Neurologo Usa: la sindrome da iperattività non esiste

il 56 per cento degli specialisti che hanno inserito la sindrome da iperattività nel manuale delle malattie mentali hanno legami con case farmaceutiche indirettamente beneficiarie della creazione della nuova diagnosi

bambini14 genn – Ne soffre un ragazzino americano su sette. Secondo le stime dei Centers for Disease Control and Prevention, due terzi di quanti ricevono la diagnosi vengono curati con stimolanti e anfetamine. Negli Stati Uniti e’ la seconda malattia cronica dell’infanzia dopo l’asma. Eppure, secondo un luminare della neurologia di Chicago, la famigerata Adhd (sindrome da iperattività’ e deficit di attenzione) non esiste. La malattia delle nuove generazioni sarebbe in realtà’ una collezione di una ventina di condizioni diverse, alcune banali altre meno: dalla miopia, alla depressione, al disordine bipolare. Ciascuna delle quali necessita un trattamento specifico.

Il nuovo libro di Richard Saul, “Adhd Does not Exist”, ha ricevuto una accoglienza glaciale negli Usa dove milioni di giovanissimi e meno giovani vengono curati con il Ritalin o l’Adderall, tant’e’ che a volte le scorte dei farmaci vanno in esaurimento. Per arrivare alle sue conclusioni, il neurologo si e’ basato su trent’anni di pazienti che si sono rivolti a lui lamentando scarsa capacita’ di concentrazione.

Il medico si e’ accorto che le ragioni della distrazione cronica erano estremamente diverse: una ragazzina era miope e non riusciva a leggere bene la lavagna, un altro, che non seguiva con attenzione le lezioni di matematica, era più avanti del resto della classe ed e’ “guarito” una volta spostato con un gruppo più avanzato. Alcuni avevano problemi di udito. Per altri la diagnosi “ombrello” nascondeva altre malattie: la sindrome di Tourette, l’autismo, la sindrome ossessiva-compulsiva, dislessia e altre difficolta’ di apprendimento. Usualmente l’Adhd viene diagnosticata tra i tre e i sette anni.

Troppi medici, secondo Saul, prescrivono gli stimolanti dopo un esame superficiale del paziente. D’accordo con lui altri studiosi: notando un aumento del 66 per cento delle diagnosi tra 2000 e 2010 l’esperto inglese Simon Sinek ha osservato che “siamo di fronte a una generazione diventata dipendente dagli effetti di sms, e-mail e altre attività’ online che stimolano la dopamina”.

E anche negli Usa si cominciano a registrare voci di dissenso: Mailyn Wedge, una psicoterapeuta che si batte contro chi somministra Ritalin come se fossero caramelle, ha notato che il 56 per cento degli specialisti che hanno inserito l’Adhd nel manuale delle malattie mentali hanno legami con case farmaceutiche indirettamente beneficiarie della creazione della nuova diagnosi. ansa



   

 

 

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