Letta: cedere la sovranità nazionale per una nuova sovranita’ sovranazionale, europea

27 ott. – “La nostra comunita’ non puo’ piu’ concedersi il lusso di lasciare qualcuno indietro”. E’ quanto, fra l’altro, osserva il presidente del Consiglio Enrico Letta in un lungo intervento sul supplemento del Corriere della Sera, “la Lettura”. “E cio’ – spiega – non per un nostalgico afflato di egualitarismo omologante ma per necessita’, direi per convenienza: per essere piu’ forte e competitiva, per non pagare ancora il prezzo delle disuguaglianze che si allargano e divengono sempre piu’ incolmabili, disegnando il profilo di una societa’ bloccata, immobile, senza equita’ ne’ speranza”.Diseguaglianze “che rischiano di travolgere il cuore stesso dell’Occidente, quel ceto medio protagonista, in passato, di decenni di progresso ininterrotto e che oggi, per paradosso, proprio del progresso tecnologico rischia di pagare il conto piu’ salato”, osserva ancora.

“A ben vedere, c’e’, in questa accezione di comunita’ e di relazione, anche molto del senso del ‘whatever it takes’ di Draghi, nonche’ la sfida piu’ ambiziosa che attende l’Ue nei prossimi mesi. Anche nell’Europa del dopo-crisi nessuno puo’ rimanere indietro – ammonisce Letta – vale per gli Stati membri in difficolta’, vale per le disuguaglianze tra Paesi e dentro i Paesi. Solo se l’Europa e’ realmente unita e solidale anche su questo puo’, richiamando le parole del capo dello Stato Napolitano al meeting di Rimini, evitare di finire ‘sommersa’ dalle trasformazioni della contemporaneita’. E solo cosi’ si puo’ richiedere con maggiore credibilita’ alle persone e agli Stati di rispettare le regole, di condividere le responsabilita’, di essere aperti al confronto e alla competizione”.

“Solo cosi’, tornando a un’altra complessa transizione, si puo’ passare dall’austerita’ alla crescita e anche, piu’ in prospettiva, da un modello di welfare esemplare ma non piu’ sostenibile a un paradigma di redistribuzione della ricchezza e del benessere nuovo anche se ancora da definire – scrive il premier Letta – E’ l’Europa democratica da costruire. A partire dal completamento, effettivo senza piu’ esitazioni, delle unioni bancaria, fiscale, economica, politica.

Per farcela dobbiamo condurre una battaglia, appunto, politica: cedere – e far cedere – sovranita’ nazionale – scrive Letta – per essere parte di una nuova sovranita’ sovranazionale, europea”. “Questa battaglia si vince democraticamente: dobbiamo persuadere i cittadini europei che dare vita all’unione politica non e’ avere nuovi vincoli, ma, al contrario, produrre politiche uniformi per il sostegno all’occupazione o dare possibilita’ di impiego e riconoscimento dei talenti oggi dispersi e frustrati. Gli europei, si'”, aggiunge Letta. “Fare l’Europa e’ oggi ‘fare gli europei’ e colmare cosi’ la distanza enorme tra l’europeismo convinto di intellettuali e politici e la vita reale dei cittadini.

Significa battere i populismi con l’Europa ‘popolare’, cioe’ col consenso dei popoli. Significa trovare risposte di governo.
Per questo dobbiamo portare, come stiamo facendo, anche a livello europeo alcune priorita’ che ci siamo dati, in questi mesi, per il nostro Paese: lavoro, welfare, istruzione, ambiente, innovazione, agenda digitale”. “Ci impegneremo su questo e lo faremo vivendo il semestre di Presidenza italiano dell’Unione come l’occasione per guidare il percorso verso il cambiamento”. “Lo furono, per motivi diversi, i semestri del 1985, col Consiglio di Milano che pose le basi per l’Atto Unico Europeo, e quello del 1990 che, con il Consiglio di Roma, spiano’ la strada a Maastricht”, ricorda il premier. “Oggi se possibile la posta in palio e’ ancor piu’ alta. E’ l’opportunita’, unica, di dare corpo e sostanza – magari con lo stesso spirito di C?uer e fors’anche con la stessa leggerezza – al piu’ grande progetto politico delle nostre generazioni: gli Stati Uniti d’Europa”, scrive ancora. (AGI) .

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16 Commenti per “Letta: cedere la sovranità nazionale per una nuova sovranita’ sovranazionale, europea”

  1. Claudio Zapparoli

    Come si può ancora credere in questa EUROPA dove non esiste eguaglianza tra i paesi che ne fanno parte, dove una Germania, oggi più forte di quando esisteva il terzo reich grazie alla moneta comune (EURO) affoga nella miseria i paesi più deboli come Grecia, Italia, Spagna ecc. No Onorevole Letta, cedere la nostra sovranità ad una utopica EU (Europa Unita) equivale a darsi la zappa sui piedi e fare finta di non sentire il dolore. Noi Italiani vogliamo che la nostra sovranità svenduta con la menzogna di Prodi e D’Alema ci venga restituita, e lo stesso vale per la sovranità monetaria, nazionalizzando la Banca d’Italia svenduta a privati senza scrupoli che tutto fanno e pensano per il loro marcio tornaconto e niente fanno per la comunità dei cittadini Italiani, sempre più poveri e sempre più alla gogna dei signori della casta politica servi delle banche e delle Lobbi massoniche, dei Bilderberg, dei Rothshild, e degli Ebrei Sionisti. No onorevole Letta lei sta eseguendo gli ordini impartiti dall’ELITE e vuole convincere noi poveri Italiani che tutto questo si giusto ed indispensabile, è ora di smetterla con le menzogne dicendo che con il prossimo anno ci sarà una ripresa economica mentre sa benissimo che sarà ancora peggio di questo 2013.

  2. Ma questo lecchino di cosa parla, cosa dobbiamo cedere, tanta gente è morta per l’Italia e questa merda vorrebbe cedere ancora sovranità nazionale.
    Perchè non lo fuciliamo per alto tradimento contro la patria?

  3. L’alto tradimento è ancora un reato?Se lo è allora si applichino IMMEDIATAMENTE le norme vigenti,con conseguenti sanzioni per i colpevoli!

  4. Stefania D'Arco

    L’unico modo per uscire da questo baratro è SOSPENDERE IL TRATTATO DI MASTRICHT per poter essere liberi di operare economicamente per la ripresa della nostra Nazione.Abbiamo facoltà di farlo e dovremmo secondo me sbrigarci a chiedere un referendum popolare su questo argomento,dato che la attuale classe politica al potere non ha intenzione di liberarci dalle catene.

  5. Inorridisco!!!!

  6. Tito Romagnoli

    Mi fa paura solo a pensarci !
    Sarebbe come se ogni italiano venisse espropriato di tutti i suoi beni, compresa la propria Patria Italia, con tutte le Sue diversità di bellezza(Arte, posizione geografica nella Sua diversità, Clima, Storia e così via), un popolo laborioso e orgoglioso di essere italiano, con talenti, industrie di alta tecnologia e per tutto questo siamo invidiati da molti Stati del mondo.
    Sì ! Migliorare l’Europa unita, per quanto concerne, Unione Monetaria, Economica, Commerciale, Bancaria, Politica e quanto altro possibile, ma non toccare assolutamente la “Sovranità Nazionale dell’Italia degli italiani”.
    Non dimentichiamo mai di onorare chi ha difeso e onorato sempre anche con la propria vita la nostra Patria Italia. Scherza il Sig. Presidente Letta ?
    Provi a chiederlo agli: Americani, Giapponesi, Indiani, Cinesi, Russi…., sentirà la risposta giusta ! Romagnoli Tito.

  7. Povera la mia Italia !!!!!!!!!! anch’ io come Piero non trovo le parole…. mi inca…. e basta. Ma come siamo potuti arrivare a questo punto. E dire che Tu Letta hai anche una faccia da brava persona…contrariamente alle iene che ti ritrovi nel tuo partito…Penso comunque faccia parte di un disegno scritto e sottoscritto una trentina di anni fà… ma come ci avete fregato bene!!!!

  8. ma quante assurdita’ scritte, lo sapra’ il Letta ed i suoi omologhi europei di sinistra che ormai il consenso popolare se lo sono giocato da un pezzo, c’e’ solo una unica realta’: l’ avanzata della DESTRA NAZIONALISTA IDENTITARIA che li travolgera’ tutti, e lui ed i suoi colleghi europei lo sanno benissimo e ne sono totalmente terrorizzati. Ecco l’ unica realta’ che esiste.

  9. Letta, lustrascarpe della finanza internazionale, cameriere dei banchieri e dei massoni, pupazzo manovrato dal puparo Napolitano che invita a cedere la sovranità nazionale.
    Migliaia di italiani sono morti per difendere la sovranità della nostra Nazione e questo cialtrone suggerisce di cederla. Delinquente.

  10. Quello che mi stupisce nelle parole di Letta è che ci sarebbe ancora un pò di sovranità da cedere;io veramente credevo che già da un pezzo fosse già stata svenduta del tutto!

  11. “Il deficit della competenza è l’unico deficit veramente pubblico a cui ogni individuo dovrebbe prestare attenzione”.
    Sono giunto a questa deduzione attraverso un percorso nel quale ho coinvolto in primis la mia famiglia e di pari passo amici e conoscenti, devo dire con grande difficoltà, dovuta soprattutto alla riluttanza di questi miei interlocutori a relazionarsi su questioni secondo loro troppo complesse e noiose, e delle quali, quindi, non vogliono interessarsi; oppure, hanno convinzioni talmente contrarie e radicate da definirti eretico .
    Sono nato e vissuto in una famiglia borghese benestante in una zona del nord Italia la quale nel corso degli anni si era fortemente industrializzata. Mio padre e suo fratello, erano proprietari di un’azienda manifatturiera fondata nel 1850; nonostante il passaggio attraverso cambiamenti epocali, questa azienda rimase in vita, quali furono le dinamiche che le permisero di sopravvivere nei momenti più difficili?
    Ho vissuto beatamente cinquant’anni della mia vita senza averne la minima idea, e di quale fosse la grande differenza tra la microeconomia e le politiche macroeconomiche. Mi ritrovo oggi a confrontarmi quotidianamente con persone che mi ricordano e rispecchiano quello che ero: cioè convinto di essere l’unico creatore delle mie fortune o delle mie sfortune; convinzione decisamente superficiale!!
    Motivo principale del mio disinteresse è riconducibile al fatto che nessuno nel corso degli anni, soprattutto a scuola, mi ha fatto comprendere quanto fosse importante e necessario capire il funzionamento dei sistemi monetari, i quali, capisco solo ora, siano di fondamentale valore e regolatori delle nostre esistenze.
    Prima di arrivare a queste conclusioni, ho vissuto trent’anni all’interno del sistema industriale e commerciale senza capire le dinamiche che permettevano a famiglie ed imprese di poter vivere dignitosamente.
    Mi sono lasciato trasportare dagli eventi senza accorgermi di quello che stava succedendo. La mia unica convinzione imprenditoriale era una sola: ho la capacità di raggiungere qualunque obbiettivo. Ma non si può solo AVERE la capacità, senza ESSERE in condizione di capire quali altri fattori contribuiscono al raggiungimento degli obbiettivi stessi.
    Gli interrogativi che mi sono posto dopo una vita da imprenditore trascorsa a creare opportunità di reddito ad altre famiglie così come alla mia, sono i seguenti. Perché ad un certo punto non sono stato più in grado di risolvere i problemi gestionali inerenti all’attività svolta? Perché non ho più avuto opportunità di vendita? Perché ho dovuto chiudere l’azienda manifatturiera di famiglia? Perché le famiglie ora non hanno un reddito sufficiente per arrivare a fine mese e quindi sono impossibilitate ad acquistare quello che hanno prodotto? Perché ora devo chiudere l’attività commerciale intrapresa successivamente con la mia compagna? Perché ai nostri figli che si affacciano al mondo del lavoro vengono imposti impieghi con stipendi che non garantiscono nessun tipo di indipendenza, se non con l’aiuto della famiglia a sua volta in difficoltà?
    La risposta più comune di solito è: Governo ladro, colpa della casta, colpa di quello o di quell’altro; il mio punto di vista è che la colpa sia da ricondurre a noi tutti, e soprattutto alla mia incapacità di capire la democrazia. I parlamenti eletti con votazioni democratiche non sono altro che lo specchio di quello che siamo noi.
    La democrazia ci è stata consegnata su un piatto d’argento molto tempo fa, ma noi famiglie e imprenditori non abbiamo avuto la capacità di utilizzare questo fantastico strumento con la giusta determinazione e competenza.

    Per molti decenni ho ritenuto che l’unica mia responsabilità fosse quella di delegare attraverso il voto la gestione del sistema Governativo, senza preoccuparmi che io stesso dovevo avere ben chiare almeno le basi e i principi fondamentali di quelle politiche economiche, monetarie, sociali che coloro a cui avevo concesso il mio voto, colpevoli di incompetenza, lo avrebbero implementato. Questa è la mia risposta ai numerosi interrogativi precedenti.
    Ma più precisamente: come potevano l’industria e le attività commerciali creare reddito sufficiente, e per gli imprenditori e per le famiglie, negli anni 70/80? Un imprenditore non può fare a meno di una forza lavoro e viceversa. Industria e famiglie sono parte dello stesso contenitore macroeconomico, egualmente utili e indispensabili. Chi ci permetteva di essere così gagliardi, chi dava all’industria la capacità di spesa per dare reddito alle famiglie e il conseguente risparmio che ne derivava? Non certo il solo saldo delle partite correnti, cioè la differenza contabile tra le importazioni e le esportazioni.
    Rammento, in un periodo molto lontano della mia vita il momento in cui il tessuto industriale e non solo, venne distrutto da un alluvione. Era il 1968, avevo solo 8 anni, ma è ancora vivo in me il ricordo di quale fu la devastazione che ebbi modo di osservare nei giorni seguenti. La furia di quell’evento atmosferico non aveva risparmiato nulla: strade piene di fango, ponti crollati, frane ovunque che purtroppo, in diversi casi, avevano portato via con sé le case e i componenti delle famiglie che le abitavano. Un disastro. Molti furono i feriti e molti perirono, inoltre, la capacità produttiva industriale e commerciale di un’area molto vasta, era stata gravemente devastata.
    Come sempre accade, ed in parte bisogna riconoscerlo, il merito della ricostruzione andò alla sola capacità dei singoli individui di tirarsi su le maniche, e al sistema industriale in condizione di risolvere ogni problema attraverso le proprie capacità imprenditoriali. Ora, attraverso i miei ricordi vorrei riportare alla mente di chi ha vissuto situazioni simili alcune considerazioni.
    Come avremmo potuto fare senza un aiuto esterno, riportare in vita quello che era andato totalmente distrutto? Chi avrebbe ricostruito e con quali soldi, i ponti, le strade, le case, le aziende? Chi avrebbe ripulito e smaltito quelle montagne di macerie, come avrebbero potuto i comuni ripristinare le fognature i collegamenti stradali, gli acquedotti?
    Quell’aiuto esterno non poteva arrivare che dal SISTEMA GOVERNATIVO. Quest’ultimo risolse attraverso un cospicuo intervento finanziario i problemi che a noi, imprese e famiglie, erano letteralmente piovuti addosso.
    Centinaia di militari, pagati dallo Stato, con i loro potenti mezzi, ruspe, gru, macchine movimento terra, a ripristinare la viabilità, smaltendo macerie, aiutati dalle numerose aziende locali che operavano nel settore specifico , ricordo anche la presenza di numerosi studenti universitari provenienti da ogni parte d’Italia, che armati di pale e picchi si prodigarono ad aiutare come potevano. Senza contare i conti correnti aperti ai comuni per gestire l’unità di crisi dal SISTEMA GOVERNATIVO.
    Mi sono chiesto solo ora, come avrebbe potuto lo STATO gestire quella mole di spese? TASSANDOCI? O immettendo nuova liquidità al netto,(nella contabilità dello Stato viene erroneamente denominata debito pubblico) permettendoci di ricostruire tutto.
    Per l’azienda di famiglia dai racconti di mio padre, quella nuova liquidità fu un consistente aiuto Governativo a fondo perduto, con il quale dopo aver ripristinato i danni causati dall’alluvione, tale aiuto economico servì per effettuare nuovi investimenti produttivi, e inoltre mantenere e creare nuovi posti di lavoro, e non fummo sicuramente gli unici privilegiati.
    Come ho potuto dimenticare?
    Sovente accade, che molti ricordi si vanno a fissare in una parte nascosta della nostra mente e li dimentichiamo, ma non si cancellano: rimangono semplicemente in attesa di rivivere, ma dovremo avere onestà intellettuale di valutarli attentamente nel momento in cui si ripresentano.
    Ricordo un periodo della mia adolescenza in cui conobbi dei ragazzi di un paese vicino. Fra questi uno in particolare con cui ho recentemente ricordato alcune situazioni che la mia mente aveva dimenticato, ma non cancellato.
    Una sera poco tempo fa di fronte alla sua officina ci trovammo a discutere come facevamo quarant’anni prima. Parlammo dei problemi di lavoro ed economici che purtroppo sono diventati pensieri ricorrenti in ognuno di noi.
    La discussione è subito volta verso l’impossibilità di continuare a portare avanti un’ impresa con un livello di tassazione come quello attuale, associato al concomitante calo del lavoro, ed ha iniziato ad imprecare contro il governo (ladro), i politicanti, i cinesi, l’incapacità dello Stato di attuare politiche in grado di rilanciare l’economia, i soliti discorsi insomma.
    A questo punto gli ricordai, quando appoggiati allo stesso muretto molto tempo prima, la situazione fosse diversa, e chiesi:
    – Ti ricordi quando contavamo a decine le macchine della SIP (Società Italiana per l’esercizio Telefonico, già Società Idroelettrica Piemontese)e dell’ENEL, che parcheggiavano nella tua officina nei posti che gli avevate assegnato?

    Certo che mi ricordo, ma non capisco cosa c’entri con la crisi attuale.

    – Rammenti che tutti i mesi dall’ufficio della tua officina venivano emesse fatture per l’affitto dei posteggi, intestate alla SIP e all’ENEL(aziende Governative) e chissà quante altre per i lavori effettuati ai loro mezzi, cambi olio, sostituzione pneumatici, manutenzioni varie; e ricordo che molti dei dipendenti Sip e ENEL ti portavano le proprie autovetture a riparare.

    – E’ vero erano proprio bei tempi , ma… non capisco dove vuoi arrivare.

    – Un’ attimo piano piano ci arriviamo. Ricordi quando ci arrivò la lettera di chiamata alle armi?
    – Ricordi da chi erano prodotti i capi di abbigliamento che indossavamo? Drop, abbigliamento ginnico, mimetica, camicie, mutandoni, flanelle, scarpe ginniche, calze, cappelli, guanti.
    – Ricordo perfettamente erano prodotti da aziende manifatturiere vicino a casa dove lavoravano praticamente tutti i clienti dell’officina. Addirittura anche il cappello!
    – Quindi, è un po’ più chiaro il Governo ladro cosa faceva a noi famiglie e imprese?

    – No.

    – Il Governo ti dava lavoro, e regolarmente accreditava il conto corrente della tua officina per l’ammontare dell’affitto dei posti auto, e delle lavorazioni che effettuavi ai suoi mezzi, così come accreditava i conti correnti dei suoi dipendenti, che quando necessario ti portavano a riparare la loro autovettura.
    – La stessa cosa accadeva nelle industrie manifatturiere che davano lavoro a migliaia di persone. Aggiungo inoltre che venivano prodotte sempre nella nostra zona, oltre alle divise militari, quelle di Alitalia, delle ferrovie dello Stato, dei postini, dell’Enel e di tutto quello che serviva allo Stato per vestire chi decideva di lavorare per esso e molto altro.

    – Ora non dico assolutamente che lo Stato doveva essere il nostro unico cliente, non sarebbe assolutamente giusto, ma semplicemente ci aiutava a mantenere le nostre aziende arricchendo un po’ tutti, altresì a farci crescere, e adempire ad uno dei suoi compiti primari, mantenere sempre alto il livello occupazionale.

    – Si va bene ora ho capito, ma cosa è successo allora in tutto questo tempo? In quel periodo davo lavoro a tre meccanici, ci lavoravo io, mio padre, e tre suoi fratelli, e sovente insegnavamo il lavoro a degli apprendisti (apprendistato), che fra l’altro una volta imparato il mestiere aprivano un’officina per conto loro, e non pensavo che avrebbero potuto portarmi via lavoro, poiché era sempre molto più di quello che eravamo in condizione di fare. Ora fatico a mantenere un solo meccanico, e molti miei colleghi chiudono.

    – Purtroppo abbiamo smesso di pensare, di partecipare alla politica, ai problemi sociali. La nostra attenzione è solamente rivolta a noi stessi, alla nostra onnipotenza, e così facendo abbiamo contribuito ad accrescere a dismisura il nostro “deficit”.

    – Ecco il deficit pubblico. Quello che non riusciremo mai a pagare e neanche mio figlio e nemmeno i miei nipoti. Lo dice sempre la televisione e lo scrivono anche i giornali, boia di un governo ladro…

    – Si vabbè… non quel deficit, IL DEFICIT DELLE COMPETENZE…

    Da questo breve dialogo, si comprende quanto sia difficile relazionarsi su questioni direi fondamentali, ma delle quali abbiamo conoscenze troppo superficiali; talmente superficiali da essere da me considerate ininfluenti, al punto che nel corso degli anni ho permesso con le mie azioni l’eliminazione delle capacità dello Stato a gestire le operazioni di carattere macroeconomico che ho precedentemente descritte, e più precisamente la domanda aggregata interna, in parole più semplici la capacità di spesa e di risparmio di famiglie ed imprese.
    Erano gli inizi degli anni 80 ed entrai nell’azienda di famiglia per imparare quali erano i processi produttivi, conoscere i collaboratori, e successivamente i clienti ed i fornitori, linfa vitale di ogni impresa.
    L’Italia in quel periodo era settima potenza al mondo e prima nazione per quel che riguardava il risparmio privato all’interno del sistema bancario. Per il sistema industriale Italiano un periodo particolarmente felice.
    Ricordo mio zio, non perdeva occasione per sottolineare che avevamo un socio non gradito, e soprattutto inutile che pretendeva ogni anno attraverso la tassazione una buona parte dei nostri guadagni, Lo Stato, questo sconosciuto…
    Non ricordo però problemi di sorta, nella gestione economica dell’azienda. Malgrado la presenza di questo socio così scomodo, nonostante tutte le tasse e gli oneri sociali che mio zio continuava a rammentarmi che ci toglievano il respiro, posso affermare che non stavamo affatto soffocando, anzi, eravamo in ottima salute. L’ordinaria amministrazione era gestita senza la necessità di linee di credito, e il sistema bancario era esclusivamente utilizzato per fare transitare incassi e pagamenti.

    Ho vissuto per quarant’anni all’interno di un contenitore di pensiero, dove ogni suo componente in ogni concetto contabile afferma; è la tassazione che fornisce al governo le entrate di cui ha bisogno per poter spendere, ora a nostra insaputa è veramente così… BENVENUTO NELL’EUROZONA! E ben mi sta.
    In realtà, è vero il contrario!
    La spesa governativa forniva ulteriore reddito al settore non governativo, e ci permetteva
    di estinguere gli oneri fiscali senza dover dipendere dalle sole nostre forze e dalle sole esportazioni. .
    È chiaro che la spesa del governo doveva essere sufficiente per consentire che le tasse fossero pagate.
    La mia capacità di comprendere quale fosse lo strumento gestionale più importante mi furono precluse o nascoste già nel periodo scolastico. Non ricordo o perlomeno non fu data la giusta importanza alle questioni monetarie. Come potevo entrare da protagonista nella vita reale, senza avere un minimo di competenza sulle questioni macroeconomiche, vitali per la nostra sopravvivenza.
    Negli anni successivi, ho contribuito in maniera considerevole a distruggere inconsapevolmente lo strumento che ci permetteva di crearle, così impegnato a gestire una sorta di onnipotenza, cioè pensare e credere di essere l’unico plasmatore delle mie ricchezze.

    Siamo tutti noi utilizzatori di strumenti, l’economia e il sistema monetario sono strumenti. Provate ad immaginare un coltello, è uno strumento, come l’economia e il sistema monetario. In funzione di chi li usa possiamo avere risultati diversi. Sia il coltello, l’economia e il sistema monetario possono essere usati per ferire o per farvi gioire.
    Il coltello può essere usato per offendere, o per tagliare in armonia un pane; così l’economia e il sistema monetario possono essere usati per renderci felici o farci cadere in depressione o deflazione e non poter vivere una vita degna di essere vissuta.

    Per una questione di contabilità in uno Stato con propria moneta (sovrana, non convertibile, flottante) il debito pubblico viene contabilizzato nel passivo di bilancio dove sarà la posta attiva? La risposta è una sola! Nei nostri conti correnti, nelle scuole che frequentano i nostri figli, così come nei conti bancari degli insegnanti che li educano o dei bidelli che tengono in ordine la struttura oppure nelle strade e nei mezzi di trasporto che utilizziamo per recarci al lavoro o per il nostro svago, e in tutti i servizi sociali che ci troviamo in condizione di dover utilizzare, o che lo Stato vuole farci gestire per migliorare la qualità della nostra vita, così come offrirci opportunità di sviluppare le nostre doti artistiche, teatrali, musicali, sportive…

    Il valore di un prodotto a prescindere che sia alto o basso non è altro che una percezione, ed è determinato da fattori esterni riconducibili alla quantità di denaro in circolazione e sostanzialmente dalla nostra capacità di spesa.
    Se partiamo dall’assunto che il denaro non è altro che un sistema di misura pari al metro al chilo o al chilometro, possiamo dedurre che il valore non potrà mai essere il denaro, ma sempre e solamente il prodotto o il servizio che andiamo ad acquistare.

    SE CONSEGNI UN SOLDO AD UN BIMBO PER ACQUISTARE UN GHIACCIOLO QUALE SARA’ IL VALORE?
    CHIEDETELO AL BIMBO LUI LO SA GIA’.

    • ..giusto..infatti andrebbe tutto bene anzi meglio senza denaro….produttori e consumatori per diritto…ai voglia quanto lavoro…

    • Molto buona l’ analisi, magari un pò prolissa, meriterebbe un condensato per far capire le cose a chi magari percepisce la problematica ma poi si sfoga con inutili insulti a questa dannosa classe politica

  12. mi domando come si fa ad andare avanti visto che avendo 48 anni e trovo sempre più difficolta ad andare avanti visto che per me non ce lavoro da quando la fabbrica ci a messi fuori nel 2010

  13. Il vero volto deii bilderberg … Letta l’Italia non ti ha votato sei stato messo li da Napolitano e tu non puoi decidere un bel niente … questo e’un tuo sogno non 7l mio … NO EURO ! NO EUROZONA ! Il 22 maggio 2014 votate LQ COQLIZIONE EFP vogliamo uscire da questa europa di banchieri …

  14. NON TROVO PAROLE PER COMMENTARE.. se non ripensare a Marine Le Pen:

    “L’alibi della Crisi che avete creato, serve solo a sottomettere le Nazioni”

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