Esproprio case: il governo ritiri il decreto capestro

Banche e mutui: se con le tutele giudiziarie, sono cresciuti i pignoramenti ed esecuzioni immobiliari, che dal 2006 al 2014, hanno messo in mezzo ad una strada 110 mila famiglie, radendo al suolo  citta’ come Terni, Ancona, Bolzano, Novara, cosa accadra’ col far west delle 7 rate non pagate?

casa-PIGNORAMENTO

Le ultime ricerche su pignoramenti ed esecuzioni immobiliari, effettuati da Adusbef nei principali Tribunali, risalgono a fine 2014, con una crescita rispetto al 2013 di + 11,6%. Dal 2006 al 2014, con le tutele giudiziarie del diritto e l’articolo 2744 del Codice Civile, quel patto commissorio che tenta di riequilibrare la sproporzione contrattuale tra le banche, contraenti forti ed i consumatori, contraenti deboli costretti a sottoscrivere contratti di durata senza poterli modificare, sono state mandate all’asta bel 110.000 case, buttando nella disperazione altrettante famiglie in difficoltà economiche per la perdita di posto di lavoro o altri avvenimenti sfavorevoli.

Cosa potrà accadere con il far west del decreto Boschi, che ha cancellato l’articolo 2744 del codice civile, il cosiddetto “patto commissorio” e cioè “il patto col quale si conviene che, in mancanza del pagamento del credito nel termine fissato, la proprietà della cosa ipotecata o data in pegno passi al creditore”, sottraendo ai consumatori ed alle famiglie le tutele minimali esistenti, perr accelerare il recupero dei crediti inesigibili da parte degli istituti di credito ?

Adusbef e Federconsumatori, che riportano la ricerca su pignoramenti ed esecuzioni immobiliari del 19.11.2014, chiedono al governo di evitare un far west, che oltre a mettere in mezzo ad una strada decine di migliaia di famiglie in temporanee difficoltà economiche, impossibilitate ad onorare le rate di mutui e prestiti, rischia di pregiudicare i già pessimi rapporti di fiducia tra banche ed utenti, la cui reputazione con il salva banche e 130.000 famiglie espropriate, è a livelli minimi.

Se tra il 2008 ed il 2013 pignoramenti ed esecuzioni immobiliari sono aumentati di circa il 108,1%, arrivando a superare 47.000, Adusbef stima che per il 2014 – secondo i dati raccolti nei principali Tribunali alla data del 30 ottobre 2014 e proiettati al 31.12.2014 -, ci potrebbe essere una ulteriore crescita con un più 11,6%, avvicinandosi in tal modo al + 161% dal 2006 al 2014, con circa 110.000 case mandate all’asta ed altrettante famiglie gettate nella disperazione, da banche spietate quando devono gettare in mezzo ad una strada coloro che non riescono più a pagare le rate dei mutui.

Dopo l’impennata dei pignoramenti del 2013 passati a 47.157 (per i 35 tribunali monitorati) con un aumento di oltre il 10%, il nono rapporto Adusbef che – con fatica e spesso reticenza – è riuscita ad ottenere in forma verbale o scritta, l’andamento dei pignoramenti alla data del 30 ottobre 2014 (con proiezioni stimate a fine dicembre), registra un aumento di + 5.449 (+11,6) nel 2014, ossia 20 pignoramenti per giorno lavorativo, che li porta a 52.606. Fa riflettere comunque il fatto che – vista la rilevanza del fenomeno – i dati relativi ai pignoramenti non siano oggetto di specifica e periodica diffusione in forma disaggregata da parte del Ministro della Giustizia e delle rilevazioni Istat, in tutt’altre faccende affaccendati.

Nel monitoraggio su 35 principali Tribunali (per 32 di essi si sono registrati aumenti, per 3 come Avezzano, Bergamo e Taranto, diminuzioni). Il maggior aumento a Modena, con un + 1.008 pignoramenti ed una percentuale del + 34,9%;seguita da Sondrio (+33,3%); Sulmona (+23,9%); Frosinone (+22,1%); Ferrara (+21,3%); Pesaro (+20,4%); Catania (+18,7%); Monza (+15,2%), Cagliari (+14,9%). Le grandi città come Bologna (+13,3%) Torino (+10,8); Milano (+10,6%);Roma e Napoli (+10,4%); nella media nazionale. Bergamo registra una diminuzione di 235 pignoramenti stimati al 31.12.2014 ed un totale di 1.362; Taranto di – 33 ed un totale di 749; Avezzano -8 sul totale di 216.

Tra il 2006 e il 2007- data della prima rilevazione sui principali Tribunali italiani- la crescita dei pignoramenti è stata in media del 23%, con aumenti superiori al 20% nelle principali città italiane, a cominciare da Roma e Milano, con aumenti che sfioravano il 29% in centri come Napoli e Venezia e un picco del 41% a L’Aquila, con procedure immobiliari pari, secondo le stime Adusbef, al 3,5% del totale dei mutui, corrispondente, in valori assoluti, a circa 120 mila casi su 3,5 milioni di mutui erogati con un incremento che supera il 100% a partire dal 2008.

Se vengono sommati gli aumenti dei pignoramenti dal 2006 (+23%); 2007 (+19%); 2008 (+22,3%); 2009 (+ 15,7%); 2010 (boom del + 31,8%); 2011 (+5,2%); 2012 (+22,8%); 2013 (+10,3), 2014 (+ 11,6) arriviamo ad un incremento del + 161,7 per cento in nove anni, con la sparizione totale di una città come Ancona, Bolzano, Terni (o facendo un paragone con uno stato estero, tutti gli abitanti del KOSOVO) la disperazione di 110.000 famiglie che dopo aver fatto sacrifici, colpite dalla crisi sistemica prodotta dall’avidità dei banchieri, si ritrovano nella più totale disperazione per il continuo stillicidio di posti di lavoro falcidiati e per la riforma Fornero, con migliaia di esodati, senza stipendio né pensione.

(Adusbef – Federconsumatori)

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