Vietare per legge il pagamento del riscatto all’estero. Intanto che fare con Greta e Vanessa?

GRETA-VANESSA

di Piero Laporta

Se il sequestro avviene in Italia, la magistratura blocca i beni del sequestrato: cioè gli uomini dello Stato si frappongono fra l’interesse dei rapitori a incassare denari e quello della famiglia del rapito a liberare l’ostaggio, privilegiando il superiore interesse dello Stato ad affermare la legalità e la propria dignità.

Il Palazzo decide, opera, perpetra. Mentre vi preoccupate per il piccolo peculato d’uso d’un aereo di Stato (piccolo per i loro appetiti) volano riscatti milionari e voi cittadini, gonzi e cretini ve la prendete con Greta e Vanessa

Se invece il sequestro avviene all’estero, ISIS o non ISIS, si va affermando dai tempi del primo governo Berlusconi, una perversa consuetudine: l’affermazione della legalità e della dignità dello Stato passano in secondo piano e gli stessi uomini dello Stato, che sul suolo patrio stroncherebbero ogni mercato umanitario, pagano il riscatto milionario coi soldi dell’erario, cioè coi nostri. Gli uomini dello Stato quindi, accantonando il superiore interesse dello Stato, tra l’altro violano anche il principio costituzionale di uguaglianza, poiché mentre i cittadini rapiti in Italia non possono neppure pagarsi il riscatto coi propri soldi (così rischiando la vita e in tantissimi casi perdendola), i cittadini rapiti all’estero – spesso imputabili di colpevole leggerezza – vengono liberati con soldi pubblici. Il contrasto e l’illogicità fra la seconda e la prima situazione brillano senza possibilità di giustificazione.

Se gli uomini dello Stato hanno due comportamenti così platealmente in contrasto, la spiegazione è una sola: nel primo caso la difesa del superiore interesse dello Stato è conveniente garantirla poiché ci rimette il rapito e ci rimette il rapitore; nel secondo caso la difesa del superiore interesse dello Stato non è garantita e occorre domandarsi perché. Non è pensabile che gli uomini dello Stato vogliano fare l’interesse del rapitore terrorista. Sussiste dunque un interesse ulteriore, assente nel primo caso – positivo, concreto e inconfessato – il quale non riguarda né il rapito né il rapitore. Tale interesse è dunque entro le pieghe più oscure dello Stato e della politica che ne regola le azioni.

Chi sono gli interessati alla compravendita? Quanti maneggiano il denaro al di fuori di ogni controllo contabile, di merito e di metodo.
Le cifre che si sussurrano per i pagamenti dei riscatti precedenti e le larghe chiazze d’ombra nelle spiegazioni ufficiali di tutti i rapimenti giustificano i peggiori sospetti. D’altronde, un paese i cui partiti speculano anche sulle case di riposo e sui centri di accoglienza, appare quanto meno ingenuo presumerlo al riparo dalle ghiotte occasioni come i riscatti, pagati in contanti e fuori da ogni controllo.

Osservate le facce della politica mentre concionano dalla tivvù o mentre sciano beatamente a nostre spese, chiedetevi se sia inverosimile che si facciano sfuggire la possibilità di arrotondare il salario con una cresta sui riscatti. Non bisogna stupirsi: come stiamo spesso osservando negli ultimi tempi, il Palazzo considera stupidi i cittadini. Il Palazzo è incline al mistero proprio come fosse una divinità. Il Palazzo decide, opera, perpetra mentre vi preoccupate magari per il piccolo peculato d’uso d’un aereo di Stato (piccolo per i loro appetiti) volano riscatti milionari e voi cittadini, gonzi e cretini, ve la prendete con ISIS, Greta e Vanessa. Nulla è meglio che metterci gli uni contro gli altri, dopo tutto.

Non basta. Le fangose cronache della corruzione insegnano che quanti rubano per i partiti raramente, molto raramente trascurano di rubare per se stessi e per i padroni dei partiti. Un dettaglio non trascurabile: ogni volta che si paga un riscatto, l’ammontare di esso è tenuto segretissimo. Perché? una spiegazione apparentemente plausibile è che, così facendo, si tiene nascosta la cifra su cui si è negoziato evitando che cresca di volta in volta. E se fosse lievitata comunque?

Conclusione? In attesa di una legge che, ISIS o non ISIS, vieti il pagamento di riscatti all’estero, se proprio questa volta si deve pagare il riscatto per le due giulive, lo si faccia alla luce del sole. Visto che qualcuno s’affrettò a mettere su Youtube un filmato col chiaro scopo di spingere per il pagamento – e non sono stati i terroristi – un’elementare e onesta prudenza suggerisce d’affidare la trattativa a un nucleo di Carabinieri e a Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, conducendo il negoziato in piena trasparenza.

Sembrerà probabilmente di pagare più delle volte precedenti – e non mancheranno i soliti “esperti” a sottolinearlo – ma se si andasse a controllare davvero il denaro contante fluito in precedenza fra Roma e i terroristi, forse ci si renderebbe conto di poter fare risparmi a sei zeri. Si dirà: che cosa c’entra l’Autorità Nazionale Anticorruzione se la corruzione non è provata ancora? Suvvia, meglio portarsi avanti col lavoro.



   

 

 

1 Commento per “Vietare per legge il pagamento del riscatto all’estero. Intanto che fare con Greta e Vanessa?”

  1. pagheranno !la liberazione di quelle due verrà pagata con i nostri soldi .

Commenti chiusi

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