La nuova dottrina ecologista contagia pure gli anglicani

Pope Francis receives Queen Elizabeth II

Un grande impegno per costruire un movimento globale interreligioso per la lotta al cambiamento climatico  e la protezione delle persone più vulnerabili. E’ la sfida lanciata da Papa Francesco (ormai la chiesa non si occupa piu’ di anime) con la conferenza sul cambiamento climatico “Protect the Earth, Dignify Humanity: The Moral Dimensions of Climate Change and Sustainable Development”, convocata dalla Santa Sede alla presenza di leader mondiali, esperti climatici e rappresentanti religiosi.

La Chiesa d’Inghliterra, madre degli 80 milioni di anglicani nel mondo, batte la Chiesa Cattolica sul tempo e si tinge di verde. Prima che Papa Francesco formalizzi nella prossima enciclica la sua dottrina ambientalista, basata sulla bufala del riscaldamento globale,  i cugini scismatici di Londra ritirano gli investimenti che avevano nelle fonti di energia piu’ inquinanti come il carbone e le cosiddette sabbie bituminose da cui si estrae petrolio.

Papa: movimento globale interreligioso per la lotta ai cambiamenti climatici

In pratica la Chiesa d’Ingliterra vendera’ 12 milioni di sterline di azioni in societa’ che estraggono carbone e trattano le sabbie bituminose. I presuli anglicani hanno anche deciso che non investiranno piu’ in societa il cui fatturato sia per piu’ del 10% legato a fonti energetiche fossili.
Non solo. I tre fondi che curano le ricchezze della Chiesa d’Inghilterra, incluso il fondo pensionistico da 9 miliardi di sterline, aumenteranno’ gli investimenti in compagnie a bassa emissione di carbonio. (ovvero favoriranno la lobby green)

Catastrofismo climatico: non riescono a prevedere una nevicata prima di 10 giorni, né l’eruzione di un vulcano o un terremoto, ma danno per certo un aumento della temperatura di 4 gradi su 90 anni!

Se L’innalzamento delle temperature proseguira’ al ritmo attuale (in realtà le temperature sono inchiodate e non vi è alcun aumento), una specie su sei di animali e piante (il 16%) e’ a rischio di estinzione entro il 2100. Le zone del pianeta piu’ a rischio sono quelle dove al momento la biodiversita’ e’ maggiore: Sud America, Australia e Nuova Zelanda“. E’ quanto emerge da uno studio pubblicato su Science (dove si pubblica a pagamento qualsiasi cosa) secondo il quale se le emissioni di gas serra non saranno controllate e ridotte la temperatura’ globale salira’ di 4,3 gradi sopra il livello pre-industriale (fino ‘800) entro il 2100.
Secondo i catastrofisti preveggenti,  l’aumento della temperatura di 0,9 gradi espone al rischio di estinzione il 2.8% di piante ed animali. Se l’aumento e’ del 2% il rischio sale al 5,2%, per arrivare al 16% (una specie su 6) con piu’ di 4 gradi.

La terra è viva milioni anni, con tutte le piante, gli animali e le varie specie che compaiono e scompaiono nel corso del tempo. E’ così da sempre. Pare che gli “scienziati” lo abbiano dimenticato.



   

 

 

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