ONU: 200 milioni di donne hanno subito mutilazioni genitali

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Il Rapporto sullo stato della popolazione, Contro la mia volontà, che ogni anno redige l’Unfpa, il Fondo delle Nazioni unite per la popolazione, è chiaro nei numeri: solo nel 2020 ci sono ancora 4,1 milioni di donne e bambine che rischiano di subire una mutilazione genitale femminile (mgf) e entro il 2030 potrebbero essere 4,6 milioni.

Le campagne e le attività contro le mgf hanno permesso di ridurre il fenomeno in molti Paesi, ma dove la popolazione cresce rapidamente, aumenta anche la possibilità che le ragazze ne restino vittime. Si stima che le donne che hanno subito la pratica nel mondo siano circa 200 milioni in 31 Paesi. Le mutilazioni sono pratiche violente che non hanno nessuna base medica o terapeutica. I genitali esterni femminili vengono rimossi o parzialmente rimossi in bambine e ragazze fino a circa i 15 anni di età.



Ci sono Paesi in cui circa una adolescente su tre è vittima di queste pratiche, diffuse in alcune zone dell’Africa ma anche in Paesi come l’Iraq, lo Yemen, l’Indonesia. “Le donne tra i 15 e i 49 anni sottoposte a Mgf sono l’1% in Camerun e Uganda, mentre arrivano al 90% e oltre in Egitto, Guinea, Gibuti e Mali”, scrive l’Unfpa.

Il caso egiziano fotografa anche come il fenomeno sia più diffuso nelle zone povere e rurali rispetto ai centri urbani: il 90% delle donne che hanno subito una mutilazione genitale in Egitto risiede nelle aree di campagna, contro il 77% delle zone urbane. Lo stesso succede in Mauritania.

Le mutilazioni sono “una forma di violenza di genere approvata dalla società”, dice l’Unfpa, che nel rapporto però descrive anche come l’opposizione nel mondo a questa forma di violenza sia cresciuta. Negli ultimi 20 anni è raddoppiata la percentuale di donne e ragazze che vivono nei Paesi dove è più diffusa e che ne chiedono l’abolizione.

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