Martina Levato, Crepet: Atto barbarico allontanare il bimbo dalla madre

“Un atto barbarico. Se si allontana un bambino appena nato dalla mamma, impedendo il contatto fisico nelle prime ore di vita del piccolo ci sono controindicazioni sia per la mamma che per il neonato”.

 

crepet

 

Ne è convinto lo psichiatra Paolo Crepet, intervistato da LaPresse, commentando la decisione del Tribunale dei minori di Milano di allontanare subito dopo la nascita, con un provvedimento d’urgenza, il figlio dalla ‘ragazza dell’acido’ Martina Levato.Come valuta la scelta del magistrato? E’ davvero nell’interesse del bambino? Ci devono essere delle ragioni terribili. Non so chi l’abbia ordinato, ma si prende delle gravi responsabilità.

Siccome non credo che Martina sia dell’Isis, ci devono essere delle ragioni gravi o gravissime. In questo caso è una decisione ben calibrata? Non la capisco. Martina ha commesso dei reati ed è stata, credo, giustamente condannata per un fatto gravissimo, che però riguarda la sua vita, non il suo ruolo di madre. Il bambino non centra niente con l’acido. Almeno in questa fase, quindi, non capisco perché toglierglielo. L’unica ipotesi che posso prendere in considerazione, anche se non credo sia questo il caso, è che abbia manifestato odio o volontà di nuocere al piccolo.

E’ vero che il bimbo risentirebbe ancora di più dello ‘strappo’ nel caso di una futura adozione? Martina non è rimasta incinta certo due giorni fa. Che dovesse partorire, non ci voleva Marconi per capirlo. I giudici avevano tutti questi mesi per chiedersi cosa fare. Il quesito ce lo poniamo ora che il bambino è nato? Che Paese siamo?Questo distacco, quindi, non può essere spiegato nell’ottica dell’interesse del minore? Non c’è un interesse del minore, a meno che non fosse stato già deciso in precedenza un percorso che stabiliva che il bambino, dopo la nascita, fosse messo in una struttura in attesa di essere adottato. C’era tutto il tempo per valutare e decidere, e una volta nato il bambino, si iniziava la procedura già stabilita, mentre, come al solito, si è deciso di fare tutto all’ultimo minuto a Ferragosto.



   

 

 

4 Commenti per “Martina Levato, Crepet: Atto barbarico allontanare il bimbo dalla madre”

  1. Ma che cavolo dice costui, se la signora e il suo compagno ha fatto un gesto del genere buttare l’acido e quanto glie ne ha buttato addosso a una persona basta vedere le foto sul portone e sul muro o sui filmati delle TV, secondo me c’è l’interesse del bambino a non sapere chi realmente era sua Madre e suo Padre due esseri S……….i, x l’intenzioni di fare con ferocia del male a un essere umano, Ergastolo a vita x entrambi.

  2. mi scusi professore, ma come si può pensare di fidarsi a lasciare un bambino…

  3. Gabriele Bartolucci

    Condivido, ma solo parzialemente il pensiero di Crepet non per una questione di merito specifico ma generale: abbiamo, come al soltio, accesso un riflettore su di un caso specifico per cui, secondo Crepet, è una barbarie separare il bambino appena nato dalla madre, (nel caso specifico, ricoridamolo, una delinquente “acidificatrice” insieme al suo compagno,di un malcapitato ex e stranamente per l’italica prassi, entrambi condannati). Il bambino non c’entra: questo è chiaro (ed a partire dalla storia della Franzoni, certo questa scelta appare un po strana.) E’ una barbarie anche per tutti i bambini rifiutati alla nascita, essere separati della loro madre, immagino, ma di quelle barbarie la chi si cura? Nessuno. Anzi, tutti diciamo che, meglio quello che il cassonetto delle immondizie e dove sta la differenza? la differenza sta nel fatto che non è della sofferenza del bambino che ci si cura ma è di quella di chi della separazione si lamenta, per cui in questo caso: madre, famiglia paterna, famiglia materna e avvocati tutti. Del bambino nessuno parla perchè il bambino, come al solito, non ha voce e se ce l’avesse in questo caso, dovrebbe averla anche negli altri, per cui, meglio che non ce l’abbia, mai! Inoltre, di nuovo guardando il dito, dimentichiamo di vedere la luna: dei 54.000 minori (forse, dato che il dato non è chiaro) strappati alle loro familglie e parcheggiati in comunità, case famiglia, strutture protette, e famiglie affidatarie, del dolore che provano quelli e le loro famiglie, perchè non si parla mai? Quanti di quelli che si trovano in queste condizioni meritano davvero di starci e per quanti di loro potrebbero trovarsi soluzioni alternative ma non vi è chi con serietà se ne occupi?

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