Quando Grillo e Casaleggio erano favorevoli alla Tav

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Pallante, consulente del sindaco di Parma Pizzarotti, racconta lo stop del leader del M5S alla sua candidatura alle Regionali del Piemonte

Oggi Beppe Grillo è un No Tav convinto e accanito. Il suo blog è pieno di articoli contro l’Alta Velocità che dovrebbe collegare Torino con Lione passando per la Val di Susa eppure, quando ha avuto la possibilità di fare qualcosa contro la grande opera non l’ha fatto. A rivelarlo è Maurizio Pallante, 65 anni, il primo guru dei Cinque Stelle fatto fuori dallo stesso Grillo alle Regionali in Piemonte, in una intervista a Pubblico. Consulente del sindaco di Parma Pizzarotti, ambientalista e sostenitore della “decrescita felice”, ovvero di una economia dove il Pil non segni la dittatura dello sviluppo, ha collaborato con il leader dell’M5S, fin dall’inizio.

Poi la rottura: “E’ possibile che Casaleggio possa aver avuto un ruolo”. E a Federico Mello racconta: “Sono intervenuto al primo vDay del settembre 2007”, ma non a quello del 2008. Seppur invitato non lo fanno parlare. “Mi ero preparato sulle politiche amministrative e contro le grandi opere. Le due questioni hanno un legame molto stretto ed essendo a Torino non potevano non parlare della questione Tav. Però nessuno affrontò l’argomento e il mio intervento slittò fino a slittare. A quanto mi risulta venne fatto rimuovere anche uno striscione contro l’alta velocità”.

Tra i Cinque Stelle, fa notare Pubblico, gira voce che lo stop venne da Casaleggio: ai tempi curava la comunicazione di Di Pietro, ministro delle Infrastrutture, che fino a pochi giorni prima si era schierato a favore della Tav. “Può essere che sia andata così”, ammette Pallante che racconta poi da Grillo arrivò lo stop alla sua candidatura in Piemonte nel 2010. Se fosse stato eletto qualcosa contro l’Alta Velocità avrebbe potuto farla. Invece no, non fu possibile.

“Venne a trovarmi un gruppo di ragazzi delle realtà piemontesi”, dice l’ambientalista. “Avevano la stessa età dei miei figli e suscitarono in me una spinta etica a non abbandonarli. Ma visto che lo statuto del mio movimento non prevede nostre candidature dirette, presi tempo per riflettere. Organizzai un incontro con la mia associazione che mi lasciò libero di decidere. Poi mi chiamò Grillo” per dirgli che “lui preferiva portare dei giovani nelle istituzioni e che, vista la mia età, sarebbe stato meglio tenere il mio ruolo di suggeritore”. Quanto a Casaleggio, Pallante non si sbilancia: “L’ho visto una sola volta, ma so che è molto presente nel Movimento e che ha un rapporto privilegiato con Grillo. Eppure un partito che avrà il 20% dei voti, deve avere un gruppo dirigente più allargato”. Come dire, servirebbe più democrazia. 

liberoquotidiano  20/09/2012



   

 

 

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