Campagne italiane e lavoratori neri! Facciamo parlare i numeri

Ernesto Micetich

campi13 giu – Aveva ragione Sbarbaro quando diceva che le parole sono pietre, lo sono veramente, alcune soprattutto, colpiscono duramente i neuroni e paralizzano anche le piú normali attivitá mentali. Altre poi diventano addirittura dei fuochi artificiali e allora non solo impediscono di pensare bene, ma trascinano la persona in un caleidoscopico gorgo nel quale la  realtá oggettiva  svanisce nell’artificialitá di una fascinazione illusoria prodotta dalle immagini da loro evocate… Una di queste é sicuramente quella dei neri africani schiavizzati nelle nostre campagne.

É incredibile infatti come il sistema eurocida  nostrano,  cioé questa degenerata casta politica (e tutta la masnada di scondinzolanti servi che zompettano intorno a loro) incaricata del genocidio del popolo italiano (1), pur di addormentare le nostre intelligenze e farci divenire delle spente ombre di babbea accettazione dell’allogeno, abbiano addirittura, in un delirio demiurgico, riplasmato la realtá sociale del mondo agricolo italiano, facendolo sembrare una copia in miniatura del sud degli Stati Uniti dell’Ottocento. Eppure é cosí e addirittura un colto e acuto scrittore morto nel lontanissimo 1993 (nel 1995 gli stranieri nell’agricoltura erano appena 53000), scriveva nel suo “Quando l’Italia ci fa arrabbiare” che <<I pomidori in Campania vengono raccolti da algerini e senegalesi, senza di loro addio spaghetti all’amatriciana>> e la copertina del INEA (Istituto Nazionale di Economia Agraria) nel suo lavoro “Gli immigrati nell’agricoltura italiana” 2009 riproduce il volto di una giovane (sembra addirittura un’adolescente) ragazza nera.

Ma togliamoci di torno le illusioni di questi menzogneri parolai e vediamo la realtá, affidandoci ai numeri, nudi, crudi e implacabili.

Fonte: Secondo Rapporto annuale sul mercato del lavoro  degli immigrati  2012

Dove le menzogne cadono inesorabilmente:

Lavoratori nell’agricoltura: 1.036.113

Lavoratori extracomunitari: 128.778

Ecco qundi che tutta la litania sugli africani che si spezzano la schiena sulle cassette dei pomodori é pura menzogna. Nelle nostre campagne, la stragrande maggioranza dei lavoratori sono italiani ed europei comunitari. Gli extracomunitari sono un misero 12,4% e considerando che la loro percentuale é ora in aumento, si desume facilmente quanta menzogna ci fosse al tempo dei “pummarola”.

Ma non é tutto, andiamo a vedere chi sono gli extracomunitari, perché questi 128.778 non sono tutti neri africani. Analizziamo quindi i numeri che ci offre la lista delle prime dieci nazionalitá…

 Marocco: 23.487

 India: 23.257

 Albania: 22.744

 Tunisia: 10.978

 Macedonia: 6.859

 Senegal: 4.977

 Ucraina: 4.575

 Moldavia: 3937

 Pakistan: 3.139

 Cina: 2.127

… e facciamo il conto di chi veramente lavora nei campi…

Europei: (Albania Macedonia Ucraina Moldavia): 38.115

Asiatici: (India Pakistan, Cina): 28.523

Africa: (Marocco Tunisia Senegal): 39.442

Quindi tra le dieci nazionalitá maggiormente presenti (e che sommano tutte insieme 106.080 extracomunitari, cioé quasi la totalitá dei lavoratori stranieri) non si vedono grandi differenze numeriche tra gli extracomunitari europei e quelli africani (anche gli asiatici c’é da dire che sono ben rappresentati).

Quello che peró salta agli occhi é che delle nazioni africane nere, cioé subsahariane, appare il solo Senegal con un misero 4.977. Per il resto il continente africano é rappresentato da due nazioni non nere, quali la Tunisia e il Marocco. Se qualcuno avesse da obiettare, visto che ormai siamo pieni di deficienti in malafede, su questa mia osservazione della realtá razziale dei due paesi maghrebini voglio ricordare le parole di uno scrittore camerunense con cittadinanza italiana, Pierre Monkam e vicepresidente del “Movimento sviluppo e pace” fondato a Torino nel 1968, il quale, in uno scritto presentato alla conferenza internazionale “Conoscere il razzismo per combatterlo” che si é svolta a Roma nell’ottobre 1997 ci fa sapere che: <<In 30 anni di vita in Italia ho vissuto alcune fasi dell’attitudine degli italiani verso di noi “africani neri” (e insisto sui due concetti di “africani” e di “neri”). In sintesi, da una fase di “paternalismo” (che é sempre una manifestazione di razzismo, talvolta pesante) si é passati a un atteggiamento ostile verso gli extracomunitari, identificati tutti come “neri” (anche se la grande maggioranza degli africani in Italia non é costituita da “neri”, bensì da magrebini, quasi tutti di religione islamica>>. Pertanto, riprendendo proprio le sue parole, posso affermare che anche nelle nostre campagne la stragrande maggioranza degli immigrati non é nera nemmeno quando viene dall’Africa islamica. Ma allora perché se non sbaglio si vedono sempre e solo loro che creano incidenti, protestano rivendicano, manifestano…?

Fate inoltre caso a quello che dichiara Pierre Monkam: << ho vissuto alcune fasi dell’attitudine degli italiani verso di noi “africani neri”>> e sappiate che ha la cittadinanza italiana, é un “nuovo italiano”. Potete notare quanto si senta italiano… <<noi africani neri>> cosí si identificano collettivamente gli italiani?  

Nota:

1) E come dubitarne del resto quando l’esponente di una grande formazione politica, Bersani, dichiara (Libero 23 giugno 2012) che “La prima legge che faremo una volta al governo sarà quella sullo ius soli”? Quindi la prioritá non é il Paese allo sfascio, gli Italiani che fanno la fame e si suicidano, ma quello di regalare la nostra cittadinanza a milioni di stranieri stravolgendo cosí con un misero decreto la nostra identitá millenaria.

 



   

 

 

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