…E per tetto un cielo di illusioni

«Considero il mondo per quello che è, Graziano: un palcoscenico sul quale ciascuno recita la propria parte.» (Il mercante di Venezia, William Shakespeare)
Modena, 25 aprile 2015.

senzatetto
Una giornata di festa, per tanti e per alcuni solo un nuovo giorno per
sopravvivere. Un giorno primaverile, tante persone vestite a festa che
gironzolano tra vetrine e luoghi di ristoro. Un aperitivo prima di pranzo, ristoranti
prenotati. I pochi aperti. Si prevedono festeggiamenti nel primo pomeriggio ma a
mezzogiorno le strade sono quasi completamente deserte a parte qualche
commensale che si affretta.

Un ragazzo modestamente vestito mi si avvicina,
chiede qualche spicciolo ma con reticenza, quasi avesse il timore di disturbare o
forse, il suo, è solo imbarazzo. Franco ha quarantadue anni ed è italiano,
istruzione media come tanti. Vive per strada. Domando a Franco se vuole di
raccontare la sua storia, accetta di buon grado. Come fosse l’occasione che
aspettava. Franco (il nome è di fantasia) quasi due anni fa viveva in un bilocale
in periferia, lavorava saltuariamente con contratti a progetto nel settore
biomedicale. E’ stato definitivamente liquidato dall’azienda, quando questa ha
dovuto chiudere alcuni stabili dopo il sisma, ha continuato a cercare e,
raramente ha trovato qualche lavoro saltuario in altri ambiti.

La situazione è degenerata quando è arrivato lo sfratto. Da un giorno all’altro e nello stesso
lasso di tempo si è trovato in mezzo ad una strada. Domando se per caso non
può contare su un aiuto da parte di amici e parenti, ma la risposta è lapidaria:
Franco non ha nessuno. Quello che una decina di anni fa poteva essere il caso
isolato ora è per tanti, più di quanti si possa immaginare una realtà. Ci sediamo
sotto ad un portico e iniziamo la nostra lunga conversazione, noto che ha un
bisogno di parlare incredibile, con enfasi e rammarico, ma qualcosa mi fa
pensare anche che ci sia un’enorme speranza

Non parla con rancore, ma con
stupore del governo che lo ha abbandonato e con lucidità mi spiega di come
non venga da esso considerato un problema, ma un fastidio da eliminare. Di
come sia l’emarginazione sociale che in lui prende forma e non rimane solo un
qualcosa di astratto. La paura e lo sdegno che incontra quotidianamente. Non
parla di diritti Franco, per lui sono solo lettera morta, parla del freddo che uccide
altri senzatetto come lui, di come la crudeltà e l’ignoranza si accaniscano con
lui, sempre con lui. L’ignoranza e la malvagità prendono forma nei visi di giovani
scapestrati che la notte, ubriachi o alterati dalle sostanze stupefacenti trovano il
loro divertimento nello scherno, nella violenza fisica e perfino nel furto dei pochi
oggetti che ancora possiede. Tutto ciò accade nella civilissima Modena, la notte.

Della ricerca quotidiana di cibo, vestiario. Dello sconosciuto che ti tende la
mano, dei tanti rifiuti infastiditi. Raramente Franco chiede denaro, si vergogna.
Una dignità che molti “integrati” si sognano. Nemmeno il razzismo lo tocca, non
recrimina. “Per strada siamo tutti fratelli” Mi dice, non lo interessano temi come
l’immigrazione clandestina e i diritti che vantano gli sfollati e che procurano faide
intestine tra poveri. No. Franco non nega nulla a nessuno. Vorrebbe solo
qualcosa, anche per lui, il buonsenso spesso si trova in luoghi inaspettati e da
voci invisibili che non possono, non riescono ad urlare. Quando la voce degli
invisibili è inudibile sta a noi fare in modo che prenda forza, se serve, che arrivi
anche a gridare.
Claudia Zuffi

 



   

 

 

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