Per la Sanità in Calabria: poche cose semplici come ognuno fa a casa propria

di Armando Manocchia  –  Vi racconto l’ “economia domestica”  – spiegata a NON E’ L’ARENA  dal Colonnello dei Carabinieri Maurizio Bortoletti – che ha permesso di chiudere una perdita corrente di 500 euro al minuto, oltre 20 milioni di euro al mese, oltre 250 milioni di euro all’anno, oltre 830 milioni di euro nei 39 mesi precedenti.

Oggi Repubblica, “Nella terra di nessuno. Inchiesta sul collasso della sanità in Calabria”, dove “… la salute non è un diritto ma un favore …” (a cura di Carlo Bonini, con Alessia Candito, Tommaso Ciriaco, Giuliano Foschini, Giuseppe Smorto e un commento di Roberto Saviano), ci descrive, una volta di più, se ancora ce ne fosse bisogno, la disperata situazione economica, tecnica, gestionale, amministrativa, finanziaria in cui versa la sanità calabrese, con gli evidenti riflessi sul piano sociale.

Danni pagati quotidianamente dai cittadini.

Come la “… la vecchietta a 500 euro al mese di pensione minima – che ha ispirato l’azione del Colonnello Maurizio Bortoletti – che non ha exit, non ha voice, ma ha solo una loyalty, una fedeltà marcia e drogata verso chi concede come un favore ciò che un suo diritto…”, riprendendo le parole del Generale dei Carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa.

La situazione della Calabria (3,3 miliardi di euro di finanziamento per il Servizio sanitario regionale) è analoga a quella in cui versava l’ASL di Salerno (1,65 miliardi di euro di spesa sanitaria), con in più 11 anni di commissariamento che hanno prosciugato prima che le casse e, poi, le speranze dei tanti cittadini onesti.

Anzi, Salerno stava molto peggio della Calabria, vista la perdita corrente.

Come  è potuto accadere?

Dov’era chi doveva controllare e vigilare?

Perchè nessuno  intervenuto?

Domande rimaste senza risposta, in Calabria certamente, verosimilmente a Salerno, e’ parso di capire dalle parole del Colonnello Bortoletti.

Eppure l’equazione  è semplice: se prima a Salerno si perdeva quella cifra spaventevole e dopo 18 mesi non la si perdeva più, senza tagli lineari, senza chiudere nulla, senza togliere ancora qualcosa ai cittadini salernitani, quei soldi, quei 250 milioni di euro, come li possiamo chiamare?

Eppure  è bastato poco, spiega il colonnello Bortoletti: fare come a casa propria, con una straordinaria ordinarietà, ad esempio, senza comprare ciò che non  necessario, che non serve subito o quando si può fare altrimenti, e farlo solo quando ho i soldi disponibili, non a rate, a carico del contribuente.

Ora la situazione in Calabria è più complicata, ma, forse, in questo, farebbe comodo avere anche il “lato carabiniere” del colonnello, oltre che quello manageriale e umano, quello sintetizzato dalla parola “insieme”.

Come racconta, nei suoi 6 anni di lavoro in Calabria (4 a Vibo Valentia e quasi 2 a Reggio Calabria) e nei suoi 10 anni di insegnamento all’Università di Catanzaro, nessuno gli ha chiesto sconti, cortesie a futura memoria, soluzioni non lecite, cortesie a futura memoria.

Armando Manocchia

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