Terrorismo, Alfano: “Isis è una minaccia concreta per l’Italia e per Roma”

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9 settembre – “La minaccia dell’Is è globale e il suo principale obiettivo è l’Occidente. L’Italia è la culla della cristianità e Roma è spesso evocata nei messaggi di al-Bagdhadi ai suoi seguaci. La nostra capitale è richiamata con valore simbolico. Non si può minimizzare il senso di questa minaccia concreta”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Angelino Alfano riferendo alla Camera sulla minaccia del terrorismo internazionale.

“Altri elementi di rischio – ha proseguito Alfano – sono dati dal fatto che l’Italia non ha mai fatto mancare il suo appoggio nelle iniziative militari internazionali contro il terrorismo. Gli indicatori che ho citato richiamano alla massima attenzione verso ogni segnale premonitore di rischio anche nei confronti degli interessi italiani all’estero”.

“Il terrorismo – ha sottolineato – è sovversione di valori assoluti, di diritti e libertà. Nella sua versione odierna”, in questa ”veste anche europea è una nuova minaccia. Questa sfida alla sicurezza globale necessita di una risposta globale. Di fronte abbiamo una organizzazione spietata con numeri e mezzi senza precedenti, che espone la comunità cristiana a persecuzioni”.

Occorre rafforzare il sistema legislativo e adeguarlo a questa minaccia – ha dichiarato Alfano -. Anche nella legislazione di prevenzione serve un affinamento di queste disposizioni. Nel Regno Unito si discute di misure un grado di bloccare sospetti alla frontiera e ritirare il passaporto. Anche Spagna e altri paesi si stanno attrezzando in questo senso. Si parla di misure in grado di intervenire su quanti sono avvicinati dall’estremismo e quanti ritornano dopo aver combattuto per gli estremisti”.

“L’Italia – ha proseguito – è al centro di un crocevia di questi flussi, e il nostro Paese ha investito forze significative in questo senso. E’ impensabile che un paese possa fronteggiare da solo questa minaccia. Sono convinto che serva una strategia modulare tra i paesi continentali più coinvolti”.

Lo Stato islamico, ha detto il ministro dell’Interno, si propone di controllare un territorio e ha pretese di Stato. L’organizzazione si nutre di “flussi finanziari derivanti dalle attività illegali quali sequestri e contrabbando. A differenza di altre organizzazioni, l’Is ha un meccanismo di reclutamento elastico che ha generato la figura dei “foreign fighters”, di solito immigrati di seconda generazione ai quali viene promessa stabilità anche economica”, una volta trasferitisi nei territori interessati dall’espansione dell’Is.

Alfano ha poi aggiunto: “Alcuni ritengono che si contino circa diecimila uomini nelle fila dell’Is, altre fonti parlano di centomila. Questa forte approssimazione è frutto dei metodi di reclutamento e riguarda anche” i cittadini occidentali reclutati all’estero. Per ora risultano 48 italiani identificati che fanno parte dei combattenti dello Stato Islamico: tra questi Giuliano del Nievo, deceduto in battaglia e un cittadino marocchino naturalizzato italiano”.

“Punto di particolare delicatezza è quello degli sbarchi. Potrebbero giungere persone – ha sottolineato Alfano – legate alla minaccia del terrorismo. Se è vero che ad oggi non è stata rilevata nessun rischio concreto in questo senso è anche vero che non si può escludere. Quanto fatto dall’Is ci spiega che il lungo cammino della democrazia nel mondo non si è ancora concluso. Compito del governo è fare dell’Italia un paese sicuro, ce la metteremo tutta e ce la faremo”.



   

 

 

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