App che traccia gli Italiani, pericolosa anche per la sicurezza nazionale

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di Antonio Amorosi – – Non funzionerà mai se non con la coercizione. C’è chi è disposto a buttare il cellulare pur di non farsi tracciare. Chi non la scaricherà neanche con una dittatura. E chi sostiene che è solo pericolosa e non serve alla salute. Ma anche chi minimizza sostenendo che diamo già i nostri dati a Google, Amazon, ecc. E coloro che pur di uscire di casa sarebbero disposti anche a firmare una cambiale in bianco. Al di là delle valutazioni di principio sono però le carenze tecniche ad aprire scenari inquietanti soprattutto sul versante sicurezza nazionale.

La App si chiama “Immuni” ed è stata scelta dal governo italiano per il contact tracing, al fine di tracciare la diffusione del contagio Coronavirus. “Immuni” è stata valutata, dalla commissione tecnico-scientifica come la più convincente delle 319 proposte inviate. E’ stata sviluppata dalla società Bending Spoons, compagine societaria in cui vi è, oltre al salotto buono della finanza italiana, anche Nuo Capital, una holding di investimenti delle famiglie Pao e Cheng di Hong Kong, quindi siamo in Cina.



Il sistema di Bending Spoons funziona per i sistemi iOS e Android e dovrebbe predisporre la Fase 2 dell’emergenza. Per ora però si ignorano i principali meccanismi di funzionamento e quale sarà la gestione dei dati sensibili. “Per dare risultati minimamente significativi dovrà essere utilizzata almeno dal 60% della popolazione, come specificato dal Dr. Arcuri”, ha raccontato ad Affaritaliani Roberto Bacis della Advisors Milano che ha partecipato alla call ministeriale indetta da Invitalia

Già su questo fronte nascono i problemi più evidenti. – Il Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza, ha sollevato dubbi sullo strumento ed ha avviato un’indagine conoscitiva (neanche il garante della Privacy ha ancora espresso un parere). E con i cinesi dentro la compagine di Bending Spoons, asiatici ormai onnipresenti sulla scena nazionale e nelle parole del governo italiano, sono evidenti i problemi di sicurezza.

Il tema centrale resta la privacy che in questi casi è sicuramente a rischio visto che da qualche parte si dovrà associare lo stato di salute del cittadino e il suo numero di telefono al Coronavirus.

Il problema persiste sia che i dati vengano centralizzati, nelle mani dell’autorità sanitaria e dei governi, sia che con un sistema più sofisticato possa visualizzare i contagiati il singolo utente dello smartphone e in un campo di azione circoscritto. Una soluzione alternativa potrebbe essere quella di far cifrare i dati da un ente esterno ma il problema resta: da qualche parte dovrà esistere un archivio che associa il singolo cittadino, per milioni di noi, alla potenziale malattia.

“Tecnicamente vedo molte falle”, spiega Bacis, “quanti non possiedono uno smartphone e quanti lo tengono spento per non consumare la batteria? Ipotizziamo qualche milione. Poi la App richiede l’inserimento volontario dei dati. Per avere un’efficacia, visti anche i numeri di utilizzatori richiesti, la App di tracciamento dovrebbe essere ‘automatica’, quindi non richiedere l’inserimento volontario dei dati da parte dei cittadini, l’attivazione di sistemi di tracciamento, l’utilizzo di Smartphone e funzionare anche con vecchi cellulari. Poi andrebbero risolti i problemi di Privacy e Trasparenza anonimizzando nomi e cognomi che vengono cancellati alla fonte. Bisognerebbe fare perno sui dati di spostamento delle sim mobili, rilevati dalle celle degli operatori telefonici e i dati delle patologie dei cittadini, provenienti dai database dei medici di base, per fornire in tempo reale informazioni di prossimità. In questo modo il sistema consentirebbe di rilevare gli spostamenti delle patologie legate alle singole celle, mettendole a disposizione dei sistemi sanitari e degli utenti”.

Bacis: “Ora non dico di utilizzare la nostra tecnologia che avremmo già disponibile ma almeno di muoversi in questa direzione alternativa che dà più garanzie al cittadino ed è funzionale allo scopo di capire lo spostamento della malattia”.

Il problema però rimane, soprattutto perché abbiamo bisogno, affinché il sistema funzioni, di milioni di dati omogenei. Anche con dati anonimi, da qualche parte dovrà esserci un’archiviazione che associ una sim e un’identità al Covid. Una scelta simile rischia di eliminarci come cittadini buttando al macero le libertà che ci restano. Viene eliminata la privacy e i diritti dei cittadini.

E poi delle App che tracciano rendendo anonimi i dati sono concettualmente infattibili. A meno che non vengano criptati e resi non rintracciabili alla fonte. Cioè quando vengono inseriti. Ma che senso avrebbe farlo? Se il fine è sapere i contatti avuti? È come se volessimo fare un’assicurazione anonima. E chi viene tutelato se non si sa chi ne risponde quando avviene il malus?

www.affaritaliani.it



   

 

 

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