Fondazione Open, il tariffario: 100mila euro per parlare con Renzi

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Un ennesimo, grave segnale di allarme politico per l’ Italia in Libia. Ai margini del vertice Nato di Londra. Si allarga a macchia d’olio l’inchiesta della Procura di Firenze sulla fondazione “renziana” presieduta fino al 2018 (quando fu sciolta) proprio dall’avvocato Bianchi e di cui Marco Carrai – amico di Renzi – era membro del consiglio di amministrazione. I due, ora come ora, sono gli unici indagati dalle toghe gigliate per traffico di influenze.

Nel mirino dei magistrati – e della Guardia di Finanza – ci sono tutte quelle società che hanno finanziato le attività e le iniziative politiche del fu presidente del Consiglio, oltre che l’appuntamento della Leopolda.



Ora un nuovo capitolo, svelato da La Repubblica. Già, perché il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari scrive che nel fascicolo dell’inchiesta su Open, che tocca da vicino anche l’ex segretario del Partito Democratico, ci è finita anche la mail inviata agli imprenditori del cosiddetto “Giglio Magico” proprio dall’avvocato Bianchi, braccio destro del “rottamatore”. Rep, a tal proposito, scrive di “fondi in cambio di interlocuzioni col futuro premier”.

All’attenzione degli inquirenti il contenuto del personal computer di Bianchi. Sotto la lente di ingrandimento una email risalente al novembre 2013 firmata appunto Alberto (Bianchi) e Marco (Carrai) e indirizzata a imprenditori possibili finanziatori come Davide Serra, Vito Pertosa, Beniamino Gavio, Luigi Scordamaglia. “La fondazione – come scrivono i pubblici ministeri Luca Turco e Antonino Nastasi – ha necessità di reperire risorse e offre la possibilità di periodiche interlocuzioni con Renzi Matteo”, riporta Rep, citando le toghe, che parlano anche di “impegni reciproci”: “Supporto di 100 mila euro all’anno per cinque anni, sostegno di idee, suggerimenti, proposte per Matteo e per la Fondazione, interlocuzioni con Matteo sia dirette, sia tramite Alberto e Marco”.

Quindici giorni dopo quella mail, l’8 dicembre 2013, Matteo Renzi sarebbe diventato il segretario del Pd stravincendo le Primarie con il 67,55 dei voti, sbaragliando la concorrenza di Gianni Cuperlo e Giuseppe Civati.

Dunque, un'”ombra” che risponde al nome del Gruppo Toto (settore costruzioni). La società era appunto cliente di Bianchi e allo stesso tempo figurava tra i principali finanziatori di Open, oltre che degli allora “Comitati per il Sì” in vista del Referendum del 4 dicembre 2016 sulla riforma della Costituzione, bocciato dal 60% degli italiani.

Ecco, a proposito di Toto, i magistrati – scrive sempre Repubblica – sospettano una potenziale intromissione dell’avvocato Bianchi “nei percorsi normativi di tre importanti dossier sui tavoli del governo, tutti di grande interesse per il Gruppo, chiamato, dopo i terremoti dell’Aquila (2009) e di Amatrice (2016), a mettere in sicurezza antisismica le due autostrade A24 e A25”. Per un’operazione complessiva da 265 milioni di euro.

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