Criminologo Bruno: le violenze sulle donne sono legate a fattori culturali

bruno23 nov. – “Gli uomini hanno nel sangue la propensione ad uccidere. L’uomo e’ un potenziale assassino. Di tutti, uomini e donne”. E’ l’avvertimento che Francesco Bruno, criminologo e psichiatra, lancia in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Secondo Bruno, i casi di violenza sono legati alla cultura patriarcale, ancora fortemente radicata nella nostra societa’, che mostra “le donne come soggetti deboli che devono rispondere continuamente ai bisogni degli uomini”, mentre gli uomini “continuano a fare quello che vogliono”.

Un fenomeno culturale di cui tutti gli uomini sono schiavi. Se alcuni, comunque, “non commettono violenza sulle donne perche’ la trovano una vigliaccheria”, altri invece nel momento in cui si trovano “in astio con la donna, la puniscono perche’ trovano facile farlo”. “Anche se esistono queste due categorie di uomini – spiega Bruno all’AGI – le donne devono capire che tutti gli uomini possono diventare assassini, anche quelli gentili in apparenza“.

Nella maggior parte dei casi, Bruno evidenzia come le violenze siano legate a fattori culturali e non a patologie. “Certo, ci sono anche casi in cui gli uomini violenti sono gia’ affetti da malattie mentali – continua – ma il piu’ delle volte le violenze sono legate a situazioni tra uomo e donna che si complicano. Basta poco per far scattare un gesto violento. Anche davanti alla decisione della donna di lasciare il suo uomo, porta a casi di femminicidio. La paura che l’uomo ha di rimanere solo. O ancora la gelosia, per esempio”.

Per quanto riguarda le forme di prevenzione da violenze sulle donne, Bruno parla chiaro: “La violenza si puo’ evitare se la societa’ sara’ capace di evolversi superando definitivamente l’attaccamento alla cultura patriarcale per dirigersi verso una condivisa. Al momento – spiega – donne e uomini non hanno pari opportunita’, anche se nel corso degli anni ci sono state diverse rivoluzioni scientifiche, come quelle che hanno riguardato il controllo delle nascite, che hanno determinato la volonta’ della donna a raggiungere pari opportunita’ rispetto agli uomini. Queste innovazioni hanno portato loro a declamare diritti in fondo ai quali c’e’ liberta’ dall’oppressione. Ma questo potra’ avvenire solo quando la societa’ sara’ disposta a cambiare.

Bisogna partire dalla famiglia, dalla scuola e infine dalla societa’, che sono tre settori in forte crisi, per far si che qualcosa cambi. Bisogna dire – ricorda Bruno – che gli uomini sono cresciuti dalle donne. Spesso i bambini si trovano in una famiglia in cui la donna sta a casa e l’uomo lavora. Ecco – conclude – la prima cosa da fare e’ abituare i bimbi a vedere i genitori nelle stesse situazioni”. .



   

 

 

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