“Doccia-gate” a Palazzo Chigi, impedivano a Conte di fare pipì

di Franco Bechis – www.iltempo.it

Mi tocca raccontare da capo il “doccia-gate” di Giuseppe Conte per spiegare in parole semplici un lungo comunicato della presidenza del Consiglio dei ministri in risposta al nostro articolo di ieri sui lavori di ristrutturazione dell’appartamento del premier. Come ha scritto il nostro Alberto Di Majo, fornito di determine e di fatture dettagliatissime, l’appartamento privato di Conte dentro palazzo Chigi è stato ristrutturato blindando la porta di accesso e rifacendo in parte il bagno, grazie anche all’acquisto di una cabina doccia con otto getti di idromassaggi per una spesa complessiva di oltre 22 mila euro, Iva compresa. Quella doccia tipo Jacuzzi evidentemente crea imbarazzo al presidente del Consiglio perché pensa che nell’immaginazione popolare quella potrebbe essere in sé simbolo della casta. Conte si sbaglia: lo sarebbe stata avessimo scritto che la Jacuzzi con i soldi pubblici se l’era fatta fare Matteo Renzi.

Allora sai sui social quanti commenti grondanti indignazione da parte dei militanti 5 stelle e perfino dai portavoce. Ma trattandosi del loro beniamino, è santo qualsiasi cosa faccia: solo una doccia Jacuzzi? Poverino, bisognerebbe dargli una piazza intera con idromassaggi in ogni angolo. E gli insulti ce li siamo presi noi per non esserci occupati dei fatti nostri.

I militanti grillini sono così: assai meno obiettivi dei tifosi che ogni tanto criticano la loro squadra anche in pubblico, se gioca davvero male. Ma Conte è neofita: nel M5s non ha mai militato, e quindi non lo sa, e per questo doccia gate aveva i sudori freddi. Quindi ha lanciato subito la palla in tribuna, come si fa in questi casi: è colpa dei governi precedenti, gli otto getti pronti a massaggiarlo di prima mattina sono l’eredità sofferta da lui trovata da chi l’ha preceduto. Il poveretto ha semplicemente “acconsentito” alla posa di quella maledetta doccia e a tutti i lavori nell’appartamento privato. Solo che noi abbiamo la dichiarazione dei premier precedenti che assicurano di non sapere nulla di quei lavori, né di averli mai predisposti. E nelle fatture come nelle determine dei funzionari di palazzo Chigi che sono usi non mentire a differenza dei politici c’è scritto in date comprese fra fine ottobre e inizio novembre 2019 che i lavori nell’appartamento come la posa della doccia idromassaggio sono stati effettuati “per esigenze del presidente del Consiglio” che ci risulta essere proprio Conte.

Fattolo presente all’ufficio stampa della presidenza del Consiglio, ci è arrivata una integrazione al comunicato di chiarimento che cambia ancora una volta la versione dei fatti. La potete leggere integrale, ma la riassumo così, perché è assai grave. Iniziati i lavori nell’appartamento sempre per disposizione dei precedenti premier (che ostinatamente negano di averla data), il povero Conte è restato senza un posto degno di questo nome in cui espletare i suoi bisogni. Quasi un complotto: i perfidi premier precedenti con queste scelte stavano impedendo al loro successore una serena minzione. Hanno nei fatti impedito a Conte di fare pipì. Come non condividere questo dramma del premier? Mica poteva recarsi in caso di necessità nella toilette di un ministro senza portafoglio, o in quella di un semplice sottosegretario?

Capirete il potere di ricatto che avrebbero avuto gli infingardi: “Sì, Giuseppe, ti faccio fare pipì nel mio bagno privato, ma tu…”. Come avrebbe potuto piegarsi a quelle condizioni l’uomo che ha varato la spazzacorrotti? Impensabile. E andare a fare pipì nel bagno riservato ai funzionari, ai segretari, agli addetti delle anticamere? Ma avete presente che caduta di dignità del presidente del Consiglio? Non scherziamoci nemmeno. E allora non c’era proprio altra soluzione, ha ragione lui: per esigenze del presidente del Consiglio è stato requisito un bagno della plebe, e immediatamente ristrutturato per non contaminarsi. Ma in quel bagno c’erano solo un lavandino, un water e un bidet.

E, insomma, se uno al termine di un vertice infuocato avesse avuto bisogno di una bella rinfrescata? Ecco allora l’arrivo di un box doccia prefabbricato da installare lì alla bisogna: quello con gli otto getti di idromassaggio. Presidente, ora ci siamo: abbiamo capito il suo tormento e l’assoluta necessità di sventare il complotto di chi voleva buttarla fuori palazzo Chigi impedendole di fare pipì nel palazzo. Un solo consiglio: 3 mila euro per una doccia temporanea removibile, sia pure con idromassaggio, sono tantini. Se lei davvero è l’avvocato del popolo, lo faccia spendere un po’ meno. Si trovano on line docce idromassaggio più confortevoli della sua a un quinto del prezzo pagato. E l’avesse comprata questa settimana, avrebbe pure beneficiato degli sconti straordinari del Black Friday…

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