A Latina è la mafia ad avere in subappalto le intercettazioni

Ma la Commissione antimafia preferisce processare Piero Sansonetti
bindi

La Commissione Antimafia, con la sua ineffabile presidentessa Rosy Bindi e il suo vice Claudio Fava, sembrano avercela in particolare maniera contro il direttore del “Garantista” Piero Sansonetti. Lo ha raccontato lui stesso oggi in un articolo che paragonava la propria audizione davanti all’organismo parlamentare a una seduta di un tribunale speciale del fascismo.

Sansonetti era “imputato” di alcune scelte editoriali tra cui quella di avere intervistato il figlio di un boss e dato spazio alle notizie sul pentimento e la ritrattazione di un altro criminale della ‘ndrangheta. Più di avere svolto una serie di inchieste in Calabria. E da ultimo di avere un editore molto interessato agli appalti. Anche se sembra non ne abbia ricevuto alcuno contrariamente alle notizie di cui era in possesso la Commissione stessa.

Va detto che Sansonetti da tempo è nel mirino del partito trasversale della forca (specie per gli avversari politici) dopo la polemica aperta con il procuratore capo di Reggio Calabria Nicola Gratteri a proposito delle riforme un po’ autoritarie che quest’ultimo si dice avrebbe in mente. Almeno dopo che Renzi lo ha messo a dirigere una commissione consultiva ad hoc per riformare i codici penali e di procedura penale.

Sia come sia, fare il processo alle intenzioni a Sansonetti oltre che esercizio di pura inutilità qualcuno può vederlo anche come un attacco alla libertà di stampa da parte di chi dentro alla Commissione sembra fare di tutto per volere rinfocolare la vecchia polemica sui “professionisti dell’antimafia” he già tanti guai portò al grande Leonardo Sciascia.

E questo quando la commissione stessa ha stasera ascoltato invece una storia veramente inquietante su cui varrebbe la pena di concentrarsi lasciando perdere le polemiche con i giornalisti.

Di che si tratta? E’ presto detto: in Italia ci sono realtà come latina dove è più difficile fare indagini sulla criminalità organizzata perché può capitare anche che suoi presunti esponenti abbiano avuto il subappalto dalle rispettive procure dei servizi di ascolto e intercettazione ambientale e telefonica.

Il caso raccontato da Michele Prestipino, procuratore aggiunto a Roma e autore materiale dell’inchiesta “Mafia capitale”, è veramente incredibile: trattasi infatti dell’ arresto di un estorsore con tanto di giubbotto anti proiettile, il quale addosso aveva una chiavetta usb contenente un decreto del gip di autorizzazione a compiere intercettazioni ai danni dei boss di una certa cosca. E nella stessa ci stavano anche i primi brogliacci di un’attività investigativa ancora in corso e iniziata da poco.

Una volta arrestato e identificato, questo signore aveva tirato fuori anche un finto tesserino del Mossad e altre amenità del genere.

Per farla breve Prestipino ha raccontato alla Commissione antimafia che questa persona è risultata poi lavorare per una ditta che aveva le concessioni in subappalto di tutte le intercettazioni nella zona di Latina. Ha anche aggiunto che casi del genere sono già capitati in altre situazioni e in altre parti d’Italia. C’è insomma un mercato del conto terzismo delle intercettazioni che può finire in mano alla malavita organizzata e ci sono personaggi di quel tipo in grado di ascoltare la gente indagata e ostacolare di sicuro le indagini. Concentrandosi su Sansonetti e le sue campagne di stampa garantiste in Calabria, invece che su storie come quella appena narrata, l’organismo politico presieduto da Rosy Bindi dimostra di non capire quali siano le priorità della istituzione che oramai ha una tradizione secolare nel Parlamento italiano.

di Dimitri Buffa – 11 dicembre 2014  –  italia-24news.it



   

 

 

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