La Messa di Natale si conclude inneggiando ad Allah «il Compassionevole, il Misericordioso»

fotogramma - islam - MILANO  11 Lug 2004 - STRANIERI ISLAMICI MUSULMANI DURANTE LA PREGHIERA DEL RAMADAN IN PIAZZA DEL DUOMO p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

di Ginaluca Veneziani

“La messa è finita, andate in pace”. “Nel nome di Cristo”. Doveva terminare così, come sempre – magari con un po’ di enfasi in più, visto che era la festa religiosa più importante dell’anno – la celebrazione natalizia nella chiesa San Martino di Rebbio, Comune in provincia di Como. E invece no, perché la messa è proseguita anche dopo la fine, oltre la benedizione, ed è continuata non con canti o lettura di salmi del Vangelo né con gli auguri tradizionali del prete, ma con la proclamazione – udite udite – di alcuni versetti del Corano, per celebrare, dopo la venuta di Cristo, anche la nascita del Profeta Maometto.

Come riporta il sito quicomo.it, il 25 dicembre scorso, appena il parroco don Giusto Della Valle ha chiuso la sua celebrazione, una giovane libanese, Nour Fayad, si è recata sull’altare recitando questi versi del testo sacro dei musulmani: «In nome di Iddio, il Compassionevole, il Misericordioso. Quando gli angeli dissero: “O Maria, Allah ti annuncia la lieta novella di una Parola da Lui proveniente: il suo nome è il Messia, Gesù figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell’Altro, uno dei più vicini» (versione islamica dell’Annunciazione di Cristo); subito dopo Abdul Aziz Hamze, presidente dell’associazione culturale Assirat, che riunisce la comunità musulmana sciita libanese, ha preso la parola, ricordando che quest’anno il Natale era anche una festa islamica («Quest’anno la data della nascita di Gesù coincide con quella del Profeta Muhammad, pace e benedizioni su di lui. Dio ha voluto che questi santi giorni coincidessero per farne un simbolo di vicinanza e fratellanza»); e poi ha invitato i presenti, sulla scia del dettato del Corano, ad «afferrarsi tutti insieme alla corda di Allah» e a «non dividervi tra voi», poiché se «tutti noi ci afferriamo alla Sua corda», «ci incamminiamo assieme sulla Sua retta via».

Fine della messa. Andate in pace. O forse no. La comunità parrocchiale guidata da don Della Valle ha insomma preso alla lettera e tradotto in pratica l’invito dell’Huffington Post a “celebrare insieme” quest’anno la festa del Natale con quella del Maulid, la nascita di Maometto. A fare insomma un bel minestrone religioso, che si dimentica dell’identità profondamente cristiana di quella festa, in nome della più trita islamofilia.

In primo luogo, viene da pensare se sia mai possibile il contrario. Se cioè, nel bel mezzo della festa del Ramadan, sia mai possibile celebrare, che so, la Pasqua cristiana all’interno di un Paese musulmano. Potrebbe accadere magari nel 2020, quando il Ramadan si svolgerà ad aprile, ma dubitiamo che qualche imam “interreligioso” sia disposto ad associare la Quaresima al digiuno musulmano…

In seconda istanza, a quanti blaterano di “dialogo tra le religioni”, bisognerebbe ricordare che è il Corano stesso a non volere e non predicare l’integrazione e il rispetto per le fedi altrui. Basterebbe leggere e interpretare alcuni versetti, come fatto da Magdi Cristiano Allam, per comprendere che il messaggio di Maometto è tutt’altro che un invito allo scambio e al riconoscimento di una radice comune tra le tre grandi fedi monoteistiche; anzi, pare un appello al dominio di una sola religione (quella vera) che deve sottomettere tutte le altre.

Ma il problema fondamentale è che questi recital polifonici e politicamente corretti in cui tutte le religioni sono rappresentate ci scippano il senso e l’identità profonda della nostra festa, il Natale, che celebra – lo ricordiamo a quanti non se ne fossero accorti o non ne fossero ancora convinti – la nascita di Gesù e quindi l’inizio del cristianesimo e della civiltà mediterranea, europea e occidentale che da lì si è dipartita, nonché del nostro stesso modo di vivere, di concepire l’essere umano e di intendere e misurare la storia. Né l’una né l’altro sarebbe stati gli stessi senza quell’Evento. Per i credenti, quella nascita ha rivoluzionato la storia della salvezza. Per i laici, quella nascita ha cambiato il corso della storia umana. In ogni caso, è un fatto che riguarda noi cristiani e noi figli di quella storia millenaria. E non ha niente a che fare con chi è nato e cresciuto in culture che al contrario negano i principi su cui si fonda la nostra religione e che disprezzano noi in quanto ne siamo i depositari.

Come abbiamo già avuto modo di scrivere, il Natale ormai o viene desacralizzato, laicizzato e perfino mutato di nome attraverso denominazioni orrende (vedi “Festa della luci”) o viene addomesticato e reso “meno offensivo” in chiave islamofila. In entrambi i casi, viene svuotato di senso, perdendo forma e sostanza, nome e contenuto.

Se Gesù Cristo rinascesse e tornasse sulla Terra, si incazzerebbe di brutto. E, come diceva il grande Enzo Jannacci, ci prenderebbe tutti a schiaffi.

L’INTRAPRENDENTE.it



   

 

 

2 Commenti per “La Messa di Natale si conclude inneggiando ad Allah «il Compassionevole, il Misericordioso»”

  1. E’ un’offesa a GESU’ il FIGLIO DI DIO e unico conformato al PADRE poiche’ i mussulmani rinnegano questo , ritengo una bestemmia .

  2. Amato Maria Carla

    Gesù non rinasce perché non è morto…..ma sta per tornare sulla terra ..e allora sono cazzi….per molti!

Commenti chiusi

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