A confronto sul Sinodo della Famiglia – Intervista ad Aldo Maria Valli

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Aldo Maria Valli
Le sorprese di Dio-I giorni della rivoluzione di Francesco
Con Francesco a Santa Marta
In famiglia con Papa Francesco

Casa editrice Ancora

Aldo Maria Valli (Rho, 1958) è vaticanista al Tg1, dopo esserlo stato per undici anni al Tg3. Collaboratore di quotidiani e riviste, ha scritto numerosi libri che si occupano di religione, famiglia, mass media.


INTERVISTA AD ALDO MARIA VALLI, LUNEDI’ 10 NOVEMBRE 2014 (a cura di Luca Balduzzi)

Come primo argomento di discussione con e fra i vescovi, Papa Francesco ha voluto individuare quello della famiglia… perché, secondo lei, era così importante cominciare proprio da questo aspetto?
La pastorale della famiglia è un tema particolarmente urgente perché le trasformazioni in questo campo sono state profonde e rapidissime, tanto da determinare un preoccupante scollamento tra le direttive della Chiesa e il comportamento concreto di uomini e donne del nostro tempo, comprese tante persone che continuano a dirsi credenti e cattoliche. Papa Francesco, consapevole di questi problemi, ha fortemente voluto condurre un’ampia consultazione attraverso un questionario e poi ha deciso di convocare un sinodo articolato in due tappe, così da consentire un vero approfondimento e di avere una visuale ampia. Da qui è nata anche la sua richiesta, rivolta a tutti i padri sinodali, di parlare con parresia, ovvero con libertà e franchezza, nello spirito del Concilio Vaticano II, così come l’idea di convocare, assieme ad alcuni esperti, coppie di laici cattolici in grado di riferire la loro esperienza diretta.

Come era prevedibile, alcuni punti del dibattito hanno evidenziato alcune legittime differenze di vedute fra i vescovi. Seguendo la Relatio synodi, il primo è stato quello della possibilità di accesso ai sacramenti della confessione e dell’Eucaristia da parte delle coppie divorziate e risposate. Una situazione per cui si riconosce la necessità di discernimento e di accompagnamento
Nei confronti dei divorziati risposati civilmente la Chiesa ha sempre chiesto di agire con misericordia, evitando in tutti i modi di farli sentire esclusi. Ora si è posta in modo diretto la questione circa la possibilità di riammetterli alla comunione eucaristica e qui si sono scontrate due visioni: da un lato quella di chi pensa che il divieto debba comunque avere il sopravvento, perché ogni distinguo potrebbe aprire la strada a pericolosi cedimenti, dall’altro quella di chi ritiene invece che sia importante consentire un ritorno al sacramento, magari attraverso un cammino penitenziale. Entrambe le posizioni possono contare su valide ragioni, come ha sottolineato lo stesso papa Francesco. Si tratta infatti di prendere per mano queste persone senza tuttavia introdurre principi contrari all’indissolubilità del matrimonio. Nel corso del sinodo del 2015 saranno individuate possibili soluzioni e sarà poi il papa a decidere. E’ importante in ogni caso che la Chiesa si sia interrogata apertamente, attraverso una discussione libera.

Per il momento, però, i vescovi si sono espressi per un’accoglienza non generalizzata, “frenando” alcune aperture di Papa Francesco nella direzione di cogliere alcuni segni dei tempi
Il papa sapeva che ci sarebbero state resistenze: le aveva messe in preventivo e, anzi, le aveva apertamente sollecitate, chiedendo a tutti di parlare con franchezza, senza il timore di poter provocare un dispiacere al pontefice stesso. Credo che questo obiettivo sia stato raggiunto. I sinodi, in passato, sono stati troppo spesso ingessati entro schemi precostituiti. In questo caso, per la prima volta, si è avuto un vero dibattito, anche appassionato.

Segue il punto sulle unioni omosessuali. Papa Francesco aveva già invitato a riflettere su quanto sia troppo semplice giudicare certe situazioni a priori…
Sulle unioni tra persone dello stesso sesso una parte dei padri sinodali si è spinta molto avanti, affermando che si possono riscontrare elementi di verità e di santità anche nei comportamenti più lontani da quanto la Chiesa considera lecito. E’ una posizione che richiama da vicino quella espressa dal Concilio Vaticano II a proposito delle confessioni non cristiane. Comprensibile quindi che alcuni padri abbiano espresso tutta la loro preoccupazione per una simile apertura. Penso che siamo soltanto all’inizio di un confronto che continuerà fino al prossimo sinodo, previsto per l’ottobre 2015, ma, anche in questo caso, è molto importante che le carte siano state messe sul tavolo, a viso aperto.

Mi sembra comunque significativo il fatto che, anche su questi aspetti, si sia palesata una maggioranza, assoluta ma comunque una maggioranza, disponibile all’approfondimento e al confronto…
Al di là del numero di voti ottenuti dai tre paragrafi “caldi” su divorziati risposati e omosessuali, questo sinodo ha detto che la Chiesa non è chiusa in se stessa, isolata dal mondo, preoccupata solo di far calare dall’alto i propri giudizi. E’ invece una Chiesa missionaria e dunque in cammino accanto a tutti gli uomini e a tutte le donne. Una Chiesa che, come il samaritano, si china sulle ferite reali e le cura. Il messaggio è passato, la gente lo ha recepito. Certo, alcuni settori minoritari, legati agli ambienti tradizionalisti, ne sono rimasti scandalizzati, ma questo è sempre successo e sempre succederà. Quando il papa cita il racconto evangelico del pastore che lascia novantanove pecore nell’ovile per cercare quella che si è smarrita, dice: “Noi oggi ne abbiamo una, ci mancano le novantanove!” E’ una realtà che nessuno può mettere in discussione. Allora, qual è la strada per parlare alle novantanove che stanno fuori? Il papa pensa che ce ne sia una sola: quella della misericordia e dell’accoglienza. Se, al contrario, si procedesse solo sulla strada della legge, la Chiesa non avrebbe futuro. Certo, in tal modo si corrono molti rischi, ma Francesco ha detto di preferire una Chiesa un po’ incidentata a una lontana: i cattolici devono “sporcarsi le mani” per “andare a trovare i fratelli e le sorelle che sono lontani”, e pazienza se qualcuno sparlerà.

Che cosa è lecito aspettarsi, ora, nella discussione su questi argomenti, da qui al Sinodo ordinario?
La discussione continuerà e la partita è tutta da giocare, ma c’è un pericolo: che certe correnti possano giocare sporco, mettendo in campo lobby e gruppi di pressione in modo da favorire spaccature e di far prevalere la logica dello scontro rispetto a quella del confronto. Alcune avvisaglie ci sono già state. Il papa si trova a fare da arbitro in una situazione per nulla facile. Dovrà agire con molta sapienza, ma lo saprà fare, perché conosce molto bene la realtà della Chiesa ed ha capacità di governo.



   

 

 

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