Lettere al Giornale “Morire per rinascere”

itGentile direttore,

con un certo dolore nel cuore io mi sento di dire che nel nostro morente paese sia necessario azzerare tutto, proprio tutto. Io desidero che l’Italia fallisca definitivamente per poi avere un nuovo progetto di ricostruzione.

Quando un malato grave soffre terribilmente, meglio che passi a miglior vita; quando una meravigliosa auto arriva alla fine, meglio cambiarla. Quando un’azienda sta fallendo, la si chiude e si cerca di crearne un’altra sana e florida. Quando la nostra casa sta per crollare, la abbattiamo e ne costruiamo una nuova. Credo che da salvare non ci sia più nulla. Non c’è un solo settore della vita pubblica, sociale ed economica rimasta da stimare con orgoglio. Abbiamo visto fallire o svendere all’estero i marchi più prestigiosi delle nostre industrie. Abbiamo visto la classe politica così incapace e disonesta da divorare un’intera nazione in due sole generazioni. Abbiamo un debito pubblico da paura e le tasse più alte del mondo. Abbiamo migliaia e migliaia di “ospiti” indesiderati che manteniamo senza avere le possibilità. Abbiamo migliaia e migliaia di detenuti stranieri che manteniamo senza avere le possibilità. Partecipiamo a costosissime ed inutili missioni estere senza avere le possibilità. Manteniamo un migliaio di incapaci parlamentari senza che nessuno li cacci giù dai loro scranni a pedate. L’Italia ha un passato remoto glorioso e unico al mondo, per arte e letteratura, per paesaggi e coste, per cibo e natura

. Il passato prossimo ha visto mafie e corruzioni e negligenze pubbliche rosicchiare, con l’avidità di ratti velenosi, tutto ciò che di buono avevamo. E infine il presente, che vede la nazione moribonda, su di un letto di morte, circondata da mille avvoltoi stranieri, da mille iene senza cuore. Lasciamo morire l’Italia e selezioniamo le persone migliori, i cervelli migliori, gli individui più capaci, le donne e gli uomini di buona volontà che hanno ancora una morale, un’etica comportamentale, un rispetto per la patria e per i meritevoli. Selezioniamo gli studenti degni di fare strada nel mondo del lavoro. Eliminiamo l’oligarchia delle banche, eliminiamo il finanziamento pubblico ai partiti, eliminiamo tutte ma proprio tutte le auto blu, le pensioni d’oro e le puttane dalle strade. Eliminiamo l’immigrazione passiva e inconcludente e parassita. Mandiamo a casa i 2/3 dei nostri detenuti, perché sono di altri paesi. Boicottiamo e combattiamo davvero la mafia e la corruzione.

Eliminiamo il potere di sindacati e cooperative “fasulle”. Agevoliamo il volontariato e premiamolo. Finanziamo la Sanità nobile e produttiva, quella che funziona. Diamo una mano a chi apre un’azienda e si impegna davvero per creare lavoro. Chi le scrive è un piccolo imprenditore che ormai guadagna poco più di un suo dipendente; un piccolo e umile imprenditore che ha in tanti anni creato decine di posti di lavoro senza mai ricevere un solo centesimo di incentivo dallo Stato. Un piccolo e umile e incazzato imprenditore che deve vedere Comuni  regalare soldi ai Rom e governi che donano pensioni a persone che non ne hanno i diritti.

Abbiamo una giustizia marcia e una delinquenza sempre in aumento, così come i suicidi. La qualità della vita  scivola sempre più in basso, oggi al 46° posto al mondo. La nostra produttività va peggio di Spagna e Grecia. Lasciamoci morire, ma poi si trasmetta quel patriottismo che non esiste dai tempi di d’Annunzio, si trasmetta quell’amore per il proprio paese fin dalle scuole medie, si insegni ai nostri ragazzi la dignità, la rettitudine, l’onestà, l’impegno e l’ingegno, la cultura e la passione. Si impedisca ad ognuno di noi di calpestare i propri sogni.

Marco Chierici



   

 

 

3 Commenti per “Lettere al Giornale “Morire per rinascere””

  1. Stimo e condivido la lettera scritta da Sig. Marco Chierici…
    Meglio morire e rinascere come la fenice, che restare inermi al degrado della ns. Italia

  2. E sul finire la lacrimuccia mi scese…quanta tristezza ho nel cuore per la mia amatissima nazione. Tentato un viaggio all’estero, sono tornato piangendo come un bambino, preferendo morire di fame col e nel mio paese, piuttosto che vivere dignitosamente guardandolo da lontano. Fosse solo per il sangue e le lotte dei miei antenati e della mia storia, morirò con te.

    • In tempi in cui tutti quanti incitano i giovani ad emigrare abbandonando la nave che affonda,quello di Alessandro è un grande gesto!!

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