In Italia chiudono centrali elettriche una dopo l’altra, 1000 lavoratori a rischio

 

 

La ripresa non esiste. Sono più di 500 i lavoratori delle centrali italiane provenienti da tutta Italia, che chiederanno a gran voce un piano per gestire “l’allarme lavoro” di oltre 10000 addetti in un settore, quello termoelettrico, che la crisi rischia di travolgere, dove solo pochi anni fa era inimmaginabile che ciò accadesse. “Un effetto dirompente – denunciano i segretari generali di Filctem, Flaei, Uiltec Emilio Miceli, Carlo De Masi, Paolo Pirani in una lettera al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, ai ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico, ai presidenti delle commissioni Attività Produttive e Industria di Camera e Senato – dovuto senz’altro alla crisi che non accenna a diminuire, al calo dei consumi, oltre che alla mancata pianificazione energetica che ha provocato, fino ad oggi, la perdita di migliaia di posti di lavoro e che, se non adeguatamente affrontata, continuerà a creare disoccupazione diretta e nell’indotto”.

Secondo i primi dati provvisori nel 2014 la domanda di energia elettrica ha registrato a parità di calendario e temperatura una flessione del 2,1% rispetto al 2013. Lo riferisce una nota di Terna la società che gestisce la rete di trasporto nazionale.

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L’azienda dice anche che, per quanto riguarda dicembre 2014, “la domanda di energia elettrica ha fatto registrare una flessione del 2,9%, a parità di temperatura, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Non considerando le rettifiche per temperatura – quasi un grado centigrado in più rispetto a dicembre 2013 – e a parità di giorni lavorativi (20), la richiesta di 25,6 miliardi di kWh corrisponde a una flessione del 3,4%”.



   

 

 

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