Ucraina, Obama minaccia: “Isoleremo la Russia, un intervento militare costerebbe caro a Mosca”

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3 mar. – Il presidente americano minaccia di “isolare” la Russia se dovesse portare avanti un intervento militare in Ucraina. Gli Stati Uniti stanno esaminando una serie di “iniziative economiche e diplomatiche” che isoleranno Mosca, ha sottolineato Barack Obama, nel corso di una conferenza stampa alla Casa Bianca con il premier israeliano, Benjamin Netanyahu. Con un intervento militare in Ucraina, ha poi avvertito il presidente Usa, la Russia si metterebbe “dal lato sbagliato della storia”.

Barack Obama ha rinnovato la sua “profonda preoccupazione” per la situazione in Crimea e ha sottolineato che un intervento militare russo costerebbe caro a Mosca. “E’ il momento per loro di considerare se possono giovare ai loro interessi, ricorrendo alla diplomazia al posto della forza”, ha avvertito il presidente americano nel corso di una conferenza stampa alla Casa Bianca con il premier israeliano, Benjamin Netanyahu.

Obama ha inoltre rivolto un appello al Congresso affinche’ approvi un in tempi rapidi provvedimenti di assistenza alla popolazione ucraina. (AGI)

La diplomazia cerca di trovare una via d’uscita a quella che e’ la peggiore crisi tra Mosca e l’Occidente dai tempi della guerra fredda. Anche oggi la repubblica autonoma di Crimea ha vissuto ore di estrema tensione a causa di un ultimatum russo, poi smentito, che preannunciava una “tempesta” all’alba di domani.
La flotta russa del Mar Nero che ha occupato il porto di Sebastopoli, ha chiarito di non avere piani di attacco alle unita’ militari ucraine in Crimea, smentendo di fatto l’ultimatum con cui, secondo la Difesa di Kiev, aveva chiesto alle forze ucraine di arrendersi entro l’alba di domani.
“Sarebbe una pericolosa escalation di tensione, ha commentato il Dipartimento di Stato Usa, che ha avvertito: la Russia sarebbe da noi considerata direttamente responsabile”. Mosca considera inaccettabili le minacce Usa di isolamento, mentre stasera si riunisce il Consiglio di sicurezza dell’Onu.

Giovedi’ prossimo invece i capi di Stato e di governo dell’Unione europea si riuniranno a Bruxelles per un vertice straordinario. La decisione e’ stata presa oggi dai ministri degli Esteri dei 28 che si sono riuniti a Bruxelles. Dalla riunione non e’ emersa una visione comune sulle eventuali sanzioni contro Mosca, che invece Washington sembra piu’ decisa a varare. Dopo l’incontro, il capo della diplomazia dell’Ue Catherine Ashton ha chiesto alla Russia di ritirare le sue truppe dalle basi militari della Crimea e avviare un dialogo con il governo ucraino. Ashton sara’ domani a Kiev, dove e’ atteso anche il segretario di Stato Usa John Kerry, per l’ennesima missione diplomatica. Ma prima l’Alto rappresentante Ue incontrera’ a Madrid il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, il quale ha visto a Ginevra l’omologo tedesco Frank-Walter Steinmeier.

Il Cancelliere tedesco Angela Merkel, nel corso di una telefonata con il presidente americano, Barack Obama, ha affermato che il presidente russo Vladimir Putin, “ha perso il senso della realta’”. Da Kiev intanto, il presidente a interim Oleksandr Turchinov ha avvertito che la presenza russa in Crimea sta aumentando, e ha chiesto a Mosca di fermare le azioni di “aggressione e pirateria. Questo e’ un crimine e ne risponderete”, ha detto. La situazione in alcune regioni dell’est e del sud del Paese e’ “difficile” ma ancora “sotto controllo”, ha aggiunto riferendosi alle azioni dei filo-russi in alcune regioni ucraine. Gli Stati Uniti stanno gia’ preparando sanzioni, ha annunciato il Dipartimento di Stato americano, sottolineando che e’ disponibile “un’ampia gamma” di opzioni.

Il vice presidente Joe Biden ha messo in guardia il primo ministro russo Dmitry Medvedev sul “crescente isolamento politico ed economico” cui la Russia andra’ incontro se non ritirera’ le proprie forze dall’Ucraina. Tra i due c’e’ stata una lunga telefonata, avvenuta su iniziativa Usa. Il premier russo ha difeso l’intervento in Crimea con la “necessita’ di proteggere gli interessi di tutti i cittadini ucraini”, ivi compresi quelli della penisola ribelle, come pure quelli “dei cittadini russi che vivono” nella Repubblica ex sovietica. Il ministro degli Esteri polacco ha fatto sapere che la’Ue e’ d’accordo a considerare sanzioni contro la Russia se non ci sara’ una de-escalation in Crimea.

Ma le posizioni a Bruxelles non sembrano per ora univoche: la maggioranza dei paesi (fra gli altri anche Italia, Germania, Francia) si sarebbe espressa contro. Si spera che la posizione europea si chiarisca giovedi’ nel vertice dei capi di Stato e di governo. Sulla riunione di oggi riferira’ domani in Parlamento il ministro degli Esteri Federica Mogherini al termine della riunione. “Non esiste l’opzione di una soluzione militare”, ha chiarito il ministro.
I 28 confidano di trovare una soluzione.

Da parte sua la Russia non cede, promette di rimanere in Crimea fino a quando i diritti della minoranza russa saranno rispettati; il neo-primo ministro della Repubblica ex sovietica, Arseniy Yatsenyuk, replica che non cedera’ la Crimea a nessuno. La tensione resta alta mentre i mercati piombano in rosso. Il rublo ha toccato un nuovo minimo storico contro il dollaro, mentre l’indice Micex della borsa di Mosca ha perso quasi l’11%. La Crimea intanto, anche se non e’ stato sparato neanche un colpo, e’ sotto il controllo russo. Due basi militari ucraine sono circondate e installazioni-chiave come aeroporti sono occupate e serpeggia il timore che la crisi possa allargarsi a Est. Le guardie di frontiera ucraine hanno segnalato un ammassarsi di veicoli corazzati sul lato russo dello stretto di Kerch, il sottile canale che divide la Crimea dal territorio russo. Alle navi russe delle flotte del Mar Baltico e del Nord si sono unite a quelle della flotta del mar Nero nel porto di Sebastopoli. Secondo un portavoce del governo filo-russo della penisola, e’ passata sotto il comando diretto delle autorita’ ribelli anche la base aerea numero 204 di Belbek, alle porte di Sebastopoli, la principale della Crimea. Il portavoce ha aggiunto che sono ormai circa seimila i militari schieratisi con la Repubblica autonoma. (AGI) .



   

 

 

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