacralità della vita di tutti, della pari dignità tra uomo e donna, della libertà di scelta a partire dalla libertà religiosa. Così come l’islam non ha stipulato un’intesa con lo Stato.

Per un altro verso dobbiamo prendere atto che, pur nella doverosa distinzione tra persone che vanno sempre rispettate e religione che può essere legittimamente criticata, tra i terroristi islamici e i musulmani che non hanno a che fare con il terrorismo, noi siamo in guerra, una guerra scatenata dal terrorismo islamico. Ebbene nei confronti di chi sgozza, decapita, massacra e si fa esplodere, non ci sono alternative o fughe mentali, noi dobbiamo combattere contrapponendo la forza legittima degli eserciti nazionali per salvaguardare il nostro diritto basilare alla vita.

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