Alessi fuori, Tommy “dentro”?

di Barbara Benedettelli

Nel 2016, grazie allo scadere dei termini per la richiesta, Mario Alessi potrebbe avere la possibilità di lavorare esternamente al carcere. Se ne parlò nel 2013, poi silenzio. Se ne riparlò nel maggio del 2015 e poi ancora silenzio. C’è chi mi fa notare che sto tirando fuori una notizia vecchia. Anche La Rabbia e l’orgoglio di Oriana Fallaci è un libro “vecchio”, ma quanta verità? Quanto avremmo potuto evitare se l’avessimo ascoltata? Nel 2013 venne fuori la notizia della possibilità per Alessi di usufruire del lavoro esterno al carcere. Ci siamo indignati appena letto e poi stop. Finita lì. Poi una vecchia notizia circola sulla rete, vai a vedere e ti accorgi che allo scadere dei termini per quella richiesta mancano pochi mesi. Pochissimi. Che facciamo? Ci indigniamo quando Alessi è già fuori o ci indigniamo adesso per ricordare ai giudici che cosa ha fatto questo uomo e che valore ha la vita umana?

tommy

Credo che le battaglie vadano fatte prima che le cose accadano. Indignarsi dopo non serve. Mario Alessi è stato condannato all’ergastolo per l’uccisione del piccolo Tommy. E ricordo che ha ucciso il bambino mentre era in attesa del terzo grado di giudizio ( per essere poi definitivamente condannato anche per quel procedimento penale) per stupro, rapina a mano armata e rapimento. Aveva rapito una coppia insieme a un complice, stuprato lei e costretto lui ad assistere legato ad un albero. Grazie all’In-giustizia italiana, nonostante due condanne e la pericolosità sociale, poteva lavorare tranquillamente con il solo obbligo di rientro a casa a un determinato orario. Durante quella libertà “condizionata” aveva potuto spezzare per sempre la vita di un bimbo e della sua famiglia.

Vogliamo ridargli quella stessa libertà? Chi la pensa diversamente da me affermerà che Alessi è cambiato. Che merita la seconda possibilità che non ha dato a tante altre persone. Possibile che sia cambiato, anche se ho seri dubbi in merito. Ma poco importa se si dà un valore reale alla vita umana. Ovvero tu stai dentro tot anni ( per intero) perché quello è il valore, il “prezzo” che la società ha deciso di dare alla vita. Il prezzo che paghi è la libertà. Punto.

La cosa paradossale è che sconti non se ne fanno sui diamanti, per esempio. Sulla benzina, sul cibo. Quando vai a comprare la carne al supermercato manco lo chiedi se ti fanno lo sconto. Sai che il suo valore non è negoziabile. Invece accettiamo che si facciano sconti su sconti a chi ha reciso la vita altrui. Assurdo.

Quale prezzo diamo alla nostra vita? Alla vita di un bambino e della sua famiglia? davvero bastano pochi anni di libertà negata? Possiamo accettare che un uomo che ha commesso il più terribile e grave dei delitti possa uscire dal carcere mentre un bambino di pochi mesi e suo padre restino “dentro” a una tomba per sempre? Io non lo accetto. Non la considero giustizia. Il paese che considera la libertà un bene superiore alla vita è assurdo. La vita non può avere un “prezzo” così basso.

Martin Luther King diceva ”Io vi scongiuro di essere indignati”. ” L’indignazione ha bisogno della memoria come del pane e dell’aria” scrive invece Don Ciotti a La Repubblica, dopo la morte di Saveria, avvenuta nel marzo del 2001. Io credo che indignarsi per ciò che è profondamente ingiusto sia un dovere civile, un modo che ognuno ha di provare a fare qualcosa, anche piccola, per cambiare le cose.



   

 

 

1 Commento per “Alessi fuori, Tommy “dentro”?”

  1. Grazie a 70 anni di coglionate ipocrite (e corrotte) della sinistra e di imbelli di centro e di destra non funziona proprio piú nulla nella “giustizia”. Questo ha ammazzato a vangate sul collo un bimbo di un anno con la febbre perché piangeva, per quel che mi riguarda l’avrei messo direttamente in un tritacarne per mangimi animali (chiedo perdono, ma la mia pietà cristiana in questi casi si ingrippa …)

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